One Health 15 Gennaio 2026 15:50

One Health in oncologia: la nuova frontiera della prevenzione incontra la sfida dell’antimicrobico-resistenza

L’approccio One Health si propone come nuovo paradigma per affrontare le grandi sfide della sanità pubblica. Dalla seconda puntata di Health Serie di Homnya, un confronto tra esperti per unire ambiente, uomo e animali in una visione integrata della salute

di Marzia Caposio
One Health in oncologia: la nuova frontiera della prevenzione incontra la sfida dell’antimicrobico-resistenza

Unire ciò che la medicina tradizionalmente ha tenuto separato: ambiente, salute umana, salute animale. È questa la sfida dell’approccio One Health, un paradigma che si sta affermando anche in ambito oncologico e che oggi trova un punto di convergenza strategico con un’altra emergenza globale: l’antimicrobico-resistenza. È quanto emerso con chiarezza nella seconda puntata di Health Serie, il format di approfondimento scientifico promosso da Homnya. Un confronto ricco e multidisciplinare che ha visto come protagonisti Giuseppe Tonini, oncologo e promotore del One Health in oncologia clinica; Antonio Giordano, biologo molecolare e fondatore della Sbarro Health Research Organization; Nicola Petrosillo, infettivologo; e Antonio Battisti, esperto di sanità veterinaria e antibiotico-resistenza negli allevamenti.

Un nuovo volto per la prevenzione oncologica

In apertura di dibattito, Giuseppe Tonini ha delineato con chiarezza i vantaggi di una prevenzione oncologica integrata. “Smettere di guardare il tumore solo dal punto di vista biologico e iniziare a considerare anche ambiente, stili di vita, lavoro, farmaci, microbiota, organizzazione di servizi” significa offrire una prevenzione più personalizzata, precoce e comprensibile per il paziente. Ma i benefici si estendono anche al sistema sanitario, che può così evitare interventi tardivi e promuovere percorsi condivisi tra ospedale e territorio. L’approccio One Health, ha spiegato Tonini, obbliga a mettere in rete competenze diverse – oncologi, infettivologi, veterinari, nutrizionisti, igienisti – in un’ottica di ripristino della salute e integrità degli ecosistemi. Una visione, questa, che affonda le radici nei principi di Manhattan del 2004 e nei più recenti sviluppi internazionali sul concetto di salute globale.

Ambiente, DNA e oncogenesi: un legame profondo

A rafforzare questa impostazione, l’intervento di Antonio Giordano, che ha evidenziato come l’ambiente giochi un ruolo determinante nello sviluppo delle patologie oncologiche. “Il 90% delle patologie che affliggono l’umanità dipende dall’ambiente in cui viviamo”, ha affermato, sottolineando come esposizioni a sostanze cancerogene – come cloruro di vinile, amianto, metalli pesanti – possano innescare mutazioni nel DNA umano, animale e vegetale. Giordano ha poi introdotto un concetto innovativo: “piante e animali possono diventare vere e proprie sentinelle ambientali”, utili per il biomonitoraggio dei territori più esposti. La One Health, quindi, non è solo un modello teorico, ma uno strumento pratico per identificare e intervenire sui rischi oncologici prima che si manifestino.

Antibiotico-resistenza e cancro: un legame sottovalutato

Il legame tra infezioni resistenti e malattie oncologiche è stato approfondito da Nicola Petrosillo. “Gli antibiotici restano una componente cruciale nelle cure di supporto per i pazienti oncologici”, ha ricordato, evidenziando come questi pazienti siano tre volte più a rischio di morire per infezioni, soprattutto in seguito a trattamenti immunosoppressivi. La resistenza antimicrobica, dunque, non è solo una minaccia indipendente, ma un pericolo concreto anche per l’oncologia. In questo contesto, la stewardship antibiotica diventa uno strumento fondamentale per garantire trattamenti efficaci, ridurre eventi avversi e limitare l’impatto degli antibiotici sull’ecosistema e sul microbiota, spesso compromesso nei pazienti oncologici.

Filiera alimentare e antibiotici: le criticità nel mondo animale

Sul fronte veterinario, Antonio Battisti ha evidenziando progressi e criticità nell’uso degli antibiotici negli allevamenti. “Dal 2010 al 2023 si è passati da oltre 400 mg/kg a circa 150 mg/kg di biomassa allevata”, ha spiegato. Tuttavia, l’Italia resta tra i Paesi europei a maggiore consumo, con una media ancora lontana dai 75 mg/kg dell’Europa. Ridurre ulteriormente l’impatto richiede azioni mirate: biosicurezza, miglioramento delle infrastrutture, prevenzione vaccinale e interventi sul microbiota animale attraverso prebiotici e probiotici. “Ogni filiera ha le sue specificità”, ha ricordato Battisti, sottolineando l’importanza di strategie su misura e incentivi economici legati alla produzione a basso impatto antibiotico.

Ma come integrare concretamente la sorveglianza veterinaria con quella umana? Per Battisti la risposta sta nei sistemi armonizzati europei di monitoraggio: “Dal 2021 è obbligatorio il sequenziamento genomico degli agenti zoonotici resistenti, per confrontare i dati tra settore umano e animale”. Un lavoro già avviato dal Centro di Referenza Nazionale per l’Antibiotico-Resistenza, che pubblica annualmente report aggiornati in collaborazione con il Ministero della Salute e con le autorità europee. Uno strumento essenziale per capire come batteri zoonotici e commensali possano diventare un ponte tra animali e uomini, in un’ottica One Health.

Educare alla salute sistemica: una sfida formativa e culturale

A chiusura dell’incontro, Tonini che ha ribadito la necessità di rendere la visione One Health parte integrante della formazione sanitaria. “Bisogna iniziare già dalle scuole primarie – ha detto – ma è fondamentale agire anche nei corsi universitari, nelle scuole di specializzazione, nei master e nei dottorati”. Oltre all’insegnamento teorico, serve un’esperienza formativa concreta: “medici, veterinari, farmacisti, infermieri devono potersi confrontare insieme su casi reali, per imparare a leggere dati ambientali, interpretare la sorveglianza integrata e spiegare al paziente come ambiente e stili di vita influenzano la salute”.

In conclusione, quindi, la salute non è un fatto individuale, ma il risultato di un equilibrio complesso tra ecosistemi, comportamenti e politiche sanitarie. L’approccio One Health, oggi più che mai, rappresenta non solo un modello scientifico, ma una necessità operativa per affrontare i tumori e l’antimicrobico-resistenza come due facce della stessa sfida.

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
One Health

One Health in oncologia: la nuova frontiera della prevenzione incontra la sfida dell’antimicrobico-resistenza

L’approccio One Health si propone come nuovo paradigma per affrontare le grandi sfide della sanità pubblica. Dalla seconda puntata di Health Serie di Homnya, un confronto tra esperti per ...
di Marzia Caposio
Advocacy e Associazioni

ANGSA: legge Caregiver passo avanti importante ora superare le criticità 

Secondo l'Associazione la riforma, pur ponendo le basi per un riconoscimento normativo, sembra partire con il "freno tirato"
di Redazione
Nutri e Previeni

Prevenzione cardiovascolare: il ruolo dei nutraceutici nella gestione della dislipidemia lieve e moderata

Dai limiti degli esami negli under 40, all’uso mirato dei nutraceutici, passando per il valore della prevenzione primaria e l’importanza delle nuove linee guida ESC 2025: un quadro aggiorn...
di Marzia Caposio
Advocacy e Associazioni

Caregiver familiari, approvato il disegno di legge dal Consiglio dei Ministri

Tutele, riconoscimento e risorse per chi si prende cura dei propri cari
di Redazione
Advocacy e Associazioni

Terapie a rischio dopo i 12 anni? L’inchiesta di Sanità Informazione e il sondaggio Anffas

Dopo le segnalazioni di genitori riguardo all’interruzione delle terapie riabilitative per i figli con disabilità in adolescenza, raccolte da Sanità Informazione sui social media, ...
di Isabella Faggiano