Uno studio internazionale coordinato da Padova e Parigi dimostra che l’ecografia polmonare, già nei primi giorni di vita, può individuare i neonati prematuri destinati a sviluppare le forme più gravi di displasia broncopolmonare. Un passo decisivo verso una prevenzione precoce e terapie sempre più personalizzate
C’è un momento cruciale, nei primi giorni di vita dei neonati più fragili, in cui leggere correttamente i segnali dei polmoni può fare la differenza tra una malattia cronica e una prognosi migliore. È proprio in questa finestra temporale che si inserisce lo studio internazionale coordinato dall’Università di Padova e dall’Université Paris-Saclay, pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe, che apre nuove prospettive nella prevenzione della displasia broncopolmonare (Bpd), la più grave e frequente complicanza respiratoria dei nati molto prematuri. I protagonisti sono i cosiddetti “bambini piuma”: neonati estremamente pretermine, con un peso alla nascita inferiore al chilo, i cui polmoni immaturi li espongono a un rischio elevato di sviluppare una patologia cronica capace di condizionare la respirazione per tutta la vita. Finora, uno dei principali limiti nella gestione della Bpd era l’impossibilità di capire chi, tra questi bambini, sarebbe andato incontro alle forme più severe, quando ormai il danno polmonare era già in atto. Lo studio cambia questo paradigma
L’ecografia polmonare come “spia” precoce della malattia
Seguendo centinaia di neonati prematuri estremi nei primi giorni e nelle prime settimane di vita, i ricercatori hanno utilizzato l’ecografia polmonare quantitativa, una metodica non invasiva, rapida e facilmente eseguibile al letto del neonato. I risultati mostrano che già dal decimo giorno di vita alcuni bambini presentano una ridotta aerazione polmonare e parametri di ossigenazione alterati. Sono segnali precoci, ma tutt’altro che trascurabili: quei neonati sono gli stessi che, con il passare delle settimane, svilupperanno le forme moderate e gravi di displasia broncopolmonare. Inoltre, l’aerazione polmonare tende a peggiorare progressivamente nel tempo, delineando un profilo fisiopatologico specifico, invisibile alle attuali definizioni cliniche della Bpd, che si basano soprattutto sul fabbisogno di ossigeno a 36 settimane di età post-mestruale. “Si tratta di parametri semplici, non invasivi e ripetibili – spiegano gli autori – che consentono di capire molto presto quali neonati andranno incontro alle forme più severe della patologia”.
Dalla diagnosi precoce alle terapie su misura
La possibilità di individuare così precocemente i bambini a rischio apre scenari nuovi anche sul fronte terapeutico. Oggi la displasia broncopolmonare resta una condizione in gran parte priva di strumenti preventivi realmente efficaci, ma alcuni farmaci sono in fase avanzata di sperimentazione clinica, sia a Parigi sia a Padova. Molecole come IGF-1 e r-hu-SPD potrebbero essere utilizzate in modo più mirato proprio grazie all’ecografia polmonare, che permetterebbe di selezionare i neonati destinati a beneficiarne maggiormente. L’obiettivo è anticipare l’intervento, evitando trattamenti indiscriminati e puntando invece su una medicina sempre più personalizzata. In questa stessa direzione va anche la ricerca più innovativa, come lo studio di fase I sulle vescicole extracellulari, coordinato a Padova presso la Torre della Ricerca Pediatrica “Città della Speranza”, che mira a prevenire la Bpd intervenendo sui meccanismi biologici alla base del danno polmonare.
Una rete europea per cambiare la prognosi
Il lavoro pubblicato su Lancet è uno dei risultati della collaborazione siglata nel 2021 tra le università di Padova e Paris-Saclay, nell’ambito del Trattato del Quirinale tra Italia e Francia. Un’alleanza che mette insieme ricerca clinica, innovazione traslazionale e formazione dei giovani neonatologi, con un obiettivo comune: migliorare la prognosi a lungo termine dei neonati più vulnerabili. Il messaggio che emerge è chiaro: la displasia broncopolmonare non è un destino inevitabile. Riuscire a riconoscerne i segnali quando i danni non sono ancora irreversibili significa offrire ai “bambini piuma” una possibilità concreta di crescere con polmoni più sani e una migliore qualità di vita. E, in questo caso, tutto inizia da un’ecografia.
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