Per la prima volta in Europa è disponibile una terapia in grado di intervenire sul meccanismo autoimmune alla base del diabete di tipo 1, modificandone il decorso naturale prima dell’esordio clinico
La Commissione Europea ha approvato teplizumab per il ritardo della progressione allo stadio 3 del diabete di tipo 1 (T1D) in adulti e bambini dagli otto anni in su con T1D allo stadio 2. L’approvazione segue il parere positivo del Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) dell’EMA e si basa sui risultati dello studio registrativo di fase 2 TN-10.
Si tratta di un passaggio storico: teplizumab è la prima terapia modificante la malattia approvata nell’Unione Europea per il diabete di tipo 1 autoimmune.
Le evidenze cliniche: ritardare l’esordio clinico è possibile
Lo studio TN-10 (NCT01030861) ha dimostrato che un singolo ciclo di trattamento con teplizumab è in grado di ritardare l’insorgenza del T1D allo stadio 3 di una mediana di circa due anni rispetto al placebo, in soggetti con T1D allo stadio 2.
Al termine dello studio, la proporzione di pazienti che rimanevano nello stadio 2 era quasi doppia nel gruppo trattato rispetto al placebo (57% vs 28%). Un dato clinicamente rilevante, soprattutto se si considera il carico terapeutico e psicologico associato alla diagnosi di diabete clinico.
Il profilo di sicurezza è risultato coerente con quanto già osservato negli studi precedenti: gli eventi avversi più frequenti sono stati linfopenia transitoria (75% dei partecipanti) e rash cutaneo (36%), eventi attesi e generalmente reversibili.
Un cambio di paradigma nel trattamento del T1D
«Per la prima volta possiamo offrire ai pazienti e alle famiglie in Europa una terapia progettata per agire sul processo immunitario alla base del diabete di tipo 1», ha dichiarato Olivier Charmeil, Executive Vice President, General Medicines, Sanofi. «Teplizumab ha il potenziale di ritardare la progressione naturale della malattia e di preservare la funzione delle cellule beta».
L’obiettivo non è sostituire l’insulina, ma posticipare l’ingresso nello stadio clinico, guadagnando tempo prezioso in una fase della malattia in cui il paziente è ancora asintomatico.
Lo studio TN-10 in sintesi
TN-10 è uno studio randomizzato, controllato con placebo e in doppio cieco che ha arruolato 76 soggetti di età compresa tra 8 e 45 anni, tutti familiari di persone con T1D autoimmune e con criteri diagnostici di stadio 2 (almeno due autoanticorpi associati al T1D e disglicemia).
I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere un singolo ciclo di 14 giorni di teplizumab (n=44) o placebo (n=32).
I risultati hanno mostrato un tempo mediano alla diagnosi di 48,4 mesi nel gruppo teplizumab contro 24,4 mesi nel gruppo placebo. L’hazard ratio per la progressione a T1D clinico è stato 0,41 (IC 95%: 0,22–0,78; p=0,006).
Teplizumab: dove è già disponibile
Teplizumab (commercializzato come Tzield al di fuori dell’UE) è già approvato negli Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Cina, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait per la stessa indicazione.
A seguito della raccomandazione positiva del CHMP, Sanofi ha comunicato che non procederà con una seconda richiesta di indicazione per l’uso di teplizumab nel T1D allo stadio 3 di recente diagnosi. Ulteriori valutazioni regolatorie sono comunque in corso.
Un ripasso utile: gli stadi del diabete autoimmune di tipo 1
Il diabete di tipo 1 è una patologia autoimmune progressiva caratterizzata dalla distruzione delle cellule beta pancreatiche. La sua evoluzione è oggi descritta in quattro stadi:
È proprio nello stadio 2, finestra ancora presintomatica ma già biologicamente attiva, che l’intervento immunomodulante di teplizumab trova il suo razionale clinico