Salute 3 Dicembre 2025 13:10

Gravidanza, la vitamina D della mamma protegge i denti del bambino

Uno studio cinese su oltre 4mila coppie mamma-bambino conferma l’importanza della vitamina D durante la gestazione

di Isabella Faggiano
Gravidanza, la vitamina D della mamma protegge i denti del bambino

Le carie nei primi anni di vita, ovvero quelle che colpiscono i denti da latte (note come Early Childhood Caries-ECC,ndr) rappresentano una delle principali sfide per la salute orale infantile. Non colpiscono solo i denti, ma possono influenzare la masticazione, la crescita, l’aspetto estetico e persino il rendimento scolastico. Secondo uno studio pubblicato su JAMA Network Open, la vitamina D materna gioca un ruolo cruciale nello sviluppo dei denti dei bambini. In particolare, livelli adeguati di 25-idrossivitamina D durante la gravidanza sembrano ridurre significativamente il rischio di carie nei primi anni di vita.

L’incidenza della carie nei denti da latte

In Cina, oltre il 70% dei bambini di cinque anni mostra segni di carie, un dato che riflette una tendenza in crescita a livello globale. In Italia, come dimostrato da uno dei più recenti studi sull’argomento, pubblicato nel 2024 su European Journal of Paediatric Dentistry intitolato Prevalence and determinants of early childhood caries in Italy, la situazione è migliore, ma comunque allarmante. La ricerca ha stimato che circa l’8,2% dei bambini italiani tra 0 e 71 mesi presenta carie dei denti da latte (ECC). La prevalenza aumenta con l’età: si passa dal 2,9% nei più piccoli (0-23 mesi) al 6,2% tra i 24-47 mesi, fino al 14,7% nei bambini più grandi (48-71 mesi). Questi dati evidenziano, dunque, come il rischio di carie cresca progressivamente nei primi anni di vita.

Lo studio: oltre 4mila coppie mamma-bambino osservate

La ricerca, condotta dal Dipartimento di Salute Pubblica della Second Affiliated Hospital of Zhejiang University School of Medicine a Hangzhou, ha seguito 4.109 coppie madre-figlio. I ricercatori hanno monitorato i livelli di vitamina D delle mamme nei tre trimestri di gravidanza e confrontato i dati con lo sviluppo delle carie nei figli fino ai sei anni di età. I risultati mostrano che le madri con livelli più alti di vitamina D, soprattutto nel secondo e nel terzo trimestre, hanno figli con probabilità ridotte di sviluppare carie e con punteggi più bassi di dmft, l’indice che misura denti cariati, mancanti o otturati. Al contrario, la carenza materna di vitamina D era associata a un aumento delle carie infantili.

Perché la vitamina D è così importante

La vitamina D è fondamentale per la mineralizzazione di smalto e dentina. Durante la gravidanza, regola il metabolismo di calcio e fosfato e garantisce che i denti del feto si sviluppino correttamente. A livello cellulare, i recettori della vitamina D presenti negli ameloblasti e odontoblasti permettono la formazione di uno smalto più resistente. Non solo: la vitamina D ha anche un effetto immunomodulatore, aiutando l’organismo a contrastare i batteri responsabili delle carie. Studi recenti suggeriscono che può influenzare l’espressione dei geni coinvolti nello sviluppo dentale, rafforzando ulteriormente la protezione contro le infezioni e l’erosione dello smalto.

Implicazioni per la gravidanza e la salute dei bambini

Lo studio rafforza l’idea che la vitamina D dovrebbe essere monitorata e, se necessario, integrata già prima e durante la gravidanza. Garantire livelli adeguati di questa vitamina potrebbe ridurre in maniera significativa il rischio e la gravità delle carie nei bambini, con benefici a lungo termine sulla loro salute orale e generale. I ricercatori sottolineano però che l’integrazione deve essere personalizzata e accompagnata da controlli regolari, poiché la carenza di vitamina D è ancora molto diffusa a livello globale, nonostante le raccomandazioni internazionali. In conclusione, dallo studio si evince che mantenere livelli adeguati di vitamina D durante la gravidanza non tutela solo le ossa della madre, ma potrebbe essere una delle strategie più efficaci per proteggere i denti dei bambini fin dai primi anni di vita. Una scoperta che apre la strada a protocolli di screening e integrazione mirati, capaci di ridurre l’incidenza delle carie e migliorare la salute orale delle nuove generazioni.

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