L’allarme in una nuova ricerca pubblicata su Nature Cities, ma crescita compatta e pianificazione intelligente potrebbero invertire la rotta
Aprire un rubinetto e trovare acqua che scorre potrebbe diventare un vero e proprio privilegio per centinaia di milioni di persone nel mondo. A mettere in guardia su quanto questo bene primario possa scarseggiare sempre di più è una nuova ricerca, pubblicata su Nature Cities, frutto della collaborazione tra il Complexity Science Hub di Vienna e la Banca Mondiale. Lo studio analizza oltre cento metropoli tra Asia, Africa e America Latina e arriva a una conclusione drammatica: se l’espansione urbana continuerà a svilupparsi in modo disordinato, 220 milioni di persone potrebbero restare senza acqua corrente entro il 2050, e 190 milioni senza servizi fognari.
Perché la forma delle città conta davvero
Il tema non è solo quanto le città crescono, ma come lo fanno. L’espansione orizzontale, che estende i confini urbani e frammenta gli insediamenti, aumenta distanze e costi, complicando la distribuzione dei servizi essenziali. Quartieri lontani dal centro – come dimostrano realtà quali Nuova Delhi, Il Cairo o Bogotà – pagano tariffe idriche più elevate e registrano un accesso molto inferiore alle infrastrutture critiche rispetto alle zone più centrali. I ricercatori, guidati da Rafael Prieto-Curiel, hanno evidenziato che le famiglie in periferia arrivano ad affrontare costi dell’acqua fino al 75% più alti. Un divario che alimenta ingiustizie e vulnerabilità, proprio dove le popolazioni crescono più rapidamente.
I due indicatori-chiave: remoteness e sparseness
Lo studio introduce due indicatori chiave per leggere la struttura delle città: remoteness (distanza dal centro della città) e sparseness (quanto una città è “sparpagliata”, poco densa, con edifici lontani tra loro). In altre parole, questi due indicatori aiutano a capire quanto un luogo sia distante dal cuore urbano e quanto una città sia distribuita in modo irregolare. Dove questi valori aumentano, peggiorano anche reddito medio, qualità dei servizi e prossimità alle reti idriche. Come spiegato dagli autori nell’abstract dello studio, “molte città si stanno espandendo in aree con scarse precipitazioni e limitata capacità di trattenere l’acqua, diventando al tempo stesso più allungate e disperse. Le città più disperse presentano tariffe idriche più alte, minore prossimità alle infrastrutture critiche e un minore accesso ai servizi fognari e all’acqua potabile. Una crescita compatta potrebbe garantire acqua corrente a 220 milioni di persone in più e servizi fognari a 190 milioni”.
Il nodo dell’Africa urbana
Tra tutti i continenti, l’Africa è quello dove il fenomeno appare più urgente. Gli autori ricordano che la popolazione delle città africane potrebbe passare da 550 milioni nel 2018 a quasi 1,5 miliardi entro il 2050. Una crescita così rapida, se non accompagnata da una pianificazione adeguata, rischia di generare metropoli sempre più fragili, costose e incapaci di assicurare servizi basilari. Secondo gli studiosi, la strada più efficace passa dalla densificazione, non dalla dispersione. Città più compatte – con edifici più vicini e infrastrutture più concentrate – permettono di servire più persone a costi minori, amplificando l’efficienza delle reti idriche e fognarie. Non basta però aumentare la densità in modo indiscriminato: alcune baraccopoli densamente popolate, come Rocinha a Rio de Janeiro, mostrano che la sola vicinanza fisica non garantisce automaticamente servizi e qualità della vita. Per i ricercatori, dunque, servono “politiche di investimento, visione e infrastrutture adeguate”.
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