Nutri e Previeni 27 Novembre 2025 12:20

Cuore, l’alleanza “silenziosa” dei polifenoli: tè, caffè, frutti di bosco e olio d’oliva proteggono a lungo termine

Lo dimostra uno studio del King’s College London: per la prima volta i ricercatori hanno analizzato anche metaboliti urinari dei polifenoli, confermando i benefici su pressione, colesterolo e andamento del rischio cardiaco

di Isabella Faggiano
Cuore, l’alleanza “silenziosa” dei polifenoli: tè, caffè, frutti di bosco e olio d’oliva proteggono a lungo termine

A volte la prevenzione si nasconde nei gesti più semplici: una tazza di tè al mattino, la manciata di frutti di bosco aggiunta allo yogurt, l’olio d’oliva che profuma un’insalata. Scelte ripetute ogni giorno, quasi senza pensarci. Eppure, secondo una nuova ricerca del King’s College London, potrebbero essere proprio questi dettagli a costruire una protezione duratura per il cuore. Il segreto? I polifenoli, composti naturali presenti nelle piante. Antiossidanti potenti, alleati spesso silenziosi, ma fondamentali per la salute cardiovascolare.

Oltre 3mila adulti seguiti per più di un decennio

La ricerca, pubblicata su BMC Medicine, ha coinvolto oltre 3.100 adulti della coorte TwinsUK, seguiti per 11 anni. L’obiettivo: capire se un’alimentazione ricca di polifenoli potesse incidere sull’evoluzione del rischio cardiovascolare. Per farlo, i ricercatori hanno sviluppato un nuovo Polyphenol Dietary Score (PPS), capace di misurare l’assunzione di 20 alimenti tipici della dieta britannica ricchi di polifenoli, dal tè ai cereali integrali, dal caffè ai frutti di bosco, fino all’olio d’oliva, alle noci e al cacao. Il risultato è stato chiaro: chi seguiva in modo costante una dieta ricca di polifenoli aveva un rischio cardiovascolare significativamente più basso e valori più sani di pressione e colesterolo.

Una novità assoluta: i biomarcatori urinari che confermano i benefici

Per la prima volta, lo studio ha analizzato anche centinaia di metaboliti urinari, cioè le sostanze prodotte quando l’organismo scompone i polifenoli. I partecipanti con livelli più elevati di questi metaboliti – soprattutto quelli provenienti da flavonoidi e acidi fenolici – presentavano:

  • punteggi di rischio cardiovascolare più bassi,
  • valori più alti di HDL, il colesterolo “buono”,
  • e un andamento del rischio più stabile nel corso degli anni.

Un risultato importante perché conferma biologicamente, e non solo attraverso i questionari alimentari, che i polifenoli fanno davvero la differenza.

“Piccoli cambiamenti possono proteggere il cuore”

“I nostri risultati dimostrano che l’aderenza a lungo termine a diete ricche di polifenoli può rallentare in modo sostanziale l’aumento del rischio cardiovascolare con l’età”, spiega Ana Rodriguez-Mateos, autrice senior e docente di Nutrizione Umana al King’s College London. E aggiunge un messaggio chiave: “Anche piccoli e prolungati cambiamenti – una manciata di frutti di bosco, una tazza di tè o caffè, un po’ di frutta secca o di cereali integrali – possono contribuire a proteggere il cuore nel tempo”. Il primo autore, Yong Li, ribadisce: “Questi composti vegetali sono ovunque; integrarli nella dieta è un modo semplice e accessibile per supportare la salute cardiovascolare”.

Una protezione che cresce negli anni

Gli autori sottolineano che il rischio cardiovascolare aumenta naturalmente con l’età. Eppure, nei partecipanti che consumavano più polifenoli, questa crescita era decisamente più lenta. Non un effetto immediato, quindi, ma una traiettoria diversa nel lungo periodo. È questa la forza dei polifenoli: non agiscono come un farmaco, ma come un’abitudine che si consolida e protegge. La lezione della ricerca: la prevenzione si costruisce a tavola. Lo studio apre la strada a nuovi interventi nutrizionali e rafforza l’idea che la prevenzione cardiovascolare non si giochi solo nello studio del cardiologo, ma anche tra gli scaffali del supermercato e nella routine quotidiana. Una dieta ricca di polifenoli, spiegano i ricercatori, è una strategia semplice, sostenibile e alla portata di tutti per ridurre il rischio cardiaco nel tempo.

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