Salute 6 Ottobre 2025 11:04

Una Tac programmata può ridurre gli infarti dopo lo stent coronarico

Uno studio della Cardiologia dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino su 600 pazienti ha dimostrato che la Tac coronarica di controllo riduce in modo significativo il rischio di infarto nel follow-up
Una Tac programmata può ridurre gli infarti dopo lo stent coronarico

Eseguire una Tac programmata, sei mesi dopo un intervento di stent coronarico, può ridurre in modo significativo il rischio infarto. Almeno questo è quanto emerso dallo studio Pulse, condotto dalla Cardiologia dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino su 600 pazienti sottoposti ad angioplastica e posizionamento di stent sulla principale arteria del cuore, il tronco comune coronarico. Oggi, in questi casi, i controlli dopo l’intervento variano molto da centro a centro.

Strategie post-intervento a confronto

Lo studio ha confrontato due strategie post-intervento:

  1. controllo clinico tradizionale: visita cardiologica e valutazione dei sintomi.
  2. controllo con TAC coronarica: un esame non invasivo che “fotografa” le coronarie, eseguito a 6 mesi dall’intervento.

I risultati, pubblicati sul Journal of the American College of Cardiology (JACC), mostrano che un controllo di routine con TAC coronarica non riduce la mortalità, ma diminuisce in modo significativo il rischio di infarto miocardico nei 18 mesi successivi rispetto al solo follow-up basato sui sintomi.

Il ruolo chiave della Tac coronarica nel ridurre nuovi episodi di ischemia

“Il controllo di routine con Tac coronarica non riduce le morti in questi pazienti, ma permette di diminuire in modo significativo il rischio di infarto nei 18 mesi successivi”, commentano Fabrizio D’Ascenzo e Ovidio De Filippo della Cardiologia dell’ospedale Molinette di Torino. “La valutazione clinica – dichiara Gaetano Maria De Ferrari, direttore della Cardiologia universitaria della Città della Salute e della Scienza di Torino – rimane imprescindibile nei pazienti sottoposti ad angioplastica di una zona così critica come il tronco comune coronarico. Lo studio apre la strada ad un ruolo importante per la Tac coronarica nel ridurre il rischio di nuovi episodi di ischemia. Sarà comunque il cardiologo a personalizzare il tipo di follow-up più idoneo per ogni paziente”.

Che cosa cambia dopo lo studio per i pazienti

I risultati dello studio possono portare a cambiamenti nella pratica clinica. Una Tac coronarica a 6 mesi dopo un’angioplastica, può, in pazienti selezionati, intercettare problemi prima che diano sintomi e ridurre il rischio di infarto. Senza però sostituire la visita medica. La scelta finale spetta allo specialista, in base alla storia clinica del singolo paziente.

 

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