One Health 11 Settembre 2025 17:48

Candida auris, Ecdc: “L’Italia tra i Paesi più colpiti dal fungo killer”

La Candida auris, fungo farmacoresistente, sta diffondendosi rapidamente negli ospedali europei. Secondo l’ultimo report dell’Ecdc, in dieci anni sono stati registrati oltre 4mila casi, con un picco nel 2023
Candida auris, Ecdc: “L’Italia tra i Paesi più colpiti dal fungo killer”

È “una seria minaccia per i pazienti e i sistemi sanitari” e si sta “diffondendo rapidamente” negli ospedali europei. È la Candidozyma auris, già nota come Candida auris, fungo spesso resistente agli antimicotici, capace di causare gravi infezioni nei pazienti più vulnerabili. Tra il 2013 e il 2023, i Paesi Ue e dello Spazio economico europeo hanno registrato oltre 4mila casi, con un aumento significativo nell’ultimo anno monitorato: 1.346 infezioni confermate da 18 Paesi solo nel 2023, il numero più alto da quando il fungo è stato segnalato in Europa nel 2014. “Il numero di casi è in aumento, le epidemie stanno aumentando di portata e diversi Paesi segnalano una trasmissione locale in corso”, sottolinea l’Ecdc, che evidenzia l’importanza della diagnosi precoce e del controllo della trasmissione per evitare una rapida diffusione su larga scala.

L’Italia tra i più colpiti: Spagna, Grecia e Romania sul podio

L’Italia figura tra i cinque Paesi più colpiti in Europa, risultando terza per numero di segnalazioni con 712 casi. In testa la Spagna (1.807 casi), seguita dalla Grecia (852) e poi Romania (404) e Germania (120). Secondo Diamantis Plachouras, responsabile della Sezione resistenza antimicrobica e infezioni correlate all’assistenza sanitaria dell’Ecdc, “C. auris si è diffusa nel giro di pochi anni, passando da casi isolati a una diffusione capillare in alcuni Paesi. Questo dimostra la rapidità con cui può insediarsi negli ospedali. Ma questo non è inevitabile: la diagnosi precoce e un controllo rapido e coordinato delle infezioni possono prevenire un’ulteriore trasmissione”. Recenti epidemie sono state segnalate a Cipro, Francia e Germania, mentre Grecia, Italia, Romania e Spagna hanno dichiarato di non essere più in grado di distinguere focolai specifici a causa dell’ampia diffusione regionale o nazionale.

Sorveglianza e laboratori: lacune da colmare

Nonostante l’aumento dei casi, molti Paesi mostrano ancora gravi lacune: solo 17 dei 36 Stati partecipanti dispongono di un sistema di sorveglianza nazionale per C. auris e solo 15 hanno linee guida specifiche per la prevenzione e il controllo delle infezioni. “Sebbene il numero di infezioni da C. auris sia in netto aumento, in assenza di una sorveglianza sistematica e di una segnalazione obbligatoria, la reale portata del problema è probabilmente sottostimata”, avverte l’Ecdc. Dal lato positivo, la capacità di laboratorio risulta più solida: 29 Paesi segnalano l’accesso a un laboratorio di riferimento o specializzato in micologia e 23 offrono test di riferimento per gli ospedali, strumenti essenziali per individuare rapidamente i casi e contenere la diffusione.

Intervento urgente e prevenzione

L’Ecdc ribadisce l’urgenza di agire: “Supportare gli Stati membri nel migliorare la loro preparazione e le capacità di risposta tempestiva è fondamentale per prevenire o contenere le epidemie di C. auris e impedirne l’ulteriore trasmissione”. Il fungo rappresenta una sfida complessa: si diffonde facilmente su superfici e apparecchiature mediche, resiste ai farmaci e colpisce soprattutto pazienti fragili. L’allarme lanciato dall’Ecdc evidenzia come la combinazione tra diagnosi precoce, protocolli di controllo rigorosi e coordinamento europeo sia l’unica arma efficace per limitare l’avanzata di questo super fungo.

 

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