Riprende la pubblicazione del bollettino settimanale dell'Istituto superiore di sanità. Segnalati anche 3 casi di virus Usutu. Il virus circola in 47 province appartenenti a 12 Regioni
Riparte il monitoraggio settimanale del West Nile virus in Italia. Il primo bollettino della stagione 2026 dell’Istituto superiore di sanità (Iss), aggiornato al 28 luglio, fotografa una situazione epidemiologica sostanzialmente sovrapponibile a quella dello scorso anno: 84 casi confermati di infezione nell’uomo, di cui 37 forme neuro-invasive, 27 casi febbrili, 19 infezioni asintomatiche individuate nei donatori di sangue e un caso sintomatico. Tra i casi confermati sono stati registrati due decessi, uno dei quali relativo a un caso importato dalle Maldive. Nello stesso periodo sono stati inoltre notificati tre casi di infezione da virus Usutu, tutti in Lombardia.
Quasi la metà dei casi è rappresentata dalle forme neuro-invasive
Le forme neuro-invasive, le manifestazioni cliniche più gravi dell’infezione, rappresentano poco meno della metà dei casi confermati. Nel conteggio rientra un caso importato dalle Maldive, mentre per un altro paziente è ancora in corso l’accertamento del luogo di probabile esposizione. Accanto ai casi clinici, il sistema di sorveglianza ha identificato anche 19 infezioni asintomatiche attraverso i controlli effettuati sui donatori di sangue, a conferma del ruolo fondamentale dello screening trasfusionale nell’intercettare infezioni che altrimenti rimarrebbero non diagnosticate.
Il virus circola in 47 province di 12 Regioni
La circolazione del West Nile virus interessa ormai 47 province distribuite in 12 Regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Sicilia e Sardegna. Il quadro conferma un’ampia diffusione del virus sul territorio nazionale, soprattutto nelle aree già considerate endemiche. Dal dettaglio provinciale emerge che il maggior numero di casi confermati è stato registrato in Lombardia (26), seguita da Piemonte e Veneto (13 ciascuna), Emilia-Romagna (12), Lazio (10) e Campania (5).
Numeri in linea con quelli dello scorso anno
Secondo l’Iss, l’andamento epidemiologico osservato finora non si discosta da quello registrato nel 2025. Nello stesso periodo dello scorso anno, infatti, erano stati notificati 89 casi confermati, di cui 40 nella forma neuro-invasiva, un dato che conferma come la stagione 2026 si stia sviluppando, almeno sotto il profilo numerico, su livelli analoghi.
Come funziona la sorveglianza
In Italia la sorveglianza epidemiologica dei casi umani di West Nile virus rientra nel Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi ed è organizzata secondo un modello di sorveglianza integrata che mette insieme il monitoraggio umano, veterinario ed entomologico. L’obiettivo è individuare precocemente la circolazione del virus e attivare tempestivamente le misure di prevenzione, comprese quelle necessarie a garantire la sicurezza di trasfusioni e trapianti. Le attività di sorveglianza vengono svolte tutto l’anno sull’intero territorio nazionale per i casi importati e autoctoni e sono rafforzate, da maggio a novembre, nelle aree considerate endemiche. Il coordinamento nazionale è affidato all’Istituto superiore di sanità e al Ministero della Salute, mentre le Regioni raccolgono e trasmettono i dati alla piattaforma nazionale delle arbovirosi. I bollettini vengono pubblicati con cadenza settimanale e i dati possono essere aggiornati nelle settimane successive sulla base delle verifiche epidemiologiche e del consolidamento delle segnalazioni regionali.
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