Salute 24 Luglio 2026 09:44

Vivere in un quartiere rumoroso può aumentare il rischio di Parkinson

Il rumore del traffico non incide solo sulla qualità della vita. Un ampio studio danese indica che l'esposizione prolungata potrebbe favorire lo sviluppo del morbo di Parkinson, evidenziando un possibile fattore di rischio prevenibile.

di Arnaldo Iodice
Vivere in un quartiere rumoroso può aumentare il rischio di Parkinson

Vivere per molti anni in un quartiere esposto al rumore del traffico potrebbe aumentare il rischio di sviluppare il morbo di Parkinson. È quanto emerge da un ampio studio danese pubblicato su JAMA Neurology, che ha seguito oltre 3 milioni di residenti di età pari o superiore ai 40 anni per un periodo di circa 18 anni. Durante il follow-up, 20.587 partecipanti hanno ricevuto una diagnosi di Parkinson. I ricercatori hanno ricostruito l’esposizione al rumore del traffico di ogni abitazione utilizzando modelli scientifici che hanno stimato i livelli acustici dal 1990, considerando sia il lato dell’edificio più esposto alla strada sia quello più silenzioso.

L’analisi ha mostrato che una maggiore esposizione cronica al rumore residenziale era associata a un incremento del rischio di sviluppare la malattia. L’associazione è rimasta significativa anche dopo aver corretto i risultati per fattori come età, sesso, reddito e inquinamento atmosferico, suggerendo un possibile ruolo indipendente del rumore come fattore di rischio ambientale.

Perché il rumore potrebbe influenzare il cervello

Il morbo di Parkinson è la seconda malattia neurodegenerativa più diffusa al mondo e interessa oltre 8,5 milioni di persone. È caratterizzato dalla progressiva perdita dei neuroni che producono dopamina, con conseguenze sul controllo dei movimenti, ma anche su memoria, linguaggio e altre funzioni cognitive. Le cause sono multifattoriali e comprendono predisposizione genetica e fattori ambientali. Negli ultimi anni la ricerca si è concentrata sempre più su elementi modificabili, cioè esposizioni che potrebbero essere ridotte per diminuire il rischio di malattia.

Tra queste figura il rumore del traffico, già associato in precedenza a disturbi cardiovascolari, del sonno e della salute mentale. Gli autori dello studio ipotizzano che l’esposizione cronica al rumore possa favorire processi biologici come stress persistente, alterazioni del sonno e infiammazione sistemica, tutti meccanismi che potrebbero contribuire al danno delle cellule nervose coinvolte nel Parkinson.

Per rendere le stime il più possibile accurate, gli studiosi non si sono basati su questionari, ma hanno calcolato i livelli di rumore per ciascun indirizzo di residenza, aggiornandoli anche nei casi di trasferimento. Le diagnosi di Parkinson sono invece state identificate attraverso il Registro Nazionale dei Pazienti danese, consentendo di analizzare il rapporto tra esposizione sonora e comparsa della malattia su una popolazione molto ampia.

Un lato della casa più silenzioso può fare la differenza

L’analisi quantitativa ha evidenziato che ogni aumento di 11,5 decibel sul lato dell’abitazione più esposto al traffico era associato a un incremento del 3% del rischio di Parkinson. L’associazione risultava ancora più marcata sul lato più silenzioso della casa, dove un aumento di 8,9 decibel corrispondeva a un rischio superiore del 4%. Inoltre, tra le persone esposte a livelli di rumore superiori a 50 decibel, avere un lato dell’abitazione almeno 10 decibel più silenzioso rispetto a quello affacciato sulla strada era associato a un rischio inferiore di sviluppare la malattia.

Implicazioni per la prevenzione e la progettazione urbana

Lo studio non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto, ma rafforza l’ipotesi che il rumore del traffico rappresenti un fattore ambientale potenzialmente modificabile nella comparsa del morbo di Parkinson. Se questi risultati saranno confermati da ulteriori ricerche, la riduzione dell’esposizione al rumore potrebbe entrare a far parte delle strategie di prevenzione insieme ad altri interventi sulla qualità dell’ambiente urbano. Le evidenze suggeriscono anche possibili ricadute pratiche per urbanisti e progettisti: realizzare edifici con camere da letto e ambienti destinati al riposo sul lato più protetto dal traffico, aumentare le barriere naturali contro il rumore e pianificare quartieri meno esposti ai flussi veicolari potrebbero contribuire non solo a migliorare il comfort abitativo, ma anche a ridurre gli effetti sulla salute nel lungo periodo.

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