Al via ad aprile la Fase I del primo vaccino sviluppato in Giappone. Un approccio innovativo che sfrutta il virus del morbillo come vettore. Gli esperti: “Un passo decisivo per la prevenzione delle zoonosi emergenti”
Il virus Nipah è da anni sotto osservazione degli epidemiologi, ma i recenti focolai registrati in India hanno riacceso l’allarme nel Sud-Est Asiatico. Si tratta di un patogeno altamente letale, trasmesso dagli animali all’uomo, per il quale finora non esistevano né vaccini né terapie specifiche. Ora, però, la ricerca prova a giocare d’anticipo: un team dell’Università di Tokyo ha annunciato l’avvio della sperimentazione clinica del primo vaccino anti-Nipah, segnando una possibile svolta nella lotta alle malattie infettive emergenti.
Cos’è il virus Nipah e perché preoccupa
Il virus Nipah è un patogeno zoonotico identificato per la prima volta nel 1999 in Malesia. Appartiene alla famiglia dei Paramyxovirus ed è considerato dall’Organizzazione mondiale della sanità una delle principali minacce emergenti per la salute globale. La sua pericolosità è legata soprattutto a due fattori: l’elevata letalità e la capacità di compiere il salto di specie dagli animali all’uomo.
I pipistrelli della frutta sono il principale serbatoio naturale del virus. Il contagio può avvenire attraverso il contatto diretto con animali infetti o con alimenti contaminati, come frutta o linfa di palma cruda. In diversi focolai è stata documentata anche la trasmissione interumana, in particolare in ambito familiare e sanitario, tramite contatto stretto e fluidi corporei.
Dopo un periodo di incubazione che può variare da pochi giorni a diverse settimane, l’infezione può causare febbre, sintomi respiratori e gravi complicanze neurologiche, fino all’encefalite. In assenza di cure specifiche, il tasso di mortalità stimato oscilla tra il 40% e il 75%, rendendo ogni focolaio un potenziale evento critico per la sanità pubblica.
Un virus ad alta mortalità e senza cure
Ad oggi non esistono farmaci antivirali specifici né vaccini autorizzati contro il Nipah. Le cure disponibili sono esclusivamente di supporto e mirate ad alleviare i sintomi più gravi. Questo rende la prevenzione l’unica vera arma per contenere la diffusione del virus e limitare l’impatto dei focolai. Proprio questa assenza di strumenti terapeutici ha spinto la comunità scientifica internazionale a considerare Nipah una priorità di ricerca, inserendolo tra i patogeni ad alto rischio pandemico.
Il vaccino giapponese: come funziona
Il candidato vaccino sviluppato dall’Università di Tokyo si basa su una piattaforma già conosciuta. Come spiega l’infettivologo Matteo Bassetti, il preparato utilizza il virus del morbillo come vettore, all’interno del quale viene inserita una porzione del materiale genetico del virus Nipah. In questo modo il sistema immunitario viene stimolato a riconoscere Nipah attraverso un meccanismo simile a quello del vaccino anti-morbillo, con il vantaggio di partire da una tecnologia già ampiamente testata e con un profilo di sicurezza noto.
Dalla sperimentazione animale ai test sull’uomo
Il vaccino è stato già sperimentato sugli animali, mostrando una risposta immunitaria promettente. La Fase I della sperimentazione clinica inizierà ad aprile in Belgio e coinvolgerà 60 volontari, con l’obiettivo di valutare la sicurezza del vaccino. La Fase II, prevista a partire da dicembre, interesserà circa 300 persone tra i 18 e i 55 anni in Bangladesh, uno dei Paesi più esposti al virus, e sarà condotta con la collaborazione dell’Università di Oxford.
Un modello per le future emergenze sanitarie
Secondo Bassetti, questo progetto rappresenta un esempio concreto di medicina che anticipa le crisi. Sviluppare un vaccino prima che un virus si diffonda su larga scala significa ridurre il rischio di nuove emergenze sanitarie globali, soprattutto in un contesto segnato dall’aumento delle zoonosi legate ai cambiamenti ambientali. La ricerca sul Nipah potrebbe così diventare un modello replicabile per affrontare altre minacce infettive emergenti.
La medicina che guarda avanti
L’avvio dei test clinici del primo vaccino anti-Nipah conferma come la ricerca scientifica stia puntando sempre più sulla prevenzione. Anticipare il virus, anziché inseguirlo, è oggi una delle sfide centrali della sanità globale. Se i risultati delle sperimentazioni saranno confermati, il vaccino potrebbe rappresentare un passo decisivo non solo contro Nipah, ma anche nel modo di affrontare le epidemie del futuro.