Uno studio su 65.000 adulti mostra che sostituire la TV con attività fisica o dinamica abbassa il rischio di depressione fino al 43%, soprattutto nella mezza età.
A volte la prevenzione non richiede rivoluzioni, ma scelte minime e ripetute ogni giorno. È questo il messaggio che emerge da un ampio studio olandese che ha seguito oltre 65.000 adulti per quattro anni, mostrando come un semplice cambiamento nelle abitudini quotidiane possa incidere in modo concreto sulla salute mentale. Sostituire anche solo un’ora al giorno di televisione con un’attività più attiva (come camminare, fare sport, dormire meglio o dedicarsi a hobby dinamici) riduce il rischio di sviluppare una depressione maggiore dell’11%. La percentuale cresce progressivamente con l’aumentare del tempo “recuperato” dalla sedentarietà: con 90 minuti si sfiora il 26%, con due ore i benefici diventano ancora più marcati.
Non si tratta solo di “fare più movimento”, ma di interrompere un comportamento passivo prolungato, come restare seduti davanti a uno schermo per ore. La televisione, spesso vissuta come relax, in realtà favorisce isolamento, inattività fisica e minore stimolazione cognitiva. Al contrario, attività anche leggere mantengono il corpo in moto, stimolano la socialità e aumentano la produzione di sostanze neurochimiche legate al benessere, come endorfine e serotonina. Il risultato è un effetto protettivo che, accumulato nel tempo, può diventare decisivo.
La mezza età è il momento chiave
La ricerca è stata pubblicata su European Psychiatry per conto della European Psychiatric Association, con Rosa Palazuelos-González dell’Università di Groninga come autrice principale.
Il dato più interessante dello studio riguarda la fascia d’età in cui il beneficio si fa davvero evidente: la mezza età. Proprio tra i 40 e i 60 anni, quando stress lavorativo, responsabilità familiari e stanchezza cronica tendono ad accumularsi, ridurre il tempo davanti alla TV sembra avere l’impatto più forte. In questo gruppo, sostituire 60 minuti di televisione con altre attività abbassa il rischio di depressione di quasi il 19%. Con 90 minuti si arriva a una riduzione del 29%, mentre due ore portano addirittura a un calo del 43%. Numeri che, in ambito preventivo, sono rari e difficili da ignorare.
Non tutte le attività, però, hanno lo stesso peso. Lo sport risulta di gran lunga il più efficace: anche solo 30 minuti al giorno riducono il rischio del 18%. Seguono attività fisiche svolte al lavoro o a scuola, gli spostamenti attivi come camminare o andare in bicicletta, le attività ricreative e perfino il sonno. Curiosamente, sostituire la TV con sole faccende domestiche non produce benefici significativi, segno che il corpo ha bisogno di uno stimolo più intenso o coinvolgente.
Questo suggerisce una lezione pratica: non basta “tenersi occupati”, serve muoversi davvero. L’attività fisica migliora la circolazione cerebrale, riduce l’infiammazione e regola l’umore, creando una base biologica più solida contro la depressione. In una fase della vita spesso segnata da sedentarietà e routine rigide, inserire movimento diventa una vera strategia di protezione psicologica.
Giovani e anziani: perché gli effetti cambiano con l’età
Lo studio ha evidenziato differenze interessanti anche agli estremi dell’età. Tra i giovani adulti, ridurre il tempo davanti alla TV non ha prodotto cambiamenti significativi nel rischio di depressione. I ricercatori ipotizzano che questo gruppo sia già mediamente più attivo dal punto di vista fisico e sociale, superando quindi la soglia minima di movimento necessaria a proteggere l’umore. In altre parole, il beneficio aggiuntivo è limitato perché la base di partenza è già buona.
Negli anziani, invece, gli effetti sono più contenuti, con un’unica eccezione: lo sport. Solo l’attività fisica strutturata ha mostrato un miglioramento misurabile. Questo indica che, con l’avanzare dell’età, servono stimoli più mirati per influenzare la salute mentale.
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