Salute 29 Luglio 2026 12:14

Una routine quotidiana regolare può ridurre dolore e depressione, lo studio

Una ricerca dell'Università del Missouri mostra che mantenere orari costanti per sonno, pasti e attività quotidiane è associato a minori livelli di dolore fisico e sintomi depressivi, anche negli anziani con insonnia.

di Arnaldo Iodice
Una routine quotidiana regolare può ridurre dolore e depressione, lo studio

Mantenere una routine quotidiana regolare potrebbe rappresentare una strategia semplice ma efficace per migliorare il benessere fisico e psicologico, soprattutto nelle persone anziane. È quanto emerge da uno studio dell’Università del Missouri, pubblicato sul Journal of Behavioral Medicine, che ha analizzato il legame tra regolarità delle abitudini quotidiane, insonnia, dolore e sintomi depressivi.

La ricerca, condotta da Eunjin Tracy, professoressa associata presso il College of Education and Human Development, ha preso in esame i dati di un’indagine che ha coinvolto 67 anziani, di cui 37 affetti da insonnia. Come prevedibile, i partecipanti con disturbi del sonno hanno riportato livelli più elevati di dolore fisico e depressione. Tuttavia, indipendentemente dalla qualità del sonno, coloro che seguivano una routine quotidiana costante mostravano punteggi inferiori sia per il dolore sia per i sintomi depressivi. Secondo gli autori, la regolarità degli orari potrebbe contribuire a sincronizzare il ritmo circadiano, con effetti positivi sulla salute generale.

Perché la regolarità degli orari influisce sul benessere

Secondo Tracy, la chiave dei benefici osservati risiede nel funzionamento dell’orologio biologico interno, il sistema che regola il ritmo circadiano dell’organismo. Questo meccanismo coordina numerose funzioni fisiologiche nell’arco delle 24 ore, influenzando non solo il ciclo sonno-veglia, ma anche l’umore, il metabolismo, la produzione di ormoni e numerosi altri processi biologici. Mantenere orari prevedibili per svegliarsi, consumare i pasti, lavorare o studiare, svolgere attività sociali e andare a dormire fornisce al cervello segnali temporali costanti che aiutano a mantenere sincronizzato questo sistema. Quando il ritmo circadiano funziona correttamente, l’organismo è in grado di regolare meglio molte delle proprie attività fisiologiche. Al contrario, alterazioni frequenti degli orari quotidiani possono compromettere questo equilibrio.

La ricercatrice sottolinea che, anche in presenza di insonnia, una maggiore regolarità nella vita quotidiana sembra associarsi a una riduzione del dolore e dei sintomi depressivi. Sebbene lo studio non dimostri un rapporto diretto di causa-effetto, i risultati suggeriscono che intervenire sulle abitudini quotidiane potrebbe rappresentare un approccio complementare e facilmente applicabile per favorire un migliore stato di salute, soprattutto nella popolazione anziana, particolarmente vulnerabile ai disturbi del sonno.

Il ruolo del “jet lag sociale”

Uno degli aspetti evidenziati dalla ricerca riguarda il cosiddetto “jet lag sociale”, cioè la tendenza ad adottare orari molto diversi tra giorni lavorativi e fine settimana. Anche piccoli cambiamenti negli orari di risveglio o di addormentamento possono alterare il ritmo circadiano, producendo effetti simili, seppur in misura minore, a quelli di un viaggio attraverso diversi fusi orari. Secondo Tracy, limitare queste variazioni mantenendo una routine stabile durante tutta la settimana può contribuire a preservare il corretto funzionamento dell’orologio biologico e, di conseguenza, favorire un migliore equilibrio psicofisico.

Una prospettiva che va oltre il sonno

I risultati dello studio suggeriscono che la promozione della salute non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sulla qualità del sonno, ma considerare l’intero arco della giornata. Tracy, che dichiara di seguire personalmente orari molto regolari, ritiene che una routine costante possa offrire benefici a persone di ogni età, non soltanto agli anziani o a chi soffre di insonnia. La crescente attenzione della ricerca verso il fenomeno del jet lag sociale conferma infatti quanto le variazioni negli orari quotidiani possano incidere sul benessere complessivo. Poiché circa un terzo della vita viene trascorso dormendo, gli autori invitano ad adottare una visione più ampia della salute, nella quale sonno, attività quotidiane, alimentazione, relazioni sociali e tempi di riposo siano considerati elementi strettamente collegati.

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