Salute 13 Luglio 2026 12:30

Una mutazione genetica può “inceppare” la coagulazione e aumentare il rischio di trombosi

La ricerca italiana identifica il meccanismo molecolare che favorisce i coaguli e apre nuove possibilità per individuare prima i pazienti a rischio.

di Viviana Franzellitti
Una mutazione genetica può “inceppare” la coagulazione e aumentare il rischio di trombosi

Una singola alterazione genetica può modificare il delicato equilibrio della coagulazione del sangue e aumentare la probabilità di sviluppare una trombosi. A dimostrarlo è uno studio realizzato dall’Università di Padova e pubblicato sul Journal of Thrombosis and Haemostasis, che ha analizzato la variante Protrombina Padova 2 in pazienti con tromboembolismo venoso. La ricerca ha permesso di chiarire per la prima volta i meccanismi molecolari con cui questa mutazione altera il comportamento della trombina, una proteina fondamentale nella formazione e nel controllo dei coaguli. Il risultato è una nuova piattaforma di analisi che potrebbe aiutare a interpretare meglio le varianti genetiche, identificare i pazienti più a rischio e orientare strategie di prevenzione e trattamento sempre più personalizzate.

Quando una sola mutazione può cambiare l’equilibrio della coagulazione

La formazione di un coagulo è un meccanismo indispensabile per la sopravvivenza: permette di fermare un sanguinamento e riparare un danno ai vasi sanguigni. Ma quando i sistemi che regolano questo processo non funzionano correttamente, il sangue può diventare più predisposto alla formazione di trombi, con conseguenze potenzialmente gravi come trombosi venosa profonda ed embolia polmonare.

Tra le cause di una maggiore predisposizione alla trombosi ci sono anche alcune alterazioni genetiche ereditarie, chiamate trombofilie. Il problema è che non tutte le varianti individuate attraverso i test genetici hanno necessariamente un significato clinico: alcune possono aumentare realmente il rischio, altre invece non determinano effetti rilevanti.

Proprio su questo punto si concentra il nuovo studio, che ha analizzato la variante Protrombina Padova 2, una mutazione già associata a un aumento del rischio di tromboembolismo venoso, ma il cui meccanismo d’azione non era ancora completamente conosciuto.

La mutazione colpisce la trombina, la proteina chiave della coagulazione

Al centro della ricerca c’è la trombina, una proteina essenziale nel sistema della coagulazione. Il suo ruolo è particolarmente complesso: da un lato favorisce la formazione del coagulo quando l’organismo deve bloccare una perdita di sangue, dall’altro attiva meccanismi naturali che impediscono una coagulazione eccessiva. Gli studiosi hanno dimostrato che la variante Protrombina Padova 2 modifica il comportamento della trombina, compromettendo soprattutto la sua capacità di attivare i sistemi anticoagulanti naturali. Questo squilibrio porta quindi a una condizione in cui prevalgono i segnali che favoriscono la formazione di coaguli. La scoperta aiuta a spiegare perché alcune persone possano sviluppare episodi trombotici anche in presenza di una sola variazione genetica.

Dalla genetica alla funzione: una nuova piattaforma per capire il rischio individuale

Uno degli aspetti più innovativi dello studio riguarda lo sviluppo di una piattaforma sperimentale capace di collegare la variazione genetica ai suoi effetti concreti sull’organismo.

I ricercatori hanno integrato diverse tecniche, tra cui analisi biochimiche, proteomica, studi funzionali della coagulazione, biologia strutturale e modellistica molecolare, per osservare come una mutazione del Dna possa modificare la struttura e la funzione di una proteina. Questo approccio supera un limite sempre più rilevante nella medicina genomica: con l’aumento dei test genetici vengono identificate migliaia di varianti, ma spesso è difficile stabilire quali siano realmente responsabili di una malattia e quali invece siano prive di conseguenze. Comprendere il reale impatto biologico di una mutazione può quindi diventare fondamentale per evitare diagnosi incomplete e offrire ai pazienti valutazioni più accurate.

Medicina personalizzata: più prevenzione e percorsi di cura mirati

La possibilità di interpretare correttamente una variante genetica può cambiare il modo in cui vengono valutati i pazienti con sospetta predisposizione alla trombosi. Non basta infatti sapere che una persona presenta una determinata mutazione: è necessario capire come quella mutazione modifica il funzionamento delle proteine coinvolte nella coagulazione e quale sia il reale aumento del rischio individuale. La nuova piattaforma potrebbe essere applicata anche ad altre alterazioni genetiche delle proteine della coagulazione, contribuendo a una migliore classificazione delle trombofilie ereditarie e favorendo decisioni cliniche più appropriate. Per i pazienti questo significa la prospettiva di percorsi più personalizzati, con una maggiore capacità di individuare chi necessita di controlli più stretti, strategie preventive e trattamenti calibrati sul proprio profilo di rischio.

Dalla scoperta scientifica all’accesso alle cure: la sfida futura

Le innovazioni nella genetica e nella medicina di precisione aprono nuove possibilità, ma la sfida sarà trasformare queste conoscenze in strumenti realmente disponibili per tutti i pazienti.

Per le persone a rischio trombotico sarà fondamentale garantire accesso equo ai test diagnostici avanzati, presenza di centri specialistici sul territorio e percorsi assistenziali integrati tra specialisti, medicina generale e servizi sanitari. Una diagnosi più precisa non rappresenta solo un risultato scientifico, ma può diventare un elemento decisivo per prevenire eventi gravi, ridurre complicanze e migliorare la qualità della vita delle persone con predisposizione alla trombosi.


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