Prevenzione 5 Maggio 2026 17:41

Un esame del sangue potrebbe anticipare la diagnosi di depressione

Uno studio individua nell’invecchiamento dei monociti un possibile biomarcatore della depressione, capace di rilevare precocemente i sintomi emotivi attraverso un semplice test ematico.

di Arnaldo Iodice
Un esame del sangue potrebbe anticipare la diagnosi di depressione

Un semplice esame del sangue potrebbe in futuro consentire di identificare la depressione prima ancora della comparsa clinica dei sintomi. È quanto suggerisce uno studio pubblicato su The Journals of Gerontology, Series A: Biological Sciences and Medical Sciences, che ha individuato un possibile marcatore biologico legato all’invecchiamento delle cellule immunitarie. I ricercatori hanno osservato che l’invecchiamento accelerato dei monociti (una specifica categoria di globuli bianchi) è strettamente associato ai sintomi emotivi e cognitivi della depressione, come perdita di piacere, disperazione e difficoltà di concentrazione. La ricerca apre la prospettiva di una diagnosi oggettiva della depressione, oggi basata quasi esclusivamente sui sintomi riferiti dai pazienti.

Perché oggi la depressione è difficile da diagnosticare

Attualmente la depressione viene diagnosticata attraverso colloqui clinici e questionari psicologici, poiché non esistono test biologici in grado di confermare la malattia. Questo rappresenta una delle principali criticità della psichiatria moderna: la depressione non è un disturbo uniforme e può manifestarsi con combinazioni molto diverse di sintomi.

Alcune persone presentano soprattutto manifestazioni fisiche, come stanchezza cronica, alterazioni dell’appetito o agitazione psicomotoria. Altre, invece, sperimentano prevalentemente sintomi emotivi e cognitivi, tra cui anedonia, senso di fallimento e difficoltà nel pensiero lucido. Secondo l’autrice principale dello studio, Nicole Beaulieu Perez della NYU Rory Meyers College of Nursing, questa eterogeneità rende complesso identificare basi biologiche comuni.

Lo studio ha coinvolto 440 donne partecipanti al Women’s Interagency HIV Study, tra cui 261 sieropositive e 179 sieronegative. I sintomi depressivi sono stati valutati tramite la scala CES-D, mentre i campioni di sangue sono stati analizzati utilizzando “orologi epigenetici”, strumenti che stimano l’età biologica osservando modifiche chimiche del DNA associate all’invecchiamento cellulare.

Il ruolo chiave dei monociti e dell’invecchiamento immunitario

I risultati hanno mostrato che l’invecchiamento biologico dei monociti era fortemente correlato ai sintomi emotivi della depressione, ma non ai sintomi fisici. Questo dato è particolarmente rilevante nelle persone con malattie croniche, dove la stanchezza viene spesso attribuita alla patologia di base e non a un disturbo dell’umore.

Al contrario, un indicatore epigenetico più generale, basato su diversi tipi cellulari, non ha mostrato associazioni significative con la depressione, suggerendo un ruolo specifico delle cellule immunitarie.

Verso diagnosi precoci e medicina personalizzata della salute mentale

La scoperta rafforza l’idea che la depressione non sia soltanto una condizione psicologica, ma anche un fenomeno biologico collegato al sistema immunitario e ai processi di invecchiamento cellulare. In particolare, i monociti svolgono un ruolo centrale nelle risposte infiammatorie e nelle infezioni croniche come l’HIV, contesti in cui la depressione è più frequente e può compromettere l’aderenza alle terapie.

Un test ematico capace di misurare l’invecchiamento immunitario potrebbe quindi consentire di individuare precocemente le persone a rischio, prima che il disturbo diventi clinicamente evidente.

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