Prevenzione 9 Luglio 2026 16:15

Un esame del sangue per capire come invecchia il corpo: la nuova frontiera della prevenzione

Le proteine presenti nel sangue potrebbero rivelare lo stato di salute dell’organismo e aiutare a individuare prima il rischio di malattie cardiovascolari, demenza e tumori

di Viviana Franzellitti
Un esame del sangue per capire come invecchia il corpo: la nuova frontiera della prevenzione

Un semplice esame del sangue potrebbe, in futuro, offrire nuove informazioni sullo stato di salute dell’organismo e sulla sua vulnerabilità alle malattie legate all’età. È questa la prospettiva aperta da uno studio pubblicato su Nature Aging, che ha analizzato nuovi indicatori biologici basati sulle proteine presenti nel sangue. La ricerca ha coinvolto 17.473 partecipanti europei dello studio EPIC e ha evidenziato un’associazione tra un’età biologica più avanzata rispetto a quella anagrafica e un maggiore rischio di mortalità, malattie cardiovascolari, demenza e alcuni tumori. I risultati sono stati confermati anche nella coorte britannica Whitehall II, aprendo nuove possibilità per una prevenzione sempre più personalizzata.

Età biologica e età anagrafica: perché non sono la stessa cosa

L’età scritta sulla carta d’identità non racconta completamente lo stato di salute di una persona. Due individui della stessa età possono avere condizioni fisiche molto diverse: uno può mantenere un organismo più “giovane”, mentre un altro può mostrare segnali di invecchiamento accelerato.

Per questo la ricerca scientifica sta studiando gli aging clocks, strumenti capaci di stimare l’età biologica attraverso alcuni indicatori molecolari. In questo caso, gli studiosi hanno utilizzato le proteine presenti nel sangue, molecole coinvolte in numerosi processi dell’organismo, tra cui infiammazione, metabolismo, risposta immunitaria e funzionamento degli organi. L’obiettivo è individuare una sorta di “firma biologica” associata al ritmo dell’invecchiamento.

Lo studio: 17 mila persone seguite per quasi tre decenni

La ricerca ha utilizzato i dati di 17.473 partecipanti provenienti da diversi Paesi europei coinvolti nello studio EPIC, uno dei più grandi programmi epidemiologici dedicati al rapporto tra stile di vita, alimentazione e malattie croniche.

I partecipanti sono stati seguiti fino a 28 anni, permettendo ai ricercatori di confrontare i livelli delle proteine nel sangue con l’insorgenza di diverse condizioni di salute.

Gli studiosi hanno analizzato il rapporto tra gli orologi biologici basati sulle proteine e 24 malattie croniche, oltre al rischio di mortalità generale. I risultati sono stati successivamente verificati anche attraverso i dati dello studio britannico Whitehall II.

Invecchiamento accelerato associato a più rischi per la salute

Secondo i risultati, le persone con un’età biologica superiore rispetto alla loro età reale presentavano un rischio maggiore di sviluppare alcune patologie legate all’invecchiamento.

In particolare, l’aumento dell’“age gap” biologico è risultato associato a:

  • maggiore rischio di mortalità generale;
  • malattie cardiovascolari;
  • demenza;
  • alcuni tumori, tra cui quelli di polmone, fegato, rene e tratto aero-digestivo superiore.

Lo studio ha evidenziato anche un legame tra un invecchiamento biologico più rapido e alcuni fattori modificabili dello stile di vita, come fumo, consumo di alcol e scarsa attività fisica.

Cosa cambia per i pazienti: dalla diagnosi precoce alla prevenzione personalizzata

La scoperta non significa che oggi sia già disponibile un esame di routine capace di prevedere il futuro stato di salute di ogni persona. Gli orologi biologici proteomici sono ancora strumenti di ricerca e dovranno essere valutati in ulteriori studi prima di entrare nella pratica clinica quotidiana.

Tuttavia, la prospettiva è rilevante: in futuro questi strumenti potrebbero aiutare i medici a identificare più precocemente le persone con un rischio maggiore e programmare interventi preventivi personalizzati. L’obiettivo della medicina preventiva non sarebbe più soltanto intervenire quando compare una malattia, ma riconoscere prima i segnali di vulnerabilità dell’organismo.

Il futuro della medicina: misurare l’invecchiamento per rallentare il rischio

La ricerca sull’età biologica si inserisce in un nuovo approccio alla salute: comprendere i processi che portano allo sviluppo delle malattie croniche per intervenire prima possibile.

La possibilità di misurare il ritmo dell’invecchiamento attraverso un campione di sangue potrebbe aprire nuove strade nella prevenzione di patologie cardiovascolari, neurodegenerative e oncologiche. Per arrivare a un utilizzo concreto serviranno però ulteriori conferme scientifiche, standardizzazione dei test e studi che dimostrino se conoscere la propria età biologica possa realmente modificare gli esiti di salute.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato