Salute 21 Novembre 2025 15:47

Tumori: radioterapia promossa dai pazienti, aumenta la fiducia e la capacità di ripresa 

Una nuova ricerca, presentata al Congresso Nazionale dei radioterapisti oncologi, racconta una radioterapia sempre più precisa, sostenibile e centrata sulla relazione

di Valentina Arcovio
Tumori: radioterapia promossa dai pazienti, aumenta la fiducia e la capacità di ripresa 

La radioterapia, spesso percepita come una fase difficile del trattamento oncologico, viene invece raccontata dai pazienti stessi come un momento di cura efficace, precisa e umanamente sostenibile. È questo il quadro che emerge dall’indagine AstraRicerche-AIRO su pazienti sottoposti a radioterapia tra il 2012 e il 2022, presentata oggi a Rimini in occasione del 35esimo congresso nazionale AIRO (Associazione Italiana Radioterapia e Oncologia clinica). Il 77% dei pazienti si è sentito ben supportato dall’équipe e il 66% ha giudicato chiare e complete le informazioni ricevute. 

Il 71% non riferisce effetti collaterali legati alla radioterapia

La fiducia nella tecnologia utilizzata per la radioterapia è alta (92%), così come la valutazione della gestione dei disturbi, ritenuta efficace o adeguata dal 93%. A sei mesi dal trattamento, il 71% non riferisce effetti, ma resta forte la componente emotiva. Quasi uno su due (48%) indica come principale difficoltà la preoccupazione per la malattia, seguita da sintomi infiammatori o bruciore (21%) e dalla necessità di visite frequenti (20%). “La ricerca ci mostra una radioterapia che i pazienti percepiscono come una cura affidabile e umanamente attenta – commenta Marco Krengli, presidente AIRO a margine del Congresso – ma ci ricorda anche che la qualità dell’esperienza non si misura solo in termini di efficacia clinica. Oggi la vera sfida è accompagnare il paziente oltre la fase tecnica del trattamento, costruendo percorsi di sostegno psicologico, informativo e relazionale più strutturati”.

Il rapporto con l’equipe medica fatto di empatia, chiarezza e fiducia

Tra gli aspetti positivi più citati spiccano l’empatia del personale (66%) e il ruolo dei medici nello spiegare e accogliere (64%). Il rapporto con l’équipe è descritto primariamente come di grande supporto umano (43%) o professionale e cordiale (51%). Solo il 6% lo percepisce distaccato mentre nessuno lo giudica freddo. Sulle informazioni ricevute prima di iniziare la radioterapia, il 66% le indica come chiare e complete. “Quando il paziente trova un’équipe presente e una comunicazione comprensibile – prosegue Stefano Pegolizzi, presidente eletto AIRO – la fiducia nella tecnologia diventa un alleato concreto e l’esperienza clinica risulta più sostenibile”.

Il vissuto dei pazienti sottoposti a radioterapia

Pensando al proprio stato sei mesi dopo la fine della terapia, il 71% non riferisce effetti. Tra il 29% che li segnala, l’impatto è quasi nullo per il 7%, lieve per il 53% ma moderato per il 30% e severo solo per il 10%. Le visite di controllo sono ritenute utili dal 93% (di cui 68% molto utili).
Sul ritorno alla vita quotidiana, il 39% lo ha fatto rapidamente, per il 47% ha richiesto un medio/lungo periodo, mentre il 13% ha dovuto modificare alcune abitudini.

I giovani e il bisogno di un supporto dedicato

Tra i più giovani, in particolare nella fascia 18–40 anni, emerge una maggiore sensibilità nel percepire gli effetti del trattamento con il 34% segnala qualche disturbo nel periodo successivo al trattamento. Si tratta di una fascia d’età che, anche per la necessità di conciliare la cura con studio, lavoro e relazioni, mostra un’attenzione più alta verso i cambiamenti fisici ed emotivi post-terapia. “I giovani pazienti ci ricordano quanto la radioterapia debba essere non solo precisa ma anche capace di ascoltare – sottolinea Antonella Ciabattoni, segretario AIRO – perché in questa fase della vita la percezione degli effetti, anche lievi, si intreccia con la costruzione della propria identità, e richiede un supporto psicologico e clinico più mirato. Un dato che rafforza l’importanza di un monitoraggio personalizzato e di un accompagnamento continuo, anche nelle fasi successive al trattamento, per favorire il ritorno a una piena quotidianità”.

L’esperienza complessivamente positiva dei pazienti

Il 43% riassume l’esperienza con “mi sono sentito curato bene e supportato come persona”; 33% la descrive come necessaria e ben gestita sul piano tecnico; 18% la definisce non traumatica rispetto ad altri trattamenti; 5% la percepisce negativa/traumatica. I “consigli degli esperti” per i pazienti sono: affidarsi e avere fiducia (48%), pazienza e accettare la stanchezza (37%), fare domande (12%); del tutto marginale il “non fare domande” (2%).

Il fattore critico dell’emotività


Il primo fattore critico non è tecnico ma emotivo. È forte la preoccupazione legata alla malattia (primo per il 48%; primo/secondo per il 72%). Seguono sintomi infiammatori/bruciore (51%) e la necessità di molte visite in ospedale (47%). Nonostante ciò, la gestione dei disturbi è valutata efficace e tempestiva (44%) o comunque adeguata (49%). “Il dato sulla preoccupazione ci parla di un bisogno che va oltre la parte clinica – conclude Michele Fiore, consigliere AIRO – perché anche quando la terapia funziona, il paziente vive un carico emotivo che non può essere trascurato. È lì che si gioca la vera qualità della cura: nel sapere offrire informazioni chiare, rassicurazione e continuità di ascolto. Per questo stiamo lavorando a percorsi di supporto psicologico e di informazione più integrati nella pratica quotidiana, così da prevenire l’ansia, contenere l’impatto dei sintomi e accompagnare il paziente durante tutto il trattamento e nel follow-up”.

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