Advocacy e Associazioni 29 Maggio 2026 16:31

Tumori, AIOM: “Ricerca di alto livello ma servono più risorse e meno burocrazia”

Presentato all'ASCO di Chicago l'Annuario dell'Oncologia Italiana 2026. Crescono ricerca e sopravvivenza, ma solo un terzo dei centri misura la qualità di vita dei pazienti. Persistono carenze di personale, ritardi burocratici e forti divari territoriali

di Redazione
Tumori, AIOM: “Ricerca di alto livello ma servono più risorse e meno burocrazia”

L’oncologia italiana continua a produrre ricerca di alto livello e a contribuire allo sviluppo di nuove cure, ma per mantenere questa posizione servono investimenti, meno ostacoli burocratici e una maggiore attenzione agli aspetti che incidono concretamente sulla vita delle persone dopo la diagnosi di tumore. È il quadro che emerge dall’ “Annuario dell’Oncologia Italiana 2026”, realizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dalla Federation of Italian Cooperative Oncology Groups (FICOG), presentato a Chicago durante il congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), il più importante appuntamento mondiale dedicato all’oncologia. Accanto ai progressi registrati nella ricerca clinica e nell’organizzazione delle cure, il censimento mette infatti in luce alcune criticità che riguardano il monitoraggio della qualità di vita, l’assistenza territoriale, la disponibilità di personale dedicato alla ricerca e i tempi necessari per avviare gli studi clinici.

Qualità di vita ancora poco monitorata

Se i progressi terapeutici stanno consentendo a un numero crescente di persone di convivere più a lungo con la malattia o di guarire, cresce anche l’importanza di valutare come i pazienti vivono il percorso di cura e le sue conseguenze. Eppure, secondo i dati raccolti nell’Annuario, solo il 34% delle strutture oncologiche italiane utilizza sistematicamente i Patient-Reported Outcome (PRO), strumenti che consentono ai pazienti di riportare direttamente sintomi, effetti collaterali e impatto delle cure sulla vita quotidiana. Per Massimo Di Maio, presidente nazionale di AIOM, si tratta di un ambito sul quale è necessario investire maggiormente. La valutazione della qualità di vita rappresenta oggi una componente essenziale delle cure oncologiche, ma richiede personale dedicato e risorse adeguate. Lo stesso vale per altri aspetti che incidono sulla progettualità futura delle persone dopo il tumore, come la possibilità di preservare la fertilità prima dei trattamenti: attualmente solo il 22% delle strutture dispone di un centro dedicato.

Ricerca di qualità, ma mancano figure chiave

Il rapporto conferma la solidità della ricerca oncologica italiana. Nel 64% dei centri la qualità delle sperimentazioni è garantita da procedure operative standard, strumenti che consentono di uniformare i processi e assicurare elevati standard metodologici. Inoltre, il 75% delle strutture è in grado di gestire campioni biologici per la ricerca traslazionale, quella che permette di trasferire rapidamente i risultati scientifici alla pratica clinica, mentre quasi un quarto dei centri rientra tra quelli accreditati da AIFA per gli studi di Fase I, i più complessi e innovativi. Nonostante questi risultati, restano evidenti difficoltà organizzative. Solo il 40% delle strutture può contare su coordinatori di ricerca clinica stabilmente inseriti negli organici. Si tratta di figure fondamentali per la gestione degli studi, che nella maggior parte dei casi continuano invece a lavorare con contratti precari, borse di studio o collaborazioni professionali. Le carenze riguardano anche altre professionalità strategiche. Il 70% dei centri non dispone di un bioinformatico e la metà delle strutture non può contare su un supporto statistico dedicato.

Burocrazia e tempi lunghi frenano gli studi clinici

Tra i problemi evidenziati dall’Annuario c’è anche la lentezza delle procedure amministrative necessarie per attivare le sperimentazioni cliniche. Nel 60% dei casi la firma del contratto richiede tra quattro e otto settimane, ma in circa quattro centri su dieci l’attesa arriva fino a due-quattro mesi e talvolta anche oltre. Un ritardo che rischia di penalizzare la competitività del sistema italiano e di rallentare l’accesso dei pazienti alle terapie più innovative. Rossana Berardi, presidente eletta di AIOM, ricorda come il Regolamento europeo sulla ricerca clinica fosse nato proprio con l’obiettivo di armonizzare e semplificare le procedure tra i diversi Paesi membri. Tuttavia, sul piano amministrativo, il sistema italiano continua a presentare criticità che rendono ancora troppo complesso l’avvio degli studi. Secondo Berardi è necessario un processo concreto di semplificazione organizzativa e amministrativa che renda le procedure più rapide, uniformi ed efficienti.

Sopravvivenza in aumento e mortalità in calo

I dati epidemiologici confermano i progressi compiuti negli ultimi anni. Nel 2025 in Italia sono state stimate 390mila nuove diagnosi di tumore. Allo stesso tempo continuano a migliorare gli indicatori di sopravvivenza. Oggi il 65% delle donne e il 59% degli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi e almeno un paziente su quattro può essere considerato guarito, avendo raggiunto un’aspettativa di vita sovrapponibile a quella della popolazione generale. Anche la mortalità continua a diminuire. Per il 2026 si stima una riduzione del 17,3% negli uomini e dell’8,2% nelle donne rispetto al periodo 2020-2021. Un risultato attribuito soprattutto alla diffusione delle terapie innovative, dai farmaci a bersaglio molecolare all’immunoterapia, che in molti casi consentono di trasformare forme avanzate di malattia in condizioni croniche o addirittura di ottenere la guarigione.

Le disuguaglianze territoriali restano un problema

Accanto alle eccellenze, il rapporto mette in evidenza differenze ancora marcate nell’accesso ai servizi lungo la Penisola. Meno del 70% delle strutture dispone di percorsi di assistenza domiciliare oncologica. La percentuale sale all’80% nel Nord Italia ma scende al 42% nel Mezzogiorno. Anche gli ambulatori dedicati alle urgenze oncologiche mostrano forti disparità territoriali: sono presenti nel 56% delle strutture del Nord contro il 21% di quelle del Sud. Una situazione simile riguarda i gruppi di cure simultanee, che integrano precocemente trattamenti oncologici e cure palliative. Sono presenti nel 75% delle oncologie italiane, ma la copertura varia dall’87% del Nord al 52% del Meridione.

Un sistema da rafforzare per sostenere l’innovazione

Nella prefazione dell’Annuario, il ministro della Salute Orazio Schillaci sottolinea il ruolo centrale della ricerca oncologica, che rappresenta circa il 35% di tutte le sperimentazioni cliniche condotte nel nostro Paese. Un dato che conferma il peso strategico dell’oncologia all’interno della ricerca biomedica italiana e il contributo fornito dai gruppi cooperativi nazionali, protagonisti negli anni di studi che hanno modificato la pratica clinica a livello internazionale. L’immagine che emerge dall’Annuario è quella di un’oncologia capace di produrre innovazione e risultati, ma che per continuare a crescere ha bisogno di personale qualificato, percorsi più snelli, investimenti nella ricerca e una maggiore attenzione alla qualità della vita delle persone che affrontano o hanno superato un tumore. Perché oggi la sfida non riguarda soltanto la sopravvivenza, ma anche la possibilità di vivere meglio durante e dopo le cure.


Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato