Prevenzione 17 Luglio 2026 09:49

Tumore del pancreas, vaccino sperimentale: 90% di risposta immunitaria in 20 pazienti a rischio

Uno studio di fase 1 apre una nuova prospettiva nella prevenzione del tumore del pancreas. Il candidato vaccino, testato su persone ad alto rischio, si è dimostrato sicuro e capace di attivare il sistema immunitario. I risultati sono incoraggianti, ma serviranno studi più ampi per confermarne l'efficacia

di Viviana Franzellitti
Tumore del pancreas, vaccino sperimentale: 90% di risposta immunitaria in 20 pazienti a rischio

Prevenire il tumore del pancreas prima ancora che si sviluppi. È questo l’obiettivo di un vaccino sperimentale che potrebbe cambiare l’approccio a una delle neoplasie più aggressive e difficili da diagnosticare precocemente. A indicare questa possibilità sono i risultati di uno studio clinico di fase 1, pubblicato sulla rivista scientifica Cancer Discovery, la rivista dell’American Association for Cancer Research. La ricerca è stata condotta da esperti ricercatori del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center e dello Skip Viragh Center for Pancreatic Cancer. Il trial ha coinvolto 20 persone con predisposizione ereditaria al tumore del pancreas e lesioni pancreatiche precancerose individuate con esami di imaging. Il vaccino, denominato mKras-Vax, si è dimostrato sicuro e ha indotto una risposta immunitaria nel 90% dei partecipanti. Dopo un follow-up mediano di 16,5 mesi, nessuno dei volontari ha sviluppato un tumore pancreatico. Si tratta di risultati preliminari che non dimostrano ancora la capacità del vaccino di prevenire la malattia, ma rappresentano un importante passo avanti nella ricerca.

Come funziona il vaccino contro il tumore del pancreas

Il candidato vaccino è stato progettato per colpire le mutazioni del gene KRAS, presenti nella grande maggioranza degli adenocarcinomi duttali pancreatici e già rilevabili nelle lesioni precancerose. L’idea è semplice quanto innovativa: insegnare al sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule mutate prima che si trasformino in un tumore invasivo. Il vaccino contiene peptidi che riproducono le sei mutazioni di KRAS più frequenti nel tumore del pancreas, con l’obiettivo di attivare una risposta delle cellule T contro queste alterazioni genetiche.

I risultati dello studio: risposta immunitaria nel 90% dei partecipanti

Tra aprile 2022 e febbraio 2026 i ricercatori hanno somministrato quattro dosi del vaccino nell’arco di 13 settimane. L’obiettivo principale dello studio era valutare sicurezza e capacità di stimolare il sistema immunitario, non verificare l’efficacia nella prevenzione del tumore. I dati raccolti mostrano che 18 dei 20 partecipanti (90%) hanno sviluppato una risposta immunitaria significativa. In particolare è stato osservato un aumento mediano di 18,2 volte delle cellule T specifiche contro KRAS mutato, sia di tipo CD4+ sia CD8+, con la formazione di cellule della memoria ancora rilevabili fino a due anni dopo la vaccinazione. Durante il periodo di osservazione, nessun partecipante ha sviluppato un carcinoma pancreatico né lesioni tali da richiedere un intervento chirurgico.

Alcune lesioni precancerose sono regredite

Un altro dato considerato interessante riguarda l’evoluzione delle cisti pancreatiche, una delle lesioni che possono precedere lo sviluppo del tumore. Nei partecipanti per i quali erano disponibili controlli radiologici, cinque pazienti hanno mostrato la completa scomparsa di piccole cisti pancreatiche, mentre tre hanno evidenziato una regressione parziale. Negli altri casi le lesioni sono rimaste stabili. Gli autori precisano però che si tratta di analisi esplorative, effettuate su un numero molto limitato di pazienti, e che questi risultati non consentono di attribuire con certezza tali cambiamenti all’effetto del vaccino.

Un vaccino sicuro, ma la strada è ancora lunga

Dal punto di vista della sicurezza, mKras-Vax è risultato ben tollerato. Gli eventi avversi correlati alla vaccinazione sono stati tutti lievi o moderati e hanno riguardato soprattutto dolore o arrossamento nel punto di iniezione, affaticamento, brividi e sintomi simil-influenzali, risoltisi spontaneamente. Gli stessi ricercatori sottolineano che lo studio non era stato progettato per dimostrare la prevenzione del tumore, ma esclusivamente per verificare sicurezza e risposta immunitaria. Inoltre, il numero ridotto di partecipanti e il follow-up ancora relativamente breve non permettono di trarre conclusioni definitive sull’efficacia clinica del vaccino.

Dalla ricerca alla pratica clinica: quali sono i prossimi passi

Se gli studi successivi confermeranno questi risultati, la vaccinazione potrebbe diventare uno strumento di prevenzione per le persone con elevato rischio di sviluppare il tumore del pancreas, come chi presenta una forte familiarità, specifiche mutazioni genetiche ereditarie o lesioni pancreatiche precancerose. Un approccio di questo tipo rappresenterebbe un cambio di paradigma. Oggi il tumore del pancreas viene spesso diagnosticato in fase avanzata, quando le possibilità terapeutiche sono più limitate. Intervenire prima della comparsa della malattia potrebbe aumentare le opportunità di prevenzione e ridurre il numero di diagnosi tardive. Tuttavia, è importante ricordare che il vaccino non è disponibile nella pratica clinica, non può essere richiesto dai pazienti e dovrà affrontare ulteriori studi di fase avanzata per dimostrare non solo la capacità di stimolare il sistema immunitario, ma soprattutto quella di ridurre realmente l’incidenza del tumore del pancreas nelle persone a rischio.

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