Uno studio pubblicato sul British Journal of Cancer dimostra che integrare precocemente le cure palliative domiciliari al trattamento oncologico migliora la qualità dell'assistenza e riduce in modo significativo il ricorso alle cure d'emergenza e alle ospedalizzazioni
Per molti pazienti oncologici le cure palliative vengono ancora associate esclusivamente agli ultimi giorni di vita. Una percezione che rischia di privare le persone di un supporto prezioso proprio nelle fasi in cui potrebbe fare la differenza. Un nuovo studio pubblicato sul British Journal of Cancer ribalta questa visione, mostrando come l’integrazione precoce delle cure palliative specialistiche a domicilio, insieme alle terapie oncologiche, possa ridurre in modo significativo gli accessi al pronto soccorso e i ricoveri ospedalieri nei pazienti con tumori gastrointestinali avanzati. I risultati arrivano dallo studio randomizzato ALLAN, condotto in Svezia, che ha coinvolto 118 pazienti con tumori dell’esofago, dello stomaco, del pancreas, delle vie biliari e del colon-retto sottoposti a chemioterapia palliativa. Lo studio aveva già dimostrato un miglioramento della qualità di vita con l’avvio precoce delle cure palliative domiciliari; questa nuova analisi si è invece concentrata sull’impatto dell’intervento sull’utilizzo delle risorse sanitarie.
Meno accessi in pronto soccorso e ricoveri
I pazienti assegnati al programma di cure palliative domiciliari precoci sono stati seguiti da un’équipe multidisciplinare composta da medici palliativisti, infermieri, fisioterapisti, dietisti, terapisti occupazionali e consulenti, con visite domiciliari programmate, disponibilità telefonica continua e assistenza 24 ore su 24, sette giorni su sette. Parallelamente hanno continuato a ricevere il trattamento oncologico previsto. Il confronto con il gruppo che ha ricevuto le cure palliative solo quando ritenute necessarie ha evidenziato differenze nette.
Chi ha iniziato precocemente il percorso di cure palliative ha registrato:
Uno degli aspetti più interessanti dello studio è che l’integrazione precoce delle cure palliative non ha comportato una riduzione dell’intensità delle cure oncologiche né della sopravvivenza. I ricercatori non hanno osservato differenze significative né nella sopravvivenza globale dei pazienti né nel tempo trascorso tra l’ultima somministrazione di chemioterapia e il decesso. Anche il luogo del decesso è risultato sostanzialmente sovrapponibile tra i due gruppi, con circa quattro pazienti su dieci che sono riusciti a morire nella propria abitazione. Secondo gli autori, questi dati confermano che le cure palliative precoci non sostituiscono i trattamenti oncologici, ma li affiancano, migliorando la gestione dei sintomi e riducendo il ricorso a interventi urgenti spesso evitabili.
Un supporto continuo che cambia il percorso di cura
Il modello sperimentato nello studio prevedeva una presa in carico molto intensa. I pazienti seguiti precocemente dalle cure palliative sono rimasti in carico al servizio per una mediana di 167 giorni, contro 39 giorni del gruppo di controllo. Hanno inoltre ricevuto molte più visite domiciliari, contatti telefonici e interventi da parte dell’équipe multiprofessionale. La possibilità di gestire direttamente a domicilio sintomi, effetti collaterali della chemioterapia, nutrizione, terapia del dolore, esami del sangue e persino alcune terapie endovenose ha consentito di evitare numerosi accessi impropri in ospedale, migliorando al tempo stesso la continuità assistenziale.
Un cambio di paradigma
Le cure palliative continuano a essere introdotte troppo tardi nel percorso di molti pazienti oncologici, spesso quando la malattia è ormai nelle fasi terminali. Gli autori dello studio sottolineano invece come un approccio anticipato permetta di affrontare tempestivamente il carico dei sintomi, sostenere il paziente e la famiglia e ridurre il ricorso a ricoveri e visite in pronto soccorso che, soprattutto nelle ultime fasi della malattia, possono peggiorare la qualità della vita.
Le conclusioni dello studio
Per i ricercatori, i risultati dello studio ALLAN rafforzano le evidenze a favore dell’integrazione precoce delle cure palliative specialistiche domiciliari nei pazienti con tumori gastrointestinali avanzati. Un modello assistenziale che, oltre a migliorare la qualità della presa in carico, consente di ridurre in maniera significativa il ricorso alle cure d’emergenza e alle ospedalizzazioni, contribuendo a un’assistenza più appropriata e centrata sui bisogni della persona.
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