Salute 16 Gennaio 2026 16:10

Tumore al seno e fertilità: 1 giovane donna su 4 congela gli ovociti prima delle cure

Lo studio, che ha coinvolto 746 donne tra i 18 e i 45 anni, mostra che il 25% delle pazienti under 40 accetta la crioconservazione degli ovociti prima della chemioterapia

di I.F.
Tumore al seno e fertilità: 1 giovane donna su 4 congela gli ovociti prima delle cure

Sempre più donne giovani con tumore al seno scelgono di guardare oltre la malattia, senza rinunciare al progetto di maternità. Oggi la preservazione della fertilità non è più un tabù né un rischio aggiuntivo: i dati scientifici confermano che si può curare il cancro e, allo stesso tempo, tutelare il futuro riproduttivo. È quanto emerge dallo studio PREFER, coordinato dall’Università di Genova e dall’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, presentato al San Antonio Breast Cancer Symposium (qui l’abstract dello studio in attesa di pubblicazione), uno dei più importanti appuntamenti internazionali dedicati al carcinoma mammario. Lo studio, che ha coinvolto 746 donne tra i 18 e i 45 anni, mostra che il 25% delle pazienti under 40 accetta la crioconservazione degli ovociti prima della chemioterapia. Un dato rilevante, che fotografa un cambiamento culturale e clinico importante: la fertilità entra a pieno titolo nel percorso di cura oncologica.

Nessun aumento del rischio di recidiva

Il messaggio chiave dello studio è rassicurante: la stimolazione ormonale necessaria per il congelamento degli ovociti non peggiora la prognosi e non aumenta il rischio di recidiva. Un risultato che contribuisce a superare una delle principali paure che, per anni, ha frenato sia le pazienti sia gli oncologi. “Il tumore al seno non è una malattia che riguarda solo le donne in menopausa”, ricorda Lucia Del Mastro, direttrice della Clinica di Oncologia medica del San Martino. In Italia, infatti, circa una diagnosi su dieci riguarda donne sotto i 40 anni, spesso alle prese non solo con terapie complesse, ma anche con il desiderio di una gravidanza futura.

Oncofertilità: cure e desiderio di maternità possono convivere

“Per molto tempo la stimolazione ormonale è stata considerata potenzialmente pericolosa», spiega Matteo Lambertini, coordinatore dello studio PREFER -. Oggi sappiamo che, se effettuata per periodi brevi – generalmente 10-15 giorni – non comporta effetti negativi. Questo ci permette di offrire una consulenza più completa e serena alle donne in premenopausa”. Lo studio rappresenta un passo avanti concreto nell’oncofertilità, una disciplina sempre più centrale nella presa in carico delle pazienti giovani, che chiede di integrare qualità di vita, salute psicologica e prospettive future.

Dalla ricerca alla pratica clinica

I dati presentati a San Antonio rafforzano l’idea che la preservazione della fertilità debba essere parte integrante del percorso oncologico, soprattutto nelle donne giovani. Un approccio che richiede informazione corretta, équipe multidisciplinari e una comunicazione chiara, affinché ogni paziente possa compiere scelte consapevoli. Curare il tumore, oggi, significa anche prendersi cura del futuro. E la scienza, ancora una volta, indica che questa strada è possibile.


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