Uno studio pilota dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano su 170 donne con tumore al seno ha analizzato il rapporto tra pazienti e chatbot basati sull’intelligenza artificiale. I risultati mostrano cautela: il 43% non li utilizza mai, il 40% raramente e solo il 15% li consulta spesso, confermando che il medico resta il principale punto di riferimento.
Affrontare una diagnosi di tumore porta con sé dubbi, paure e un forte bisogno di informazioni. In un periodo in cui i chatbot basati sull’intelligenza artificiale vengono utilizzati sempre più spesso nella vita quotidiana, cresce anche l’interesse verso il loro impiego in ambito sanitario. Per capire quale ruolo abbiano realmente nel percorso di cura, l’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano ha realizzato un sondaggio pilota su 170 pazienti con tumore al seno, presentato durante l’evento “Ieo con le donne”, dedicato al confronto tra pazienti e specialisti. L’indagine aveva l’obiettivo di comprendere quanto le donne utilizzino questi strumenti e con quali finalità. I risultati mostrano un atteggiamento prudente: il 43% delle pazienti dichiara di non usare mai chatbot per questioni legate alla salute, il 40% lo fa raramente e soltanto il 15% li consulta frequentemente, a conferma del fatto che il rapporto con il medico resta centrale.
Tra tecnologia e fiducia: il medico resta il punto di riferimento
L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nella pratica clinica e nella vita quotidiana, ma questo non significa che i pazienti siano pronti a sostituire il rapporto umano con strumenti digitali. Dall’indagine emerge infatti che le donne considerano i chatbot soprattutto un supporto per orientarsi tra informazioni e dubbi, senza attribuire loro un ruolo centrale nelle decisioni di cura. Nel caso di una patologia complessa come il tumore al seno, il bisogno di ascolto e confronto diretto continua a essere fondamentale. Una tecnologia può fornire informazioni, ma non conosce la storia clinica della paziente né il suo percorso personale.
Referti e sintomi: come vengono usati i chatbot
Lo studio ha evidenziato anche le motivazioni che spingono alcune pazienti a rivolgersi all’intelligenza artificiale. Oltre il 45% utilizza i chatbot per comprendere meglio referti ed esami clinici, mentre il 24% cerca indicazioni sul proprio stato di salute. Solo il 19% dichiara di utilizzarli per prendere decisioni personali. Il dato suggerisce che questi strumenti vengono percepiti soprattutto come un aiuto per comprendere informazioni complesse e tradurre termini medici difficili.
I vantaggi dell’Ai in medicina e i limiti nel rapporto con il paziente
Se le pazienti mostrano cautela nell’utilizzo dei chatbot, diverso è il discorso per l’intelligenza artificiale applicata alla ricerca e alla diagnostica. L’analisi di grandi quantità di dati e il supporto nell’interpretazione delle immagini stanno già contribuendo a sviluppare diagnosi più precise e terapie sempre più personalizzate. Resta, però, un confine che la tecnologia non riesce a superare completamente: la relazione umana. Per chi affronta una diagnosi oncologica, la cura non significa soltanto ricevere informazioni corrette, ma anche sentirsi ascoltati, accompagnati e compresi.
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