Una ricerca internazionale su oltre 48mila persone identifica una firma biologica che potrebbe rivoluzionare la prevenzione del cancro al polmone, permettendo di individuare i soggetti più a rischio e intervenire prima della comparsa della malattia.
Per la prima volta un semplice esame del sangue potrebbe aiutare a individuare chi svilupperà un tumore al polmone con oltre cinque anni di anticipo rispetto alla diagnosi. È quanto emerge da una nuova ricerca internazionale pubblicata sulla rivista scientifica Cell, che ha coinvolto più di 48mila partecipanti e utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per identificare specifici segnali biologici associati alla futura comparsa della malattia. Lo studio è stato coordinato da Francis Crick Institute e University College London e apre scenari completamente nuovi per la prevenzione oncologica. Gli scienziati hanno individuato una firma composta da 14 proteine presenti nel sangue, capace di segnalare uno stato infiammatorio polmonare che precede lo sviluppo del tumore. La scoperta potrebbe consentire in futuro di selezionare le persone più a rischio e valutare strategie preventive mirate prima che il cancro si manifesti.
Una firma biologica che anticipa la comparsa del tumore
Il cancro al polmone rappresenta ancora oggi la principale causa di morte oncologica a livello mondiale. Nonostante i progressi nelle terapie e nei programmi di screening, molte diagnosi arrivano quando la malattia è già in fase avanzata. Per questo motivo, i ricercatori si sono concentrati sulla ricerca di segnali precoci in grado di individuare il rischio di ammalarsi molto prima della comparsa dei sintomi. Analizzando i dati della biobanca britannica Uk Biobank, che raccoglie informazioni sanitarie e campioni biologici di migliaia di cittadini, gli studiosi hanno applicato algoritmi di apprendimento automatico alle proteine presenti nel plasma sanguigno. L’analisi ha permesso di identificare 14 proteine chiave che risultavano costantemente più elevate nelle persone che, negli anni successivi, avrebbero sviluppato un tumore polmonare.
Lo studio su oltre 48mila persone
Per arrivare a questo risultato sono stati esaminati i dati di oltre 48mila partecipanti, incrociando le informazioni biologiche con i registri oncologici per verificare chi si fosse ammalato nel corso del tempo. L’algoritmo ha preso in considerazione numerosi fattori già noti, come età, abitudine al fumo e precedenti malattie respiratorie, ma ha dimostrato che la nuova firma proteica era in grado di migliorare significativamente la capacità di prevedere il rischio di cancro al polmone entro i successivi cinque anni. I risultati sono stati poi confermati in otto differenti gruppi di popolazione provenienti da varie aree del mondo, compresi soggetti che non avevano mai fumato, rafforzando la solidità della scoperta.
Il legame tra infiammazione, smog e sviluppo del cancro
Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca riguarda il ruolo dell’infiammazione cronica. Secondo gli autori dello studio, la firma proteica non sarebbe prodotta direttamente dal tumore, ma rappresenterebbe il segnale di un ambiente polmonare alterato e infiammato che precede l’insorgenza della malattia. Da anni gli scienziati studiano il rapporto tra inquinamento atmosferico, processi infiammatori e sviluppo di tumori. Le evidenze raccolte suggeriscono che l’esposizione prolungata allo smog possa attivare meccanismi biologici in grado di favorire la trasformazione tumorale di cellule già portatrici di mutazioni genetiche. La nuova ricerca rafforza questa ipotesi mostrando come le 14 proteine individuate siano strettamente associate a questi processi infiammatori precoci.
Verso farmaci preventivi contro il cancro al polmone
La scoperta non si limita all’identificazione del rischio, ma apre anche la strada a possibili interventi preventivi. I ricercatori hanno concentrato l’attenzione su canakinumab, un farmaco che blocca l’interleuchina-1 beta, una molecola coinvolta nei processi infiammatori. Analizzando i dati di un precedente studio clinico che aveva coinvolto 4.651 persone, hanno osservato che i soggetti con livelli elevati della firma proteica erano quelli che traevano il maggior beneficio dal trattamento. In questo gruppo il rischio di sviluppare un tumore al polmone risultava quasi dimezzato rispetto ai partecipanti non trattati. Secondo gli autori, questo risultato suggerisce che in futuro potrebbe essere possibile individuare i soggetti ad alto rischio attraverso un esame del sangue e proporre loro trattamenti preventivi mirati, analogamente a quanto avviene oggi con le statine nella prevenzione cardiovascolare.
Una nuova frontiera per la medicina di prevenzione
La ricerca rappresenta un passo importante verso una medicina sempre più personalizzata. Oggi gli screening per il tumore del polmone vengono generalmente riservati alle persone con una lunga storia di fumo, ma molti casi continuano a verificarsi anche tra ex fumatori, non fumatori e soggetti esposti a elevati livelli di inquinamento. L’identificazione di una firma biologica capace di anticipare il rischio con oltre cinque anni di anticipo potrebbe cambiare radicalmente l’approccio alla prevenzione, consentendo di intervenire prima che il tumore si sviluppi. Saranno necessari ulteriori studi clinici per confermare l’efficacia di questa strategia e valutarne l’applicazione nella pratica medica, ma la prospettiva di prevenire il cancro al polmone attraverso test ematici e terapie mirate appare oggi più concreta che mai.
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