Salute 15 Settembre 2026 16:20

Tre minuti con cavalli e asini (mini) migliorano l’umore degli adolescenti

Uno studio dell’UC Davis mostra che una breve interazione con mini cavalli e asini riduce tristezza, solitudine e nervosismo. Decisive anche le reazioni degli animali e la capacità dei ragazzi di riconoscerne i segnali.

di Arnaldo Iodice
Tre minuti con cavalli e asini (mini) migliorano l’umore degli adolescenti

Tre minuti con cavalli e asini in miniatura possono bastare per migliorare l’umore degli adolescenti. È quanto emerge da uno studio dell’Università della California, Davis, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, che ha analizzato il rapporto tra comportamento degli animali e risposta emotiva dei ragazzi. La ricerca ha coinvolto 61 adolescenti, impegnati per tre minuti in un’interazione con quattro equini salvati: due mini cavalli, Olivia e Randy, e due mini asini, Mary e Memphis.

I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: uno doveva accarezzare delicatamente il dorso degli animali, l’altro grattare energicamente il collo, riproducendo il comportamento del grooming reciproco tra equini. Prima dell’esperienza, ai ragazzi è stato insegnato a riconoscere due segnali del linguaggio corporeo: il movimento delle labbra, associato a piacere o gradimento, e l’allontanamento, indicativo del desiderio di avere maggiore spazio. I risultati suggeriscono che gli effetti sull’umore non dipendono soltanto dall’attività svolta, ma anche dalla qualità e dalla reciprocità dell’interazione tra persone e animali.

Il comportamento dell’animale incide sulla risposta emotiva

L’elemento centrale dello studio è proprio l’attenzione riservata alle reazioni degli equini. Secondo i ricercatori, la maggior parte delle precedenti ricerche sugli interventi assistiti dagli animali si è concentrata soprattutto sui benefici ottenuti dagli esseri umani, considerando gli animali come partecipanti sostanzialmente passivi. L’ipotesi dell’UC Davis è invece che l’interazione sia un processo reciproco, nel quale entrambe le parti osservano, reagiscono e compiono delle scelte.

“Non si può stare in un pascolo a guardare un bambino e un asino interagire e fingere che solo uno dei due stia vivendo un’esperienza”, ha affermato Rebecca Calisi Rodríguez, professoressa associata di neurobiologia, fisiologia e comportamento e direttrice del Green Care Lab dell’UC Davis. “Si osservano a vicenda, si rispondono a vicenda, entrambi fanno delle scelte”. La coautrice Claire Short, che ha ideato lo studio e oggi gestisce il Green Care Lab, aveva osservato che i mini equini reagivano in modo diverso a seconda di come venivano accarezzati. Da qui la domanda alla base della ricerca: le differenze nel modo in cui le persone interagiscono con gli animali possono contribuire a spiegare perché gli studi sugli interventi assistiti producono risultati non sempre coerenti? Per verificarlo, i ricercatori hanno quindi osservato sia ciò che facevano gli adolescenti sia le risposte comportamentali degli equini.

Grattare il collo piace di più, ma anche l’allontanamento conta

Le osservazioni hanno mostrato una differenza netta tra le due modalità di contatto. Il movimento delle labbra, interpretato come segnale di piacere o gradimento, è stato osservato nel 75% delle interazioni in cui gli adolescenti grattavano il collo degli equini, contro il 48% di quelle in cui li accarezzavano sul dorso. Al contrario, gli animali si sono allontanati nell’89% delle interazioni basate sulle carezze, mentre l’allontanamento si è verificato nel 42% delle interazioni caratterizzate dal grattamento del collo. Il comportamento degli adolescenti, quindi, sembrava influenzare concretamente quello degli animali.

Sul piano emotivo, tuttavia, entrambe le modalità hanno prodotto un miglioramento. Tutti i partecipanti hanno riferito di sentirsi più calmi e di provare livelli inferiori di nervosismo, tristezza, solitudine ed eccitazione, indipendentemente dal tipo di interazione assegnato. L’analisi ha però evidenziato una relazione tra ciò che gli adolescenti osservavano negli equini e alcuni cambiamenti specifici nel loro stato d’animo. Chi aveva notato il movimento delle labbra degli animali mostrava una maggiore riduzione della solitudine. Ancora più inatteso il risultato relativo all’allontanamento: gli adolescenti che avevano visto gli equini prendere le distanze mostravano una maggiore diminuzione della tristezza. Il dato, secondo Calisi Rodríguez, mette in discussione l’idea che una maggiore partecipazione dell’animale sia necessariamente associata a un risultato migliore. Un’interazione significativa, infatti, non richiede che l’animale rimanga costantemente coinvolto. Al contrario, poter vedere un animale libero di avvicinarsi, restare oppure allontanarsi può rendere il rapporto più autentico e significativo per la persona.

La reciprocità come criterio per gli interventi assistiti

Per gli autori, il risultato non indica semplicemente quale sia il modo migliore per accarezzare un cavallo o un asino. Il punto è piuttosto considerare l’animale come parte attiva dell’intervento. “Questa non è una storia sul modo migliore per accarezzare un asino, per quanto carino possa essere. È una storia di reciprocità”, ha affermato Calisi Rodríguez. Secondo la ricercatrice, se gli animali sono destinati a diventare partner sempre più importanti nel sostegno al benessere umano, comprendere il loro benessere rappresenta non soltanto una responsabilità etica, ma anche un elemento necessario per capire come funzionano realmente gli interventi assistiti.

Lo studio potrebbe quindi contribuire alla progettazione di programmi più efficaci in contesti diversi, dagli ospedali alle scuole, fino ai centri di equitazione terapeutica. L’obiettivo indicato dagli autori non è limitarsi a misurare quanto una persona tragga beneficio dalla presenza di un animale, ma individuare le condizioni nelle quali l’interazione risulti positiva per entrambe le specie. “Mi piacerebbe che i programmi assistiti dagli animali diventassero luoghi in cui le persone non solo ricevano cure dagli animali, ma imparino anche a ricambiare”.

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