In occasione della Giornata Mondiale dell’8 maggio, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ripercorre i risultati raggiunti nella cura della beta-talassemia grazie alle terapie geniche avanzate: dalla terapia additiva all’editing del genoma con tecnologia CRISPR-Cas9
La talassemia è una delle malattie genetiche del sangue più diffuse al mondo e continua a rappresentare una condizione ad alto impatto clinico e sociale. In Italia si stimano circa 7mila persone affette, di cui oltre 5mila convivono con forme trasfusione-dipendenti. Per questi pazienti la vita è scandita da trasfusioni periodiche, mediamente ogni tre settimane, e da terapie quotidiane necessarie a contrastare l’accumulo di ferro nell’organismo, conseguenza inevitabile delle trasfusioni ripetute. Un sovraccarico che nel tempo può provocare complicanze cardiologiche, endocrine ed epatiche. Alla base della malattia vi sono mutazioni genetiche che compromettono la produzione dell’emoglobina, la proteina dei globuli rossi deputata al trasporto dell’ossigeno. Nelle forme più severe, come la beta-talassemia trasfusione-dipendente, la produzione delle catene beta dell’emoglobina è assente o fortemente ridotta. Fino a pochi anni fa, l’unica possibilità di guarigione era rappresentata dal trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche, limitato però dalla necessità di trovare un donatore compatibile e dai rischi crescenti con l’avanzare dell’età.
Il Bambino Gesù protagonista delle terapie geniche
In occasione della Giornata Mondiale dell’8 maggio, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ripercorre i risultati raggiunti nella cura della beta-talassemia grazie alle terapie geniche avanzate. Negli ultimi anni, infatti, il panorama terapeutico è profondamente cambiato grazie allo sviluppo delle terapie avanzate. L’Ospedale della Santa Sede ha avuto un ruolo centrale in questo percorso di innovazione, partecipando sin dal 2018 agli studi internazionali sulla cosiddetta terapia genica “additiva”, basata sull’introduzione nelle cellule staminali del paziente di una copia funzionante del gene della beta-globina tramite vettore lentivirale. Il Bambino Gesù è stato l’unico centro italiano coinvolto nella sperimentazione e i risultati hanno mostrato fin da subito dati molto incoraggianti: circa il 90% dei pazienti trattati ha raggiunto l’indipendenza dalle trasfusioni.
La svolta dell’editing genetico
Il passo successivo è arrivato con l’editing del genoma tramite tecnologia CRISPR-Cas9, la cosiddetta “forbice molecolare”. Dal 2020 il Bambino Gesù ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo di questa strategia terapeutica, diventando il primo centro in Italia a trattare un paziente con talassemia attraverso editing genomico. A differenza della terapia additiva, che introduce una copia funzionante del gene difettoso, l’editing genetico interviene direttamente sul DNA delle cellule staminali emopoietiche del paziente, modificando specifiche sequenze genetiche. Il trattamento agisce sul gene BCL11A, responsabile del blocco della produzione di emoglobina fetale dopo la nascita. Disattivando questo gene, le cellule del sangue tornano a produrre emoglobina fetale, capace di compensare il difetto alla base della malattia. Una sorta di chirurgia molecolare mirata che consente di correggere il problema alla radice.
Oltre il 98% dei pazienti senza trasfusioni
I risultati degli studi internazionali pubblicati nel 2024 sul New England Journal of Medicine hanno segnato un punto di svolta. Nello studio sulla beta-talassemia, coordinato a livello internazionale dal professor Franco Locatelli, responsabile del Centro studi clinici oncoematologici e terapie cellulari del Bambino Gesù, il 98% dei pazienti valutabili ha raggiunto l’indipendenza dalle trasfusioni. Risultati altrettanto rilevanti sono stati ottenuti nell’anemia falciforme severa: il 100% dei pazienti trattati è risultato libero da crisi vaso-occlusive e dai ricoveri correlati per almeno dodici mesi. Sono inoltre in fase di pubblicazione i dati relativi ai bambini tra i 5 e gli 11 anni, ulteriore passaggio verso terapie sempre più accessibili anche in età pediatrica.
La terapia ora rimborsata dal SSN
La recente rimborsabilità da parte del Servizio sanitario nazionale della prima terapia di editing genetico per la beta-talassemia trasfusione-dipendente e per l’anemia falciforme severa rappresenta il passaggio decisivo dalla sperimentazione clinica alla pratica terapeutica. La terapia è destinata a pazienti tra i 12 e i 35 anni e viene somministrata una sola volta. “L’editing del genoma delle cellule staminali del paziente basato sulla tecnologia CRISPR/Cas9 rappresenta una svolta fondamentale per le persone affette da malattie genetiche del sangue – sottolinea Franco Locatelli -. Oggi siamo di fronte a un cambiamento concreto nella vita dei pazienti. La disponibilità nel Servizio sanitario nazionale di una terapia innovativa, somministrata una sola volta, consente di trasformare i risultati della ricerca in un beneficio reale e duraturo per i malati e per le loro famiglie”. Per migliaia di persone che fino a oggi hanno vissuto dipendendo dalle trasfusioni, si apre così una prospettiva completamente nuova. Le terapie geniche non rappresentano più soltanto una promessa della ricerca, ma una concreta possibilità terapeutica capace di modificare radicalmente la storia naturale della malattia e la qualità della vita dei pazienti.
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