Sanità 24 Luglio 2026 10:28

Suicidio medicalmente assistito, l’Emilia-Romagna approva la legge

Dopo Toscana e Sardegna, l’Emilia-Romagna è la terza Regione a disciplinare con una legge l’accesso al suicidio medicalmente assistito

di Redazione
Suicidio medicalmente assistito, l’Emilia-Romagna approva la legge

L’Emilia-Romagna è la terza Regione italiana, dopo Toscana e Sardegna, a dotarsi di una legge che disciplina le procedure per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, dando attuazione ai principi fissati dalla Corte costituzionale con la sentenza 242 del 2019. Il via libera è arrivato al termine di una lunga seduta dell’Assemblea legislativa, che ha approvato il testo presentato dalla maggioranza composta da Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Civici e Movimento 5 Stelle. La nuova normativa, composta da dodici articoli, punta a garantire criteri omogenei, trasparenti e uniformi su tutto il territorio regionale, definendo tempi e modalità delle procedure per i pazienti che rientrano nelle condizioni individuate dalla Consulta.

De Pascale: “Non crea nuovi diritti”

“La legge non crea nuovi diritti né introduce condizioni diverse rispetto a quelle già definite dalla Corte costituzionale. Si limita a tradurre in procedure obiettive, imparziali e uguali per tutti i principi affermati dalla sentenza 242 del 2019, rendendoli concretamente applicabili e colmando un vuoto legislativo nazionale”. È questo il messaggio lanciato dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, intervenendo durante il dibattito in Assemblea legislativa. Per il governatore, il ricorso a una legge regionale rappresenta una risposta all’assenza di una disciplina nazionale, pur ribadendo che il punto di approdo dovrebbe essere una normativa statale capace di garantire gli stessi diritti e le stesse tutele in tutto il Paese. “L’Emilia-Romagna – ha aggiunto – non interviene per modificare le condizioni di accesso definite dalla Corte costituzionale, ma per assicurare che, su tutto il territorio regionale, le procedure siano uniformi, trasparenti e rispettose dei diritti delle persone”.

A chi si applica la legge

Il provvedimento riguarda esclusivamente le persone che presentano i requisiti individuati dalla Corte costituzionale: pazienti affetti da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, dipendenti da trattamenti di sostegno vitale e pienamente capaci di assumere decisioni libere e consapevoli. Prima di qualsiasi valutazione, il paziente dovrà ricevere un’informazione completa sulle possibilità terapeutiche disponibili, comprese le cure palliative, che la Regione ribadisce rappresentare un elemento centrale del percorso assistenziale. La richiesta potrà inoltre essere revocata in qualsiasi momento.

Nasce la Commissione multidisciplinare

Uno degli elementi qualificanti della legge è l’istituzione della Commissione di valutazione multidisciplinare (CoVam), organizzata su base territoriale di Area vasta. Ne faranno parte medici specialisti della patologia del paziente, palliativisti, anestesisti-rianimatori, medici legali, psichiatri, farmacologi o farmacisti, psicologi e infermieri. La Commissione effettuerà anche una visita nel luogo in cui si trova il paziente e potrà acquisire il contributo del medico di medicina generale o di un medico di fiducia indicato dall’interessato. La valutazione sarà affiancata dal parere, non vincolante, del Comitato regionale per l’etica clinica (Corec). L’intera procedura sarà gratuita e le attività eventualmente connesse all’attuazione del suicidio medicalmente assistito saranno svolte esclusivamente da personale sanitario che abbia espresso la propria disponibilità su base volontaria.

Il confronto politico

L’approvazione della legge è arrivata al termine di un confronto particolarmente acceso tra maggioranza e opposizione. Per le forze di centrosinistra il provvedimento non introduce nuovi diritti, ma organizza sul piano sanitario un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale, garantendo procedure uniformi e tempi compatibili con le condizioni cliniche dei pazienti. Di diverso avviso il centrodestra, che ha votato contro il testo sostenendo che la materia debba essere disciplinata esclusivamente da una legge nazionale e che la priorità debba restare il potenziamento delle cure palliative, degli hospice e dell’assistenza alle persone più fragili. Soddisfazione è stata espressa anche dall’Associazione Luca Coscioni, promotrice della proposta di iniziativa popolare “Liberi Subito”, che ha definito l’approvazione della legge un risultato importante e ha annunciato l’intenzione di promuovere provvedimenti analoghi anche nelle altre Regioni, con l’obiettivo di rendere più omogenee le procedure di accesso al suicidio medicalmente assistito sull’intero territorio nazionale.

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