Prevenzione 16 Giugno 2026 15:21

Social, i ragazzi a rischio aumentano del 57%: un adolescente su 10 ne fa un uso problematico

Cyberbullismo, autolesionismo e challenge estreme: secondo l'OMS l'uso problematico dei social è passato dal 7% all'11% in quattro anni, con un impatto maggiore sulle ragazze e crescenti preoccupazioni per la salute mentale dei più giovani.

di Viviana Franzellitti
Social, i ragazzi a rischio aumentano del 57%: un adolescente su 10 ne fa un uso problematico

Le vacanze estive significano più tempo libero, ma anche più ore trascorse davanti allo smartphone. Ed è proprio in questo periodo che gli esperti invitano a non abbassare la guardia. La Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) e l’Istituto di Neuropsichiatria Infantile “Giovanni Bollea” del Policlinico Umberto I di Roma hanno acceso i riflettori sui rischi di un uso non accompagnato dei social network tra bambini e adolescenti.

L’allarme arriva mentre i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) mostrano una crescita preoccupante del fenomeno: tra il 2018 e il 2022 la quota di adolescenti con un uso problematico dei social media è salita dal 7% all’11%, un aumento del 57% in appena quattro anni. Lo studio internazionale HBSC, condotto su ragazzi di 11, 13 e 15 anni in 44 Paesi tra Europa, Asia centrale e Canada, evidenzia, inoltre, che il fenomeno colpisce soprattutto le ragazze, con conseguenze che possono tradursi in ansia, depressione, disturbi del sonno, isolamento sociale e peggioramento del rendimento scolastico.

Un adolescente su 10 ha un rapporto problematico con i social

Per l’OMS, l’uso problematico dei social non coincide con il semplice trascorrere molto tempo online. Si parla di un comportamento caratterizzato da difficoltà a controllare il tempo trascorso sulle piattaforme, sintomi di dipendenza, bisogno compulsivo di controllare notifiche e contenuti e interferenze con la vita quotidiana. I dati indicano che oggi un adolescente su dieci presenta queste caratteristiche e che la situazione è peggiorata dopo la pandemia, quando il digitale è diventato una componente sempre più centrale della vita dei ragazzi.

Perché i social possono diventare un rischio per la salute mentale

Gli specialisti spiegano che il cervello degli adolescenti è particolarmente sensibile ai meccanismi di ricompensa e al bisogno di approvazione dei coetanei. Al contrario, le aree deputate al controllo degli impulsi e alla valutazione del rischio sono ancora in fase di sviluppo. In questo contesto, gli algoritmi delle piattaforme, progettati per massimizzare il coinvolgimento degli utenti, possono esporre i ragazzi in maniera ripetuta a contenuti estremi, violenti o emotivamente molto coinvolgenti. Le conseguenze possono essere importanti: disturbi del sonno, ansia, sintomi depressivi, ritiro sociale e perdita di interesse per le attività quotidiane sono tra i problemi più frequentemente osservati dai neuropsichiatri infantili. Nei casi più gravi, il disagio può richiedere una presa in carico specialistica da parte dei servizi di salute mentale.

Cyberbullismo, autolesionismo e challenge estreme: i pericoli nascosti online

A preoccupare gli esperti sono soprattutto i contenuti che possono innescare comportamenti a rischio nei ragazzi più vulnerabili. La letteratura scientifica più recente mostra che l’esposizione frequente a immagini e messaggi legati all’autolesionismo o al suicidio può aumentare, almeno nel breve periodo, la comparsa di pensieri suicidari e impulsi autolesivi. Un altro fenomeno sotto osservazione è il cosiddetto “contagio sociale”: la ripetuta esposizione a contenuti che mostrano dolore psicologico, gesti estremi o comportamenti pericolosi può contribuire a normalizzarli, favorendo processi di imitazione tra i più fragili. Lo stesso vale per le challenge estreme, che attraverso i meccanismi di gruppo e la ricerca di visibilità online possono spingere alcuni adolescenti a sottovalutare il rischio.

Le ragazze sono più colpite: il dato che preoccupa gli esperti

Il rapporto OMS evidenzia che le adolescenti presentano livelli più elevati di uso problematico dei social rispetto ai coetanei maschi. Le ragazze sono infatti più esposte ai meccanismi di confronto sociale, ai problemi legati all’immagine corporea e alle dinamiche di esclusione o aggressione online. Per gli specialisti questo dato merita particolare attenzione perché coincide con l’aumento, registrato negli ultimi anni, delle richieste di assistenza per problemi di ansia, depressione e disagio psicologico in età evolutiva, mettendo sotto pressione i servizi di neuropsichiatria infantile già in molte aree del Paese.

Dall’Australia all’Europa: sempre più Paesi pensano a limitare i social ai minori

L’allarme sulla salute mentale dei più giovani sta spingendo diversi governi a intervenire. L’Australia è diventata il primo Paese al mondo a vietare l’accesso ai principali social network agli under 16, imponendo alle piattaforme sistemi di verifica dell’età degli utenti.

Anche in Europa il dibattito è sempre più acceso. La Francia ha introdotto il consenso dei genitori per gli utenti sotto i 15 anni, mentre Norvegia, Danimarca, Grecia, Portogallo e Regno Unito stanno discutendo nuove restrizioni e controlli più rigorosi. L’obiettivo è proteggere i minori dall’esposizione a cyberbullismo, contenuti autolesivi e dinamiche online potenzialmente dannose, ma molti esperti avvertono che il solo divieto non basta. Servono soprattutto educazione digitale, maggiore responsabilità delle piattaforme e un rafforzamento dei servizi dedicati alla salute mentale degli adolescenti.

Cosa possono fare famiglie e scuola

Secondo i neuropsichiatri, la risposta non è demonizzare la tecnologia. Al contrario, è necessario accompagnare bambini e adolescenti nell’uso del digitale, evitando che smartphone e tablet diventino dei “baby sitter” elettronici. Gli esperti consigliano di: rispettare i limiti di età previsti dalle piattaforme, preservare momenti della giornata senza schermi, evitare l’uso dei dispositivi durante la notte e prestare attenzione a segnali come insonnia, irritabilità, isolamento e bisogno compulsivo di controllare il telefono.

La sfida, concludono gli specialisti, è costruire un ecosistema digitale sicuro, in cui famiglie, scuola, istituzioni e servizi sanitari lavorino insieme per trasformare la rete in un’opportunità di crescita e non in un fattore di rischio per il benessere psicologico dei più giovani.

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