One Health 21 Gennaio 2026 17:16

Smog fuori controllo: Milano, Torino e Padova ai vertici dell’inquinamento urbano

Nel 2025 l’aria delle città italiane resta lontana dagli standard di sicurezza. L’indagine “Cambiamo aria” fotografa un’emergenza persistente: livelli di Pm2,5 ancora elevati, scarti preoccupanti rispetto alle soglie Oms e un’esposizione urbana che continua a pesare sulla salute pubblica.

di Viviana Franzellitti
Smog fuori controllo: Milano, Torino e Padova ai vertici dell’inquinamento urbano

L’inquinamento atmosferico resta una delle principali emergenze sanitarie in Italia. I dati definitivi del progetto nazionale “Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promosso da Isde Italia – Associazione medici per l’ambiente, in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, mostrano come l’esposizione cronica della popolazione urbana a livelli elevati di inquinanti nocivi rimanga diffusa e largamente incompatibile con la tutela della salute pubblica. In molte città italiane, infatti, non vengono rispettati neppure i limiti normativi vigenti, mentre il divario con i nuovi standard europei e con le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) appare allarmante. Ecco cosa è emerso dall’indagine.

Inquinamento atmosferico e i rischi sanitari

L’inquinamento atmosferico urbano è determinato principalmente da traffico stradale, uso di combustibili fossili per il riscaldamento degli edifici e trasporto marittimo, responsabili anche di emissioni climalteranti. Gli inquinanti più pericolosi sono:

  • Pm2,5 (particolato fine): particelle che penetrano profondamente nei polmoni e nel circolo sanguigno, responsabili di infarti, ictus, broncopatie croniche, diabete e disturbi neurologici;
  • Pm10 (particolato grosso): aumenta il rischio di malattie respiratorie e cardiovascolari;
  • NO2 (biossido di azoto): peggiora asma, infezioni polmonari e malattie cardiovascolari.

L’esposizione cronica a questi inquinanti provoca ricoveri ospedalieri, peggioramento di patologie preesistenti, effetti sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo dei bambini, oltre a contribuire all’aumento del carico di malattie croniche negli adulti e a decessi attribuibili all’inquinamento.

Cosa ha analizzato il report “Cambiamo aria”

Il progetto ha raccolto e confrontato i dati di 57 stazioni di monitoraggio in 27 città italiane, valutando le concentrazioni di inquinanti rispetto ai limiti di legge attuali, ai futuri limiti della direttiva europea 2024/2881 e ai valori raccomandati dall’Oms (linee guida 2021). L’analisi rivela come in molte città italiane l’inquinamento resti ben oltre i livelli di sicurezza, confermando l’emergenza sanitaria strutturale.

Le città più inquinate e i superamenti giornalieri

Milano, Torino e Padova emergono come i centri urbani più colpiti dall’inquinamento da particolato fine. In queste città le concentrazioni medie annue di Pm2,5 risultano ben al di sopra delle soglie di sicurezza, avvicinandosi a valori doppi rispetto al futuro limite europeo e quattro volte superiori a quelli raccomandati dall’Oms. Preoccupano soprattutto i superamenti giornalieri: a Milano i giorni oltre soglia sono oltre duecento in un anno, con numeri molto elevati anche a Torino e Padova.

Secondo il report, i decessi legati al Pm2,5 nelle 27 città monitorate nel 2025 sono 6.731, circa l’8% della mortalità non traumatica negli adulti, con picchi del 14% a Milano e 12% a Torino e Padova. Questi decessi sarebbero in gran parte evitabili se le concentrazioni fossero ridotte ai livelli raccomandati dall’Oms.

Direttiva europea e recepimento in Italia

La nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria 2024/2881, pubblicata a fine 2024 e da recepire entro il 2026, fissa limiti più restrittivi e vicini alle raccomandazioni Oms. Tuttavia, senza interventi strutturali su traffico, riscaldamento urbano, mobilità e città, il rispetto di questi standard rischia di arrivare troppo tardi. Per proteggere la salute della popolazione, in sintesi, sono necessari:

  • recepimento rapido e piena attuazione della direttiva Ue;
  • aggiornamento del Piano nazionale aria e dei piani regionali;
  • investimenti su trasporto pubblico, mobilità attiva, efficienza energetica, elettrificazione e fonti rinnovabili;
  • riduzione decisa del traffico privato e delle emissioni nei porti e negli impianti di riscaldamento.

Secondo gli esperti, rimandare queste azioni significherebbe accettare anni di malattie e morti evitabili. Cambiare aria, in conclusione, non è più un’opzione: è una responsabilità immediata verso la salute collettiva.

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