One Health 16 Luglio 2026 11:50

Smog, città ancora soffocate dall’inquinamento. ISDE: “Nessuna rispetta i valori Oms del PM2,5”

I dati del progetto "Cambiamo Aria" confermano una situazione ancora critica nelle città italiane. In molte aree sono già stati raggiunti o superati, nei primi sei mesi del 2026

di Isabella Faggiano
Smog, città ancora soffocate dall’inquinamento. ISDE: “Nessuna rispetta i valori Oms del PM2,5”

Le città italiane continuano a respirare un’aria che mette a rischio la salute dei cittadini. Polveri sottili, biossido di azoto e ozono restano su livelli incompatibili con un’adeguata tutela della popolazione, nonostante alcuni segnali di miglioramento rispetto allo scorso anno. È quanto emerge dall’aggiornamento a fine giugno 2026 del progetto “Cambiamo Aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promosso da ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente insieme all’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e alla Clean Cities Campaign. Lo studio, che raccoglie i dati ufficiali delle reti regionali ARPA e APPA in 27 città italiane, confronta i livelli degli inquinanti con tre diversi riferimenti: la normativa italiana attualmente in vigore, i limiti più restrittivi introdotti dalla Direttiva europea 2024/2881 e le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

PM10: in molte città i limiti annuali sono già stati raggiunti

Per quanto riguarda il PM10, la situazione appare tutt’altro che rassicurante. Alla fine di giugno alcune centraline di Milano, Verona, Vicenza e Modena avevano già raggiunto o superato il limite dei 35 giorni annui con concentrazioni superiori a 50 microgrammi per metro cubo consentito dall’attuale normativa. Criticità significative sono state registrate anche a Torino, Venezia, Padova, Parma, Brescia, Bergamo e Bologna. Il quadro diventa ancora più severo se si prendono come riferimento i nuovi limiti europei che entreranno in vigore dal 2030. La Direttiva UE abbasserà infatti la soglia giornaliera a 45 microgrammi per metro cubo, consentendo al massimo 18 superamenti l’anno. Ebbene, già a fine giugno 13 delle 27 città monitorate risultavano oltre questo limite, mentre in alcune realtà il confronto con lo stesso periodo del 2025 evidenzia persino un aumento delle giornate caratterizzate da elevate concentrazioni di particolato.

PM2,5: nessuna città rispetta le raccomandazioni dell’OMS

Ancora più allarmante è il quadro relativo al PM2,5, il particolato fine considerato tra gli inquinanti più pericolosi perché le sue particelle riescono a penetrare in profondità nell’apparato respiratorio fino a raggiungere il sistema cardiovascolare. La futura soglia giornaliera europea di 25 microgrammi per metro cubo, che dal 2030 potrà essere superata per non più di 18 giorni l’anno, è già stata oltrepassata 52 volte nella stazione Padova-Mandria, 50 volte a Milano-Marche, 49 a Milano-Pascal Città Studi e 48 nelle stazioni Torino-Rebaudengo e Torino-Rubino. Il confronto con i valori raccomandati dall’OMS restituisce un quadro ancora più critico. Torino-Rebaudengo ha già registrato 104 giornate oltre la soglia di 15 microgrammi per metro cubo indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità, seguita da Verona-Giarol Grande con 98, Padova-Mandria con 90 e Milano-Marche con 87. Il dato più significativo, sottolineano gli esperti, è che nessuna delle città monitorate risulta pienamente conforme alle raccomandazioni sanitarie dell’OMS per il PM2,5, confermando un’esposizione diffusa della popolazione urbana a concentrazioni potenzialmente nocive.

Biossido di azoto: traffico e aree portuali tra le principali fonti

Resta elevata anche la presenza di biossido di azoto (NO2), inquinante strettamente legato ai processi di combustione e soprattutto alle emissioni del traffico veicolare. Le concentrazioni più elevate si registrano nelle centraline collocate lungo le strade più trafficate. Palermo-Di Blasi ha contato 78 giornate oltre il futuro limite europeo di 50 microgrammi per metro cubo, seguita da Genova-Via Buozzi (58), Napoli-Ente Ferrovie (50) e Genova-Corso Europa (41). In diversi casi si tratta di città portuali, dove alle emissioni del traffico stradale si sommano quelle prodotte dalle attività marittime. Situazioni rilevanti sono state osservate anche a Torino, Catania, Milano, Firenze e Trento.

Estate e ozono: il caldo aggrava la qualità dell’aria

Con l’arrivo della stagione estiva cresce anche la preoccupazione per l’ozono troposferico, un inquinante secondario la cui formazione è favorita dalle elevate temperature e dall’intenso irraggiamento solare. A fine giugno la centralina di Torino-Lingotto aveva già registrato 24 giornate oltre il valore di 120 microgrammi per metro cubo, seguita da Bergamo-Meucci con 21 e dalle stazioni Torino-Rubino, Modena-Parco Ferrari e Vicenza-Quartiere Italia con 20. Tutte avevano già superato il numero massimo di giornate che sarà consentito dalla normativa europea nell’intero anno a partire dal 2030.

Alcuni segnali positivi, ma il quadro resta critico

Il confronto con il primo semestre del 2025 mostra qualche timido miglioramento: aumentano infatti le stazioni che rientrano nelle fasce di rischio meno elevate e diminuiscono, almeno per ora, alcuni superamenti dei limiti previsti dalla normativa vigente. Tuttavia, precisano gli esperti, sarà necessario attendere la seconda parte dell’anno per capire se questa tendenza verrà confermata. Nel complesso, il PM2,5 continua a superare diffusamente i valori indicati dalla nuova Direttiva europea e il biossido di azoto mantiene livelli elevati in numerosi centri urbani. Torino, Milano e molte città della Pianura Padana restano tra le aree più problematiche del Paese.

L’inquinamento atmosferico è una questione di salute pubblica

Per ISDE Italia l’inquinamento atmosferico rappresenta uno dei principali fattori di rischio ambientale per la salute. La letteratura scientifica internazionale associa l’esposizione cronica agli inquinanti a un aumento della mortalità prematura e del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, respiratorie, oncologiche, metaboliche e neurologiche. Sono inoltre documentati effetti negativi sulla salute riproduttiva, sullo sviluppo cerebrale e cognitivo dei bambini e, più in generale, su numerosi organi e apparati dell’organismo. Per questo l’associazione ribadisce che non è possibile attendere il 2030 per intervenire. Servono politiche strutturali e continuative che riducano le emissioni alla fonte, agendo sul traffico, sul riscaldamento degli edifici, sulle attività produttive e sulla pianificazione urbana. L’obiettivo, sottolinea ISDE, deve essere quello di garantire fin da oggi ai cittadini il diritto a respirare un’aria che non li esponga a un rischio evitabile di malattia.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato