Nella Giornata mondiale dedicata alla Sclerosi laterale amiotrofica, AriSLA rilancia il valore della ricerca scientifica. La presidente Monaco: "Stiamo contribuendo ad ampliare le conoscenze sulla malattia"
Dietro ogni laboratorio, ogni studio e ogni pubblicazione scientifica c’è una speranza concreta per migliaia di persone che convivono con la Sclerosi laterale amiotrofica (SLA). È questo il messaggio che accompagna la Giornata mondiale della SLA, celebrata il 21 giugno in tutto il mondo su iniziativa dell’International Alliance of ALS/MND Associations, la federazione internazionale delle associazioni dei pazienti di cui fanno parte anche AriSLA e AISLA. La SLA è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce prevalentemente persone tra i 40 e i 70 anni. In Italia si stima che siano circa 6mila le persone che convivono con questa patologia, mentre ogni anno si registrano tra due e tre nuove diagnosi ogni 100 mila abitanti. Da oltre quindici anni AriSLA sostiene la ricerca scientifica italiana con l’obiettivo di comprendere i meccanismi alla base della malattia e individuare strategie terapeutiche sempre più efficaci. Un impegno che oggi guarda non soltanto allo sviluppo di nuove cure, ma anche al miglioramento della qualità di vita delle persone con SLA attraverso diagnosi più precoci e accurate, biomarcatori innovativi, farmaci e dispositivi capaci di affrontare le complicanze della malattia.
La ricerca come risposta alla malattia
“La Giornata mondiale della SLA rappresenta un’occasione importante per ringraziare i ricercatori che ogni giorno dedicano il proprio lavoro allo studio di questa malattia”, sottolinea Lucia Monaco, presidente di AriSLA. “Continuiamo a sostenere il loro impegno, alimentato non solo dalla passione per la conoscenza scientifica ma anche da un profondo senso di responsabilità verso le persone con SLA e le loro famiglie. La ricerca italiana sta contribuendo ad accrescere la conoscenza sulla malattia e a progredire verso le applicazioni cliniche dei risultati”. Secondo Monaco, la ricerca resta il principale strumento per costruire nuove prospettive terapeutiche e offrire risposte concrete ai pazienti. Per questo la Fondazione investe ogni anno nel finanziamento di progetti selezionati attraverso bandi competitivi e promuove iniziative di divulgazione scientifica per rendere accessibili i risultati raggiunti.
A novembre il convegno AriSLA 2026
Tra gli appuntamenti più attesi dell’anno c’è il Convegno AriSLA 2026, in programma il 19 e 20 novembre a Milano. L’evento riunirà ricercatori impegnati sia nella ricerca di base sia nella ricerca clinica, offrendo un’occasione di confronto sugli sviluppi più recenti nel campo della SLA. Particolare attenzione sarà dedicata ai progetti individuati dal piano strategico della Fondazione, con focus sui biomarcatori utili per la diagnosi, la valutazione della progressione della malattia e il monitoraggio della risposta alle terapie. Spazio anche agli avanzamenti della ricerca verso nuovi approcci terapeutici e a momenti di approfondimento su temi di particolare interesse per i pazienti e le loro famiglie.
Oltre 17 milioni di euro investiti nella ricerca
I numeri raccontano la dimensione dell’impegno di AriSLA. Dal 2008 la Fondazione ha pubblicato 18 bandi di finanziamento, investendo oltre 17,8 milioni di euro nella ricerca sulla SLA. Sono stati sostenuti 150 ricercatori italiani e finanziati 121 progetti che hanno prodotto 430 pubblicazioni scientifiche. Un percorso reso possibile grazie al sostegno dei soci fondatori AISLA, Fondazione Cariplo, Fondazione Telethon ETS e Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport Onlus. “Ci auguriamo che il nostro messaggio di fiducia nella ricerca possa raggiungere tutte le persone con SLA, le loro famiglie e l’intera comunità – conclude Monaco -. Solo aumentando la consapevolezza su questa malattia possiamo continuare a costruire, insieme, nuove opportunità per il futuro”.
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