Prevenzione 23 Giugno 2026 02:23

Si può ringiovanire il sistema immunitario?

A Ferrara un progetto da 450 mila euro, finanziato dal Ministero della Salute, punta a comprendere come rallentare l’invecchiamento del sistema immunitario e ridurre il rischio di fragilità, infezioni e malattie nella popolazione anziana. L’obiettivo è favorire un invecchiamento più sano, individuando strategie e interventi capaci di mantenere più efficienti le difese immunitarie nel corso degli anni.

di Viviana Franzellitti
Si può ringiovanire il sistema immunitario?

Un progetto di ricerca dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, finanziato dal Ministero della Salute con 450.000 euro, punta a contrastare il declino del sistema immunitario legato all’età. Il programma, denominato IMMUNO-REBIRTH, coinvolge clinici e ricercatori dell’Università degli Studi di Ferrara e altre strutture sanitarie locali, con l’obiettivo di studiare i meccanismi dell’immunosenescenza e individuare possibili strategie per “ringiovanire” le cellule T. L’attenzione è rivolta soprattutto agli anziani fragili, con ricadute potenziali su infezioni ricorrenti, risposta ai vaccini e rischio oncologico.

Immunosenescenza: quando il sistema immunitario perde efficacia con l’età

Con l’invecchiamento, il sistema immunitario tende a diventare meno efficiente: le cellule T della memoria, fondamentali per riconoscere virus e batteri già incontrati, riducono progressivamente la loro capacità di risposta. Questo fenomeno, noto come immunosenescenza, è associato a una maggiore vulnerabilità alle infezioni, a una risposta vaccinale meno efficace e a un aumento del rischio di patologie croniche e tumorali. Il progetto ferrarese si concentra proprio su questo punto critico, cercando di capire quali alterazioni metaboliche rendano le cellule immunitarie meno performanti.

L’obiettivo: “riattivare” le cellule T attraverso metabolismo e terapie integrate

Cuore dello studio è l’analisi del metabolismo delle cellule immunitarie per identificare i meccanismi che ne determinano il declino funzionale. I ricercatori intendono valutare se sia possibile ripristinare l’efficienza delle cellule T intervenendo sulle vie metaboliche alterate, con approcci farmacologici mirati. L’idea non è solo osservare il fenomeno, ma provare a intervenire attivamente per invertire alcuni effetti dell’invecchiamento immunitario, aprendo la strada a possibili strategie terapeutiche future.

Il ruolo dell’attività fisica nella risposta immunitaria degli anziani

Accanto alla ricerca biologica, il progetto integra un secondo livello di intervento: l’esercizio fisico personalizzato. Programmi di attività motoria saranno studiati per verificare se e quanto possano migliorare la funzionalità del sistema immunitario. L’ipotesi è che uno stile di vita attivo possa contribuire a ridurre lo stato di senescenza cellulare e rafforzare la risposta immunitaria, con un impatto concreto sulla qualità della vita degli anziani e sulla loro autonomia.

Dalla ricerca alla pratica clinica: cosa può cambiare per i pazienti

Il valore aggiunto del progetto sta nella possibile traduzione clinica dei risultati. Se le strategie combinate — farmacologiche e comportamentali — dovessero dimostrarsi efficaci, potrebbero essere integrate nei percorsi di prevenzione e cura per la popolazione anziana. Questo significherebbe meno infezioni, migliore risposta ai vaccini e riduzione della fragilità, con un impatto diretto anche sulla pressione sul sistema sanitario. Tuttavia, si tratta di una prospettiva di medio-lungo periodo, ancora tutta da validare attraverso i risultati dello studio.

Ricerca multidisciplinare e ricadute sul Servizio sanitario

Il progetto si inserisce in una più ampia collaborazione tra geriatria, medicina dello sport e scienze chimiche e biologiche. Un approccio multidisciplinare che punta a trasformare la ricerca di base in strumenti utili per la sanità pubblica. In un contesto di invecchiamento della popolazione, l’obiettivo è duplice: migliorare la salute individuale degli anziani e ridurre i costi legati alla cronicità e alla non autosufficienza, tema centrale per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

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