A 6, 9 e 12 mesi i neonati hanno mostrato sorpresa quando un adulto ignorava il pianto di un bambino. Le aspettative risultavano meno marcate in presenza di più sintomi depressivi materni.
I neonati sembrano sviluppare già nel primo anno di vita aspettative sul modo in cui chi si prende cura di loro dovrebbe reagire al pianto di un bambino. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Developmental Psychology da ricercatori dell’Università dell’Illinois Urbana-Champaign, secondo cui la maggior parte dei neonati si aspetta che un adulto intervenga per consolare un bambino che piange. La ricerca ha inoltre individuato un’associazione tra la presenza di sintomi depressivi nelle madri e le aspettative dei loro figli rispetto ai comportamenti di conforto.
Per studiare il fenomeno, i ricercatori hanno coinvolto più di 75 neonati, osservati a 6, 9 e 12 mesi. In una prima fase, ai bambini sono stati mostrati alcuni video di una donna impegnata nelle faccende domestiche, così da familiarizzarli con la situazione. Successivamente hanno assistito a due differenti scenari: nel primo, un bambino iniziava a piangere mentre la donna continuava a occuparsi delle proprie attività; nel secondo, la donna interrompeva ciò che stava facendo per consolarlo.
La durata dell’osservazione dei due video ha permesso di valutare la sorpresa dei neonati, secondo il paradigma della violazione delle aspettative.
In tutti e tre i momenti dello sviluppo considerati, i neonati hanno osservato più a lungo la scena in cui il bambino che piangeva veniva ignorato rispetto a quella in cui veniva consolato. Per i ricercatori, questo comportamento suggerisce che l’evento “da ignorare” fosse percepito come inatteso. Il risultato si inserisce nel paradigma della violazione delle aspettative, utilizzato negli studi sulla cognizione infantile: quando un evento contraddice ciò che il bambino si aspetta, può suscitare un’attenzione più prolungata.
“Ancor prima di saper parlare, i neonati nutrono aspettative riguardo a esperienze positive di accudimento”, ha affermato Kexin Hu, autrice principale dello studio e dottoranda presso il Dipartimento di Sviluppo Umano e Studi Familiari dell’Università dell’Illinois.
Secondo Nancy McElwain, coautrice e professoressa di ricerca presso lo stesso dipartimento, il meccanismo sarebbe paragonabile a quello osservato quando i neonati si trovano davanti a eventi che violano le loro aspettative fisiche. In entrambi i casi, una situazione inattesa determina tempi di osservazione più lunghi. La ricerca ha però evidenziato anche una differenza legata alla salute mentale materna. Le madri hanno compilato un questionario standardizzato per valutare i propri sintomi depressivi. A tutti e tre i mesi di valutazione, una maggiore presenza di questi sintomi risultava associata a minori aspettative dei neonati rispetto ai comportamenti consolatori.
In altre parole, i bambini delle madri che riferivano più sintomi depressivi apparivano meno sorpresi quando la donna del video non interveniva davanti al pianto. Il modello era invece più evidente nei neonati le cui madri riportavano pochi o nessun sintomo depressivo.
I ricercatori sottolineano che l’associazione osservata non permette di stabilire un rapporto di causa-effetto. Lo studio non dimostra, quindi, che i sintomi depressivi materni determinino direttamente un cambiamento nelle aspettative dei neonati. Il team ha invece individuato due possibili meccanismi che dovranno essere approfonditi. Una prima ipotesi è che i neonati esposti a una maggiore presenza di sintomi depressivi possano ricevere, in alcuni casi, interazioni meno sensibili alle loro esigenze. Esperienze ripetute di questo tipo potrebbero modificare progressivamente ciò che il bambino si aspetta dalle relazioni di accudimento.
La seconda possibilità riguarda il comportamento dei neonati stessi durante l’esperimento. I bambini di madri con sintomi depressivi potrebbero avere maggiori difficoltà di autoregolazione quando si trovano in un ambiente nuovo, come quello del laboratorio. Questo potrebbe interferire con il modo in cui elaborano le informazioni contenute nei video e, di conseguenza, con i tempi di osservazione utilizzati per misurare la sorpresa.
Il meccanismo alla base dell’associazione resta quindi da chiarire. Secondo gli autori, tuttavia, i risultati suggeriscono che le aspettative sociali non siano necessariamente qualcosa che emerge solo con lo sviluppo del linguaggio. Già durante il primo anno di vita i neonati potrebbero costruire rappresentazioni di come dovrebbero svolgersi le interazioni tra le persone, anche osservando il comportamento di adulti e bambini che non conoscono.
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