Uno studio dell'IRCCS Oasi di Troina, dell'Università di Catania e dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ha identificato una nuova rara malattia genetica del neurosviluppo in 9 pazienti. La scoperta, pubblicata su Brain, potrebbe favorire diagnosi più rapide e una migliore presa in carico.
Una rara malattia genetica del neurosviluppo entra per la prima volta nella letteratura scientifica grazie a uno studio coordinato dall’IRCCS Oasi Maria SS. di Troina, realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania e l’IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, con il contributo di ricercatori francesi. La ricerca, pubblicata sulla rivista Brain, ha identificato il gene GIT1 come responsabile di una sindrome finora sconosciuta, caratterizzata da microcefalia, grave disabilità intellettiva, ritardo della crescita e alterazioni cerebrali. La scoperta è nata dall’analisi di 9 pazienti appartenenti a tre famiglie, due italiane e una francese, e rappresenta un importante passo avanti per le persone che, pur presentando sintomi complessi, non avevano ancora ricevuto una diagnosi genetica definitiva..
Il gene GIT1 identificato come causa di una nuova sindrome del neurosviluppo
Lo studio ha individuato nel gene GIT1 un nuovo gene-malattia associato a una rara patologia del neurosviluppo. I ricercatori hanno osservato che tutti i pazienti analizzati presentavano varianti patogenetiche con perdita di funzione in entrambe le copie del gene, una condizione che compromette il normale sviluppo cerebrale e determina un quadro clinico ben definito. Tra le manifestazioni più comuni figurano microcefalia, anomalie evidenziabili con la risonanza magnetica cerebrale, grave disabilità intellettiva, deficit della crescita, bassa statura e alcune caratteristiche morfologiche del volto ricorrenti nei pazienti studiati.
Come è stata scoperta la malattia
L’indagine è partita dall’osservazione di una famiglia italiana nella quale più persone presentavano una forma di disabilità intellettiva senza una diagnosi certa. Successivamente sono stati individuati casi analoghi in una seconda famiglia italiana e in una famiglia francese, consentendo ai ricercatori di confrontare i dati clinici e genetici. Fondamentale è stato l’utilizzo delle più moderne tecnologie di sequenziamento del DNA, insieme all’analisi dell’intero genoma e dell’esoma, che hanno permesso di restringere progressivamente la ricerca fino a identificare il gene responsabile della patologia.
Gli studi sullo zebrafish spiegano il meccanismo della malattia
Per confermare il ruolo del gene GIT1 non è bastata l’analisi genetica. I ricercatori hanno infatti eseguito anche studi funzionali in laboratorio e sperimentazioni sul modello animale dello zebrafish, frequentemente utilizzato nella ricerca biomedica perché consente di osservare rapidamente gli effetti delle alterazioni genetiche durante lo sviluppo. Gli esperimenti hanno dimostrato che la perdita della funzione del gene GIT1 altera il funzionamento della proteina RAC1, fondamentale per l’organizzazione del citoscheletro cellulare, la struttura che regola forma, movimento e adesione delle cellule. Le alterazioni osservate nel modello sperimentale hanno riprodotto quelle riscontrate nei pazienti, rafforzando il legame tra il difetto genetico e la sindrome.
Cosa cambia per i pazienti e per le famiglie: l’odissea diagnostica
L’identificazione di questa nuova sindrome non si traduce, almeno per ora, in una nuova terapia. Il principale beneficio riguarda invece la diagnosi.
Molte persone con malattie rare affrontano, infatti, un lungo percorso, spesso definito “odissea diagnostica”, prima di ottenere un nome per la propria condizione. L’inserimento del gene GIT1 tra quelli associati alle malattie del neurosviluppo potrà consentire ai laboratori di genetica di riconoscere più facilmente altri casi simili, riducendo i tempi necessari per arrivare a una diagnosi. Una diagnosi genetica precisa permette, inoltre, di migliorare la consulenza genetica alle famiglie, programmare controlli clinici più appropriati e orientare la presa in carico nei centri specializzati.
Un passo avanti per la ricerca sulle malattie rare
La scoperta conferma il valore della collaborazione tra centri di ricerca, ospedali pediatrici e laboratori di genetica nella ricerca sulle malattie rare. L’integrazione tra dati clinici, tecnologie di sequenziamento e studi sperimentali ha reso possibile identificare una patologia fino a oggi sconosciuta.
Per i pazienti e le loro famiglie il risultato più importante è la possibilità di ridurre il numero delle diagnosi mancate, favorire un accesso più rapido ai percorsi specialistici e migliorare la presa in carico clinica. In prospettiva, la conoscenza dei meccanismi biologici alla base della malattia potrebbe anche rappresentare il punto di partenza per future strategie terapeutiche mirate.
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