Salute 15 Settembre 2026 10:44

Scompenso cardiaco, l’IA “legge” nell’ECG segnali invisibili all’occhio umano

Uno studio internazionale guidato dall’Italia ha sviluppato un algoritmo addestrato su quasi 85mila ECG. Testato su 679 pazienti, ha raggiunto un’accuratezza vicina al 90% nell’individuare valori elevati di NT-proBNP

di Viviana Franzellitti
Scompenso cardiaco, l’IA “legge” nell’ECG segnali invisibili all’occhio umano

L’elettrocardiogramma potrebbe diventare un primo “filtro digitale” per individuare più rapidamente il rischio di scompenso cardiaco. È quanto emerge da uno studio internazionale a guida italiana pubblicato su European Heart Journal – Quality of Care and Clinical Outcomes, che ha utilizzato l’Intelligenza Artificiale per individuare nell’ECG segnali non riconoscibili alla lettura tradizionale. Il modello è stato sviluppato analizzando 84.895 coppie di ECG e valori di NT-proBNP provenienti da 40.762 pazienti adulti e successivamente sottoposto a validazione esterna su 679 pazienti in due centri cardiovascolari. Nella validazione esterna, il modello ha mostrato una capacità di discriminazione vicina al 90% nell’individuare livelli elevati di NT-proBNP. Alla ricerca hanno collaborato Università della Calabria, Humanitas University, Università Federico II di Napoli, Università e Azienda sanitaria universitaria di Trieste, Università di Zurigo, Imperial College London, King’s College London e Seoul National University.

Dall’ECG un segnale che normalmente non si vede

L’algoritmo è una rete neurale profonda addestrata a riconoscere micro-segnali elettrici presenti nell’elettrocardiogramma e associati a livelli elevati di NT-proBNP. L’obiettivo non è sostituire l’esame di laboratorio, ma sfruttare un esame già ampiamente disponibile per individuare i pazienti che potrebbero avere bisogno di ulteriori accertamenti. L’ECG, infatti, è rapido, non invasivo, relativamente economico e facilmente accessibile, anche in contesti in cui non è immediatamente disponibile un laboratorio o una diagnostica cardiologica specialistica.

Perché lo scompenso cardiaco può essere difficile da riconoscere

La diagnosi può iniziare da sintomi poco specifici, come stanchezza, affanno o gonfiore alle gambe. Per confermare il sospetto sono normalmente necessari ulteriori accertamenti, tra cui il dosaggio dell’NT-proBNP attraverso un prelievo di sangue e l’ecocardiogramma. È proprio in questo passaggio che l’algoritmo potrebbe avere un ruolo: l’ECG potrebbe segnalare al medico la necessità di approfondire il quadro clinico, soprattutto quando gli esami successivi non sono immediatamente disponibili.

Non una diagnosi automatica, ma uno strumento di selezione

I risultati non significano che l’IA possa diagnosticare da sola lo scompenso cardiaco. L’NT-proBNP resta il biomarcatore di riferimento e il risultato dell’algoritmo deve essere interpretato nel contesto clinico complessivo. Il possibile impiego dell’ECG potenziato dall’IA sarebbe quindi quello di favorire un riconoscimento più precoce del rischio e una selezione più mirata dei pazienti da sottoporre agli approfondimenti diagnostici.

Una possibile applicazione anche nelle aree più isolate

Uno degli aspetti più interessanti riguarda l’accessibilità. L’ECG è disponibile in molti contesti assistenziali, dagli studi dei medici di famiglia alle strutture territoriali e alle ambulanze. Per questo, un sistema capace di estrarre dall’esame informazioni aggiuntive potrebbe avere un ruolo soprattutto nelle aree in cui l’accesso al laboratorio o alla diagnostica specialistica è più difficile. Secondo gli autori, l’approccio potrebbe contribuire a ridurre le disuguaglianze territoriali, ma prima di un utilizzo su larga scala saranno necessari studi prospettici capaci di verificare il beneficio effettivo sui percorsi assistenziali e sugli esiti clinici.

Dalla ricerca alla cardiologia di prossimità

La prospettiva è quella di trasformare un esame semplice e già diffuso in un possibile strumento di cardiologia di precisione e di prossimità. L’IA potrebbe aiutare a far emergere dall’ECG informazioni che normalmente non vengono rilevate, ma il dato dovrà essere integrato con sintomi, anamnesi, esame clinico e competenza del medico. È questo il passaggio che, secondo gli autori, potrà determinare il reale valore clinico della tecnologia.

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