Salute 21 Maggio 2026 12:25

Schizofrenia, scoperto come un gene altera i neuroni in sviluppo

Uno studio del King’s College collega il gene ZNF804A a cambiamenti nelle sinapsi dei neuroni glutamatergici, chiarendo come il rischio genetico possa influenzare lo sviluppo cerebrale.

di Arnaldo Iodice
Schizofrenia, scoperto come un gene altera i neuroni in sviluppo

Un nuovo studio del King’s College di Londra chiarisce come una variante genetica associata alla schizofrenia possa tradursi in alterazioni concrete nei neuroni umani durante lo sviluppo cerebrale. La ricerca, pubblicata su Science Advances da neuroscienziati dell’Institute of Psychiatry, Psychology & Neuroscience, si concentra sul gene ZNF804A, uno dei primi geni di rischio emersi dagli studi genomici sulla schizofrenia. Gli autori hanno osservato neuroni corticali umani in fase di maturazione, individuando quando e in quali cellule il gene risulta più attivo.

Il dato centrale è che ZNF804A agisce soprattutto nei neuroni glutamatergici durante una finestra precoce dello sviluppo, coerente con l’elevata espressione cerebrale nel secondo trimestre del neurosviluppo. La scoperta collega il rischio genetico a cambiamenti cellulari misurabili, offrendo un passaggio importante per comprendere la biologia della schizofrenia e, in prospettiva, immaginare terapie più mirate.

Dal gene alla malattia: il divario da colmare

La schizofrenia è considerata una delle condizioni psichiatriche con maggiore componente ereditaria, ma questo non significa che un singolo gene determini automaticamente la malattia. Il quadro è molto più complesso: fattori genetici e ambientali interagiscono nel tempo, influenzando lo sviluppo del cervello e la vulnerabilità individuale. Gli studi genomici su larga scala hanno identificato centinaia di loci associati a un aumento del rischio, ma sapere che una variante è statisticamente collegata alla schizofrenia non basta a spiegare che cosa accada dentro le cellule.

È qui che interviene la genomica funzionale: non si limita a indicare “dove” si trovi un segnale genetico, ma prova a capire “quando”, “in quale cellula” e “con quale effetto” quel gene lavori. Nel caso di ZNF804A, i ricercatori hanno cercato di ricostruire la sua funzione normale nei neuroni, perché solo conoscendo il funzionamento fisiologico di un gene si può capire che cosa cambi quando la sua attività viene ridotta o alterata. Il valore dello studio sta proprio in questo: trasforma un’associazione genetica astratta in un meccanismo biologico osservabile, avvicinando la ricerca alle cause cellulari dei sintomi.

Secondo gli autori, il gene va quindi studiato nel contesto preciso dello sviluppo, non come elemento isolato. Questa impostazione permette di distinguere meglio tra semplice correlazione genetica e possibile processo patologico nelle sue prime manifestazioni biologiche e cellulari.

Che cosa succede quando ZNF804A viene ridotto

Per testare il ruolo di ZNF804A, gli scienziati hanno interferito con la sua normale attività nei neuroni glutamatergici usando CRISPR-Cas9, una tecnica di editing genetico capace di tagliare una porzione specifica di DNA e ridurre la produzione della proteina corrispondente. In questo modo hanno potuto osservare le conseguenze della perdita parziale di funzione del gene. L’attenzione si è concentrata sulle sinapsi, cioè le giunzioni attraverso cui i neuroni comunicano. Le immagini al microscopio hanno mostrato un aumento delle proteine sinaptiche, sia sul versante del neurone che invia il segnale sia su quello che lo riceve. Questo suggerisce sinapsi più numerose o più attive, quindi potenzialmente più eccitabili. La conferma è arrivata dalla stimolazione chimica: i neuroni con minore espressione di ZNF804A hanno risposto in modo più intenso rispetto ai neuroni normali. Il risultato è significativo perché lega un gene di rischio a una modifica concreta della comunicazione neuronale.

Ma lo studio aggiunge un secondo livello: nei dendriti, le ramificazioni dei neuroni dove spesso si formano le sinapsi, è stata rilevata anche una maggiore produzione locale di proteine. I ribosomi, cioè le strutture cellulari che costruiscono proteine a partire dall’mRNA, sembrano quindi partecipare a un rimodellamento locale delle connessioni. ZNF804A era già stato associato alla regolazione della traduzione proteica; ora emerge il collegamento con le sinapsi e con la segnalazione neuronale. In termini semplici, ridurre l’attività del gene può modificare sia quante proteine vengono prodotte vicino alle connessioni sia il modo in cui quelle connessioni funzionano. Questo punto è cruciale perché le sinapsi non sono strutture statiche: cambiano forza, composizione e reattività durante la maturazione cerebrale. Se un gene altera precocemente questo equilibrio, può influenzare la formazione dei circuiti che regolano percezione, pensiero ed elaborazione degli stimoli, soprattutto nelle fasi sensibili della crescita cerebrale.

Perché conta la finestra dello sviluppo

Uno degli aspetti più importanti della ricerca riguarda il tempo. Il cervello non si forma tutto insieme: attraversa fasi ordinate, in cui diversi geni si accendono e si spengono in sequenza. Sapere che ZNF804A è particolarmente attivo nei neuroni glutamatergici in una fase precoce significa restringere il campo d’indagine. Non basta chiedersi quale gene sia coinvolto; bisogna capire in quale momento dello sviluppo una sua alterazione possa produrre effetti duraturi. Questo aiuta a spiegare perché un disturbo che si manifesta spesso più tardi possa avere radici molto precoci, precedenti alla comparsa dei sintomi clinici osservabili in adolescenza o nell’età adulta.

Verso una biologia più precisa della schizofrenia

Lo studio non dimostra che ZNF804A “causi” da solo la schizofrenia, e sarebbe sbagliato leggerlo in modo deterministico. Mostra però qualcosa di prezioso: una possibile traiettoria biologica attraverso cui una vulnerabilità genetica può influenzare lo sviluppo dei circuiti cerebrali. Se la riduzione dell’attività del gene aumenta la produzione locale di proteine e rende le sinapsi glutamatergiche più eccitabili, allora il rischio genetico può essere collegato a una diversa regolazione della comunicazione tra neuroni. È un passaggio essenziale per costruire modelli più realistici della malattia, superando spiegazioni generiche e andando verso bersagli cellulari definiti. In futuro, questo tipo di ricerca potrebbe aiutare a identificare finestre temporali critiche, tipi cellulari vulnerabili e processi molecolari su cui intervenire.

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