Salute 9 Luglio 2026 14:38

RSA, migliaia di infezioni sono correlate all’assistenza. Iss: “Fino alla metà dei casi può essere prevenuta”

L'Iss presenta i risultati del progetto nazionale finanziato dal Ministero: nelle RSA il 2,6% degli ospiti presenta un'infezione correlata all'assistenza e quasi un microrganismo su due è resistente ad almeno una classe di antibiotici

di Redazione
RSA, migliaia di infezioni sono correlate all’assistenza. Iss: “Fino alla metà dei casi può essere prevenuta”

Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) continuano a rappresentare una delle principali criticità nelle Residenze sanitarie assistenziali italiane. Secondo i dati presentati dall’Istituto Superiore di Sanità, migliaia di ospiti delle RSA convivono con un’infezione acquisita durante il percorso assistenziale e, in quasi la metà dei casi monitorati, i microrganismi risultano resistenti ad almeno una classe di antibiotici. Un fenomeno che, secondo gli esperti, potrebbe essere significativamente ridotto attraverso l’applicazione sistematica di misure di prevenzione e controllo. La fotografia emerge dal progetto CCM “La tutela della salute nelle strutture residenziali sociosanitarie: un impegno condiviso per prevenire e controllare le infezioni correlate all’assistenza”, finanziato dal Ministero della Salute e presentato oggi a Udine nel corso dell’evento conclusivo. L’iniziativa, che ha coinvolto l’Istituto Superiore di Sanità, cinque Regioni e cinque Università, ha permesso non solo di fotografare la situazione epidemiologica nelle RSA italiane, ma anche di sviluppare una vera e propria “cassetta degli attrezzi” destinata agli operatori sanitari, ai gestori delle strutture, ai residenti e alle loro famiglie.

La fotografia delle infezioni nelle RSA

L’indagine nazionale HALT, giunta alla quarta edizione e condotta nel 2024 su 470 strutture e 31.670 residenti, stima che il 2,6% degli ospiti presenti almeno un’infezione correlata all’assistenza. Si tratta di un dato in diminuzione rispetto alla precedente rilevazione del 2017, ma che continua a richiamare l’attenzione sulla necessità di rafforzare le strategie di prevenzione. Le infezioni più frequenti sono quelle delle vie urinarie (37,8%) e quelle respiratorie (33,3%). Parallelamente, il 2,9% dei residenti era in trattamento con antimicrobici nel giorno della rilevazione, prevalentemente penicilline, cefalosporine e fluorochinoloni. Un dato particolarmente rilevante riguarda l’antimicrobico-resistenza: il 46,2% dei microrganismi monitorati è risultato resistente ad almeno una classe di antibiotici. Secondo gli esperti dell’ISS, la sorveglianza rappresenta uno strumento fondamentale per comprendere l’evoluzione del fenomeno e orientare gli interventi di prevenzione, anche grazie all’adozione di metodologie condivise che consentono di confrontare i dati raccolti nelle diverse Regioni.

Perché le RSA sono più esposte

Le strutture residenziali rappresentano un contesto particolarmente complesso dal punto di vista del rischio infettivo. Come evidenziano gli specialisti coinvolti nel progetto, alla fragilità clinica degli ospiti si aggiungono fattori organizzativi che favoriscono la diffusione delle infezioni: la permanenza prolungata nelle strutture, la vita comunitaria, l’elevata presenza di persone immunocompromesse, il frequente utilizzo di dispositivi invasivi e il ricambio del personale. A questi elementi si aggiunge il fenomeno della cosiddetta “porta girevole”, caratterizzato dai continui trasferimenti dei pazienti tra ospedali e RSA, che favorisce la circolazione di microrganismi resistenti e rende ancora più importante il coordinamento tra ospedale, territorio e strutture residenziali. Un’altra criticità riguarda la forte eterogeneità delle RSA italiane. Come sottolinea Silvio Brusaferro, ordinario di Igiene generale e applicata dell’Università di Udine e coordinatore del progetto, dietro la stessa definizione di RSA si nascondono realtà molto diverse per dimensioni, organizzazione e intensità assistenziale. Una frammentazione che rende difficile garantire standard minimi omogenei e sviluppare raccomandazioni specifiche per ciascuna tipologia di struttura.

Un sistema di monitoraggio per orientare gli interventi

Tra i risultati del progetto figura anche lo sviluppo di un sistema pilota di sorveglianza basato sui flussi amministrativi correnti del Servizio sanitario regionale. L’obiettivo è monitorare in modo continuativo il carico delle infezioni e la diffusione dei patogeni resistenti, individuando le reti territoriali costituite dalle RSA collegate agli ospedali e ai laboratori di riferimento. Secondo gli esperti, questo approccio consentirà di programmare interventi più omogenei e coordinati, concentrando le risorse nelle aree maggiormente vulnerabili.

Manuale, formazione e piattaforma digitale

Accanto all’attività di ricerca, il progetto ha prodotto strumenti concreti destinati alla pratica quotidiana. Tra questi un manuale operativo per gli operatori delle RSA, che affronta temi quali l’igiene delle mani, la sicurezza degli operatori, la gestione dei dispositivi invasivi, la sanificazione degli ambienti, la sorveglianza dei focolai epidemici, la prevenzione delle infezioni da microrganismi multiresistenti e il coinvolgimento di residenti e familiari. È stata inoltre realizzata una piattaforma digitale che raccoglie materiali aggiornati e strumenti operativi, con l’obiettivo di facilitare l’accesso alle evidenze scientifiche e supportare il personale nella gestione quotidiana delle infezioni. Grande attenzione è stata dedicata anche alla formazione. Due corsi FAD, rivolti rispettivamente ai risk manager e agli operatori sanitari e socio-sanitari delle RSA, sono già stati seguiti da oltre 10mila professionisti e sono stati successivamente aggiornati grazie ai suggerimenti raccolti attraverso una consultazione che ha coinvolto più di 4.500 partecipanti.

L’ISS: la prevenzione può ridurre fino al 50% delle infezioni

Secondo Paolo D’Ancona, responsabile del progetto per l’Istituto Superiore di Sanità, la letteratura scientifica dimostra che l’applicazione sistematica delle misure di prevenzione e controllo delle infezioni può ridurre l’incidenza delle ICA fino al 50%, confermando quanto raccomandato anche dall’Organizzazione mondiale della sanità e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC). Le infezioni correlate all’assistenza, ricorda l’ISS, rappresentano infatti una delle principali cause di eventi avversi nei servizi sanitari e costituiscono un rilevante problema di sanità pubblica, con conseguenze importanti non solo per la salute dei pazienti, ma anche per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

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