Salute 27 Gennaio 2026 10:00

Quando il nemico diventa alleato: come il cancro può aiutare cervello e midollo

Uno studio coordinato dalla Statale di Milano e dall’Università di Verona mostra che i macrofagi associati ai tumori, noti per favorire la crescita delle neoplasie, possono trasformarsi in “armi inattese”, aprendo nuove prospettive terapeutiche per ictus, traumi cerebrali e lesioni del midollo spinale

di Viviana Franzellitti
Quando il nemico diventa alleato: come il cancro può aiutare cervello e midollo

Anche nel cancro, come nella filosofia cinese, si nasconde un Yin e uno Yang: il male intrecciato al bene. I tumori, osservati sotto questa lente, non sono solo aggressivi e distruttivi, ma possono anche fornire lezioni importanti alla scienza. Uno studio internazionale coordinato dalla Statale di Milano e dall’Università di Verona suggerisce proprio questo: i tumori ci possono insegnare a rigenerare il tessuto nervoso. La ricerca, pubblicata su Immunity, mostra che i macrofagi associati al tumore, cellule immunitarie note per favorire la crescita della neoplasia, possono diventare risorse inaspettate nella riparazione del midollo spinale, creando nuovi scenari di trattamento anche per ictus e traumi cerebrali.

Una collaborazione internazionale e multidisciplinare

Lo studio è stato guidato dai docenti Ilaria Decimo (Università di Verona), Massimo Locati e Francesco Bifari (Università di Milano), con prima autrice Sissi Dolci. Ha coinvolto un team multidisciplinare comprendente l’IRCCS Humanitas Research Hospital di Rozzano, l’IRCCS Istituto Auxologico Italiano di Milano, l’Helmholtz-Centre for Environmental Research di Lipsia, lo University College London e il Francis Crick Institute di Londra. La ricerca è stata finanziata da fondi PNRR (progetto Mnesys), dal progetto europeo Hermes e dalle associazioni di pazienti Galm e La Colonna.

I Tam: nemici che diventano alleati

I macrofagi sono cellule sentinella del sistema immunitario, essenziali nella difesa dell’organismo. Nei tumori, però, possono essere “rieducati” dall’ambiente neoplastico e contribuire alla progressione della malattia. Studiando questo lato oscuro, gli autori hanno scoperto un aspetto fino ad ora sconosciuto: i Tumor-Associated Macrophages (Tam) sono in grado di promuovere la crescita e la maturazione dei neuroni. Analizzando dati di trascrittomica a singola cellula provenienti da otto tipi diversi di tumore, umani e murini, il team ha identificato nei Tam un profilo genetico fortemente neurogenico, capace di sostenere lo sviluppo del tessuto nervoso. Tra le molecole chiave spicca Spp1, uno dei principali mediatori di questo effetto.

Dal tumore alla rigenerazione del midollo spinale

Negli esperimenti su modelli murini di sarcoma, i Tam aumentano l’infiltrazione dei nervi all’interno del tumore, contribuendo però anche a una maggiore aggressività della neoplasia e alla formazione di metastasi. Ribaltando il contesto, lo stesso meccanismo può avere un potenziale terapeutico. Testati in modelli di lesione grave del midollo spinale, i Tam hanno:

  • migliorato la sopravvivenza dei neuroni;
  • stimolato la ricrescita degli assoni, le fibre che trasmettono gli impulsi nervosi;
  • ridotto la spasticità;
  • reso meno ostile l’ambiente tissutale, aumentando la formazione di nuovi vasi sanguigni, migliorando l’apporto di ossigeno e nutrienti;
  • frammentato le grandi cisti fibrotiche, dividendo in piccole cisti i monconi che interrompono il tessuto nervoso;
  • ridotto l’infiammazione cronica.

Un’azione complessa e multifattoriale che apre scenari completamente nuovi per la medicina rigenerativa.

Verso applicazioni cliniche: lo spin-off Hemera

Secondo Ilaria Decimo, docente all’Università di Verona, le cellule che nei tumori facilitano la crescita delle terminazioni nervose possono avere un ruolo completamente opposto in un contesto terapeutico. “Le stesse cellule che favoriscono l’innervazione dei tumori – spiega – possono essere sfruttate per la rigenerazione del tessuto nervoso dopo lesioni del sistema nervoso centrale”. In altre parole, i Tam, pur essendo coinvolti nella progressione della malattia, possiedono proprietà intrinseche che ne fanno candidati ideali per promuovere la riparazione di neuroni danneggiati, come avviene nelle lesioni spinali o nei traumi cerebrali.

Massimo Locati dell’Università di Milano sottolinea l’importanza di comprendere a fondo i meccanismi molecolari dei Tam: “Identificare i meccanismi d’azione dei Tam rappresenta un doppio vantaggio: da un lato, offre un possibile bersaglio molecolare per ridurre l’effetto pro-tumorale dell’innervazione nei tumori; dall’altro, consente di individuare un candidato promettente per terapie rigenerative mirate”.
Comprendere, dunque, come queste cellule agiscono permette sia di limitarne l’effetto negativo nei tumori, sia di sfruttarle per stimolare la ricostituzione del sistema nervoso, trasformando un “avversario” in un potenziale complice terapeutico.

Per questo motivo, insieme a Francesco Bifari e Guido Fumagalli (UniVr), i ricercatori hanno dato vita allo spin-off Hemera, con l’obiettivo di testare l’efficacia di queste cellule rigenerative nell’uomo, soprattutto per lesioni midollari. Gli autori sottolineano come le applicazioni potrebbero estendersi anche a ictus e traumi cerebrali, dimostrando che lo studio approfondito dei meccanismi della malattia può trasformare un fattore di rischio in una risorsa terapeutica.

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