Salute 27 Aprile 2026 12:06

Pressione arteriosa: sotto 120 mmHg di massima si riducono infarti e ictus, ma serve cautela

Secondo il trial SPRINT e successive analisi su grandi studi clinici, un controllo più intensivo della pressione con obiettivo di sistolica (massima) sotto 120 mmHg riduce il rischio di infarto, ictus e scompenso cardiaco, ma le linee guida della European Society of Cardiology e della European Society of Hypertension raccomandano un approccio personalizzato, soprattutto nei pazienti anziani o fragili

di Viviana Franzellitti
Pressione arteriosa: sotto 120 mmHg di massima si riducono infarti e ictus, ma serve cautela

Le evidenze provenienti dal trial clinico SPRINT, pubblicato sul New England Journal of Medicine, e da successive analisi su ampie coorti di pazienti ipertesi indicano che un controllo più intensivo della pressione con obiettivo di sistolica (massima) sotto 120 mmHg è associato a una riduzione del rischio di infarto del miocardio, ictus e scompenso cardiaco, soprattutto nei soggetti con elevato rischio cardiovascolare. In questo scenario, le principali società scientifiche europee, tra cui la European Society of Cardiology e la European Society of Hypertension, richiamano però la necessità di una gestione individualizzata, in particolare nei pazienti anziani o fragili, nei quali il bilancio tra efficacia e tollerabilità della terapia richiede particolare attenzione.

Lo studio ha coinvolto oltre 9.000 pazienti ipertesi ad alto rischio cardiovascolare, confrontando differenti strategie terapeutiche basate su obiettivi pressori più o meno aggressivi. I risultati hanno evidenziato che una riduzione più spinta della pressione sistolica è associata a una minore incidenza di eventi cardiovascolari maggiori, ma anche alla necessità di valutare attentamente la sostenibilità clinica del trattamento nella pratica quotidiana.

Il significato clinico del target sotto 120 mmHg

Raggiungere valori di pressione sistolica vicini o inferiori a 120 mmHg, dunque, è associato a una riduzione degli eventi cardiovascolari, in particolare infarto e ictus, soprattutto nei pazienti ad alto rischio. Questo dato ha portato a rivedere in parte l’approccio tradizionale all’ipertensione, favorendo strategie di trattamento più intensive, ma solo in pazienti selezionati e attentamente monitorati.

Disegno dello studio e risultati principali

Nel trial sono stati messi a confronto un trattamento standard e uno intensivo. Nel gruppo intensivo la pressione sistolica è stata ridotta fino a circa 120 mmHg, mentre nel gruppo standard si è mantenuta tra 135 e 140 mmHg. Il follow-up ha mostrato una riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori nel gruppo trattato in modo intensivo, con una diminuzione di infarto del miocardio, ictus e scompenso cardiaco, oltre a una riduzione della mortalità complessiva.

I limiti del trattamento intensivo

Accanto ai benefici, il trattamento più aggressivo è stato associato a un aumento di eventi avversi come ipotensione, sincope e peggioramento della funzione renale. Questi effetti risultano particolarmente rilevanti nei pazienti anziani o fragili, nei quali una riduzione eccessiva della pressione può compromettere la perfusione degli organi e aumentare il rischio di cadute e complicanze.

Le linee guida e la gestione personalizzata

Le raccomandazioni della European Society of Cardiology e della European Society of Hypertension recepiscono queste evidenze ma mantengono un approccio prudente. Nella maggior parte dei pazienti viene indicato un target inferiore a 130/80 mmHg, mentre valori più bassi, come la sistolica sotto i 120 mmHg, sono riservati a casi selezionati e monitorati. L’obiettivo è coniugare protezione cardiovascolare e sicurezza terapeutica.

Una visione moderna dell’ipertensione

La gestione dell’ipertensione si sta spostando verso un modello sempre più personalizzato, in cui la pressione arteriosa non è un numero fisso valido per tutti, ma un parametro da modulare in base al profilo clinico del paziente. Età, fragilità, comorbidità e tolleranza ai farmaci diventano elementi centrali nella definizione della strategia terapeutica.

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