Prevenzione 31 Luglio 2026 15:20

Poliomielite, Nature: “L’eradicazione è vicina, ma senza un impegno globale il virus può tornare”

In un editoriale, Nature avverte: ridurre gli investimenti e il sostegno internazionale proprio ora potrebbe favorire una nuova diffusione del virus, con centinaia di migliaia di casi ogni anno

di I.F.
Poliomielite, Nature: “L’eradicazione è vicina, ma senza un impegno globale il virus può tornare”

Per chi oggi ha meno di 60 anni, la lotta mondiale contro la poliomielite è stata una costante della storia della sanità pubblica. In quasi quattro decenni di campagne vaccinali il poliovirus selvaggio è scomparso da quasi tutti i Paesi del pianeta, trasformando una malattia che per decenni ha provocato paralisi e disabilità in un ricordo per gran parte della popolazione mondiale. Eppure il traguardo non è ancora stato raggiunto. A lanciare l’allarme è un editoriale pubblicato suNature, secondo cui il rallentamento dell’impegno internazionale, insieme ai tagli ai finanziamenti e al progressivo indebolimento della cooperazione multilaterale, rischia di compromettere uno dei più grandi successi della medicina moderna. Il messaggio della rivista è chiaro: proprio ora che l’obiettivo sembra a portata di mano, abbassare la guardia potrebbe avere conseguenze drammatiche. Alcuni modelli epidemiologici, ricordano gli autori, stimano che l’abbandono della strategia di eradicazione potrebbe tradursi in una recrudescenza della malattia con centinaia di migliaia di nuovi casi ogni anno.

Gli ultimi focolai

Nel 2023 nel mondo sono stati confermati appena 12 casi di poliomielite da virus selvaggio, sei in Pakistan e sei in Afghanistan. Numeri impensabili fino a pochi decenni fa, ma che non significano la fine della malattia. Al 21 luglio di quest’anno, infatti, Pakistan e Afghanistan avevano già notificato complessivamente 18 casi, a conferma che la trasmissione endemica del virus non è stata ancora interrotta. È proprio questa fase finale, osserva Nature, a rappresentare la sfida più complessa. Dal 1988 la Global Polio Eradication Initiative (GPEI) ha vaccinato ogni anno circa 400 milioni di bambini, somministrando oltre un miliardo di dosi di vaccino e contribuendo a ridurre drasticamente la circolazione del virus. Ma l’ultimo tratto del percorso è anche quello più difficile.

Perché l’eradicazione si è fermata a un passo dal traguardo

Secondo l’editoriale, nei Paesi che hanno eliminato la poliomielite si sta diffondendo una pericolosa sensazione che il problema sia ormai risolto. È quello che l’Independent Monitoring Board della GPEI definisce un rischio di “compiacimento”: quando una malattia scompare dalla quotidianità, diminuisce anche la percezione della necessità di continuare a investire nella prevenzione. Nel frattempo, i Paesi più fragili devono fare i conti con priorità concorrenti. Conflitti armati, instabilità politica, crisi economiche e nuove emergenze sanitarie sottraggono risorse alle campagne vaccinali. In Afghanistan e Pakistan, dove nell’ultimo decennio sono stati investiti oltre 3 miliardi di dollari per eliminare definitivamente il virus, il mancato raggiungimento dell’obiettivo è il risultato di una combinazione di fattori: le interruzioni delle vaccinazioni durante la pandemia di Covid-19, le difficoltà di accesso ad alcune aree, gli attacchi contro gli operatori sanitari e la crescente diffidenza di una parte della popolazione verso i vaccini. A questo si aggiungono problemi strutturali, come la carenza di acqua potabile e di servizi igienico-sanitari, che alimentano la sfiducia di alcune comunità nei confronti delle campagne di salute pubblica.

Il caso della Nigeria

L’editoriale richiama anche l’esperienza della Nigeria, che nel 2016 ha eliminato il poliovirus selvaggio ma continua a registrare focolai causati da poliovirus derivati dal vaccino orale. Si tratta di un fenomeno raro che può verificarsi quando il virus attenuato contenuto nel vaccino continua a circolare a lungo in popolazioni con basse coperture vaccinali, accumulando mutazioni fino a riacquistare la capacità di provocare la malattia. È un evento che sottolinea, ancora una volta, quanto sia fondamentale mantenere elevate le coperture vaccinali.

Il peso del nuovo scenario geopolitico

Secondo Nature, uno dei principali ostacoli alla fase conclusiva della campagna di eradicazione è rappresentato anche dal cambiamento degli equilibri internazionali. Il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità ha comportato la sospensione del sostegno americano ai programmi multilaterali contro la poliomielite, determinando per la GPEI un taglio di circa il 30% del budget nel 2026. A questo si è aggiunto lo smantellamento dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), che ha inizialmente interrotto finanziamenti per circa 85 milioni di dollari destinati ad attività fondamentali, come la sorveglianza epidemiologica e la comunicazione sanitaria. Sebbene una parte di queste risorse sia stata successivamente ripristinata dal Congresso statunitense, i nuovi finanziamenti vengono oggi erogati prevalentemente attraverso accordi bilaterali con singoli Paesi, riducendo il sostegno ai grandi programmi globali coordinati dalla GPEI.

Gli investimenti continuano, ma non basta

Nonostante le difficoltà, la campagna internazionale continua a ricevere importanti sostegni. Il Congresso degli Stati Uniti mantiene circa 180 milioni di dollari destinati alle attività dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), mentre Rotary International raccoglie ogni anno circa 50 milioni di dollari per sostenere la lotta alla poliomielite. Negli ultimi mesi sono arrivati anche nuovi impegni finanziari: 500 milioni di dollari dall’Arabia Saudita, 154 milioni dal Pakistan e 1,2 miliardi di dollari dalla Fondazione Gates per il programma di eradicazione nel quadriennio 2026-2029. Per Nature, tuttavia, le risorse economiche da sole non saranno sufficienti. Servono meccanismi più efficaci di verifica dei risultati e una rinnovata volontà politica di portare a termine un obiettivo inseguito da quasi quarant’anni. Il messaggio finale dell’editoriale è un invito a cambiare prospettiva. Non basta ricordare che la poliomielite è ormai vicina all’eradicazione. Occorre spiegare anche cosa accadrebbe se il mondo rinunciasse proprio ora: il virus potrebbe tornare a diffondersi rapidamente, cancellando decenni di progressi della sanità pubblica globale.

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