One Health 30 Luglio 2026 12:47

PFAS, studio italiano svela come possono colpire tiroide e sviluppo neurologico

La ricerca individua due possibili vie con cui questi contaminanti persistenti interferiscono con gli ormoni tiroidei, aprendo nuovi interrogativi sui possibili effetti sullo sviluppo neurologico

di Viviana Franzellitti
PFAS, studio italiano svela come possono colpire tiroide e sviluppo neurologico

I PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche), contaminanti ambientali estremamente persistenti e diffusi in acqua, suolo e alimenti, potrebbero interferire con la funzione tiroidea attraverso un doppio meccanismo biologico. È quanto emerge da uno studio coordinato dall’Università di Pisa e pubblicato sulla rivista Environmental Pollution, he ha analizzato in modelli cellulari in vitro l’effetto di queste sostanze su due processi fondamentali: la capacità della tiroide di captare lo iodio e il trasporto dell’ormone tiroideo T3 nelle cellule cerebrali. I risultati suggeriscono un possibile ruolo dei PFAS come interferenti endocrini con potenziali implicazioni per lo sviluppo del cervello, in particolare durante la vita fetale e le prime fasi dell’infanzia. Saranno però necessari ulteriori studi sull’uomo per verificare se questi meccanismi osservati in laboratorio si traducano in effetti clinicamente rilevanti.

PFAS, sostanze persistenti che restano nell’ambiente e nell’organismo

I PFAS sono composti chimici artificiali utilizzati per decenni in numerosi settori industriali e prodotti di uso quotidiano grazie alla loro capacità di resistere all’acqua, ai grassi e alle alte temperature. Sono presenti, ad esempio, in alcuni materiali antiaderenti, tessuti impermeabili, imballaggi alimentari e schiume antincendio. La loro caratteristica più problematica è proprio la persistenza ambientale: queste molecole si degradano molto lentamente e possono accumularsi nella catena alimentare e nell’organismo umano. Per questo motivo negli ultimi anni sono diventate un tema centrale della ricerca sulla salute ambientale. L’attenzione degli scienziati si concentra soprattutto sulla loro capacità di interferire con il sistema endocrino, cioè con quell’insieme di ghiandole e ormoni che regolano funzioni fondamentali come metabolismo, crescita e sviluppo.

Il doppio meccanismo scoperto dai ricercatori italiani

Lo studio coordinato dall’Università di Pisa ha cercato di chiarire in che modo i PFAS possano influenzare il funzionamento della tiroide. Attraverso esperimenti condotti su modelli cellulari in vitro, i ricercatori hanno osservato due possibili vie di interferenza. La prima riguarda la captazione dello iodio da parte delle cellule tiroidee, un passaggio indispensabile per la produzione degli ormoni tiroidei. La tiroide utilizza infatti lo iodio per sintetizzare gli ormoni che regolano numerosi processi dell’organismo. La seconda riguarda invece il trasporto dell’ormone tiroideo T3 verso le cellule cerebrali, un meccanismo essenziale perché questi ormoni possano svolgere la loro funzione nel sistema nervoso. L’alterazione di uno o entrambi questi processi potrebbe quindi modificare la disponibilità degli ormoni tiroidei nei tessuti bersaglio.

Perché gli ormoni tiroidei sono fondamentali per il cervello in sviluppo

Gli ormoni tiroidei svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo neurologico, soprattutto durante la gravidanza e nei primi anni di vita. Sono coinvolti nella maturazione del cervello, nella formazione delle connessioni tra neuroni e nei processi che permettono il corretto sviluppo delle funzioni cognitive. Durante le prime fasi della gravidanza il feto dipende in larga parte dagli ormoni tiroidei materni, perché la propria tiroide non è ancora completamente sviluppata. Per questo motivo qualsiasi fattore in grado di interferire con l’equilibrio tiroideo rappresenta un elemento di attenzione per la salute pubblica. Lo studio sui PFAS non dimostra però un effetto diretto sulla salute dei bambini o delle persone esposte, ma identifica un possibile meccanismo biologico che dovrà essere confermato attraverso ricerche epidemiologiche.

Dalla ricerca alla prevenzione: cosa cambia per cittadini e sistema sanitario

La ricerca contribuisce a comprendere meglio il ruolo dei PFAS come potenziali interferenti endocrini e offre nuove informazioni utili per valutare il rischio associato all’esposizione ambientale. Al momento non è possibile stabilire un collegamento diretto tra i meccanismi osservati in laboratorio e lo sviluppo di malattie nella popolazione generale, ma i risultati rafforzano l’importanza della prevenzione ambientale e del monitoraggio delle esposizioni. Per il Servizio sanitario la sfida riguarda soprattutto la capacità di integrare sempre più i dati sull’ambiente nei programmi di tutela della salute, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili come donne in gravidanza, neonati e bambini. La conoscenza dei meccanismi biologici attraverso cui agiscono questi contaminanti può aiutare a definire strategie più efficaci per ridurre i rischi e proteggere la salute delle generazioni future.

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