One Health 27 Luglio 2026 11:28

Pesce gatto nebuloso, scoperto primo tumore contagioso: è un melanoma che si trasmette come un parassita

Per la prima volta è stato identificato un tumore trasmissibile nei pesci: lo studio dell’Università del Vermont, pubblicato su Nature, aiuta a capire meglio come alcune cellule tumorali riescano a sopravvivere e diffondersi

di Viviana Franzellitti
Pesce gatto nebuloso, scoperto primo tumore contagioso: è un melanoma che si trasmette come un parassita

Per decenni il cancro è stato considerato una malattia che nasce esclusivamente dalle cellule dell’organismo colpito. Oggi una nuova ricerca aggiunge un tassello inaspettato a questa conoscenza. Un gruppo di ricercatori dell’University of Vermont ha infatti scoperto che una forma di melanoma può trasmettersi da un pesce all’altro, trasformando le stesse cellule tumorali nell’agente infettivo. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, ha analizzato numerosi esemplari di pesce gatto nebuloso (Brown bullhead) provenienti dal lago Memphremagog, tra Stati Uniti e Canada, dove da anni erano state osservate insolite macchie nere sulla pelle. I risultati dimostrano che le cellule tumorali non si sviluppano indipendentemente in ciascun animale, ma derivano da un unico tumore originario, passato nel tempo da un individuo all’altro.

Il primo melanoma contagioso scoperto nei pesci

La ricerca rappresenta la prima dimostrazione di un tumore trasmissibile nei pesci. Gli studiosi hanno confrontato il DNA dei tumori presenti nei diversi animali e hanno osservato che i genomi delle cellule tumorali erano molto più simili tra loro che al patrimonio genetico dei rispettivi ospiti. Si tratta di una prova molto forte del fatto che il tumore non nasce ogni volta ex novo, ma viene trasmesso attraverso cellule tumorali vive, che riescono a colonizzare un nuovo organismo. Questo fenomeno è estremamente raro in natura. Fino a oggi era stato documentato soltanto in alcune specie di mammiferi e di molluschi, ma mai nei pesci.

Come si trasmette il tumore? Molte domande sono ancora aperte

Uno degli aspetti ancora irrisolti riguarda il meccanismo di trasmissione. I ricercatori non sanno ancora in che modo le cellule tumorali riescano a passare da un esemplare all’altro. Le ipotesi sono diverse: il contagio potrebbe avvenire attraverso ferite cutanee, durante il contatto diretto tra gli animali oppure grazie all’ambiente acquatico, che potrebbe favorire temporaneamente la sopravvivenza delle cellule tumorali. Per il momento, tuttavia, non esistono prove definitive e saranno necessari ulteriori studi per chiarire il processo. Resta inoltre da capire da quanto tempo questo melanoma circoli nella popolazione di pesci gatto nebuloso e quale impatto abbia sulla sopravvivenza della specie.

Dal sospetto dell’inquinamento a una scoperta inattesa

L’indagine è partita da un’osservazione effettuata nel lago Memphremagog, al confine tra Stati Uniti e Canada. Numerosi pesci presentavano grandi macchie nere diffuse sul corpo, inizialmente attribuite agli effetti dell’inquinamento o alle conseguenze delle inondazioni provocate dall’uragano Irene nel 2011. Le analisi di laboratorio hanno confermato che quelle lesioni erano in realtà melanomi. Successivamente, il confronto genetico tra i diversi tumori ha portato alla scoperta più sorprendente: tutti condividevano una stessa origine cellulare, incompatibile con l’ipotesi di tumori sviluppatisi indipendentemente nei singoli animali.

Perché questa scoperta potrebbe cambiare lo studio dei tumori

La scoperta non modifica la cura dei tumori nei pazienti, ma potrebbe avere un impatto importante sulla ricerca oncologica. Capire come queste cellule riescano a sopravvivere fuori dall’organismo originario, evitare il rigetto immunitario e colonizzare un nuovo ospite potrebbe infatti offrire nuove informazioni sui meccanismi con cui alcuni tumori diventano particolarmente aggressivi o metastatici. Questi modelli naturali rappresentano inoltre un’opportunità per studiare l’evoluzione delle cellule tumorali, la loro capacità di adattarsi a nuovi ambienti e le strategie utilizzate per sfuggire al controllo del sistema immunitario. In futuro tali conoscenze potrebbero contribuire allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche o di prevenzione, anche se al momento si tratta ancora di ricerca di base.

Esistono rischi per l’uomo?

La risposta è no. Gli autori dello studio sottolineano che non esiste alcun rischio di contagio per l’uomo, né attraverso il contatto con questi pesci né attraverso il loro consumo. Le cellule tumorali trasmissibili, infatti, sono altamente specializzate per sopravvivere soltanto all’interno della specie ospite e non sono in grado di attecchire in organismi appartenenti ad altre specie. Si tratta quindi di un fenomeno biologico molto particolare, che interessa esclusivamente questi animali e rappresenta soprattutto un nuovo modello per comprendere meglio il comportamento dei tumori.

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