Prevenzione 22 Maggio 2026 16:34

Pediatria, i primi 1.000 giorni plasmano l’immunità: smog legato a più infezioni

Nei primi anni di vita il sistema immunitario dei bambini non è “immaturo”, ma altamente specializzato e influenzato dall’ambiente. Uno studio internazionale ha inoltre rilevato un legame tra esposizione allo smog e aumento delle infezioni respiratorie nel primo anno di vita, evidenziando quanto i primi 1.000 giorni siano cruciali per la salute futura.

di Viviana Franzellitti
Pediatria, i primi 1.000 giorni plasmano l’immunità: smog legato a più infezioni

Per anni la medicina ha considerato il sistema immunitario dei neonati come una versione ancora incompleta di quello adulto. Oggi, però, una nuova revisione scientifica internazionale cambia prospettiva e propone un paradigma diverso: l’immunità nei primi anni di vita non è immatura, ma progettata per adattarsi rapidamente al mondo esterno. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature Immunology nell’ambito del progetto internazionale Ideal (Immune Development in Early Life), ha coinvolto ricercatori italiani e statunitensi impegnati nello studio dello sviluppo immunitario infantile. Tra i protagonisti della ricerca anche un gruppo italiano che sta seguendo una coorte di 273 bambini sani dalla nascita fino ai 6 anni di età per capire come fattori ambientali, alimentazione, microbioma e qualità dell’aria possano influenzare la salute immunitaria. I risultati preliminari indicano che l’esposizione allo smog urbano nei primi mesi di vita sarebbe associata a un aumento delle infezioni respiratorie ricorrenti e degli episodi di respiro sibilante nei bambini.

Un nuovo paradigma: l’immunità infantile non è “acerba”

Secondo i ricercatori, il sistema immunitario del neonato non va interpretato come debole o incompleto, ma come un sistema biologico altamente regolato e specializzato. Nei primi mesi di vita il bambino deve infatti affrontare una sfida enorme: imparare a difendersi da virus e batteri senza sviluppare reazioni infiammatorie eccessive contro alimenti, microbi “buoni” e nuovi stimoli ambientali. Questa fase viene definita dagli studiosi una finestra di straordinaria plasticità biologica. Durante i cosiddetti primi 1.000 giorni di vita, dal concepimento fino ai 2-3 anni, il sistema immunitario costruisce progressivamente il proprio equilibrio. È proprio in questo periodo che fattori esterni possono lasciare conseguenze durature sul rischio futuro di sviluppare infezioni ricorrenti, allergie, asma o una risposta meno efficace ai vaccini.

Gravidanza, microbioma e latte materno: i fattori che modellano le difese

Gli esperti spiegano che lo sviluppo immunitario del bambino dipende da un insieme complesso di elementi che iniziano già durante la gravidanza. Anticorpi materni, parto, allattamento, microbioma intestinale, alimentazione, vaccinazioni ed esposizione ambientale lavorano insieme nel definire il modo in cui l’organismo imparerà a reagire agli agenti esterni.

Il microbioma, in particolare, viene considerato uno dei grandi “allenatori” del sistema immunitario infantile. I batteri che colonizzano l’intestino nei primi mesi di vita aiutano infatti l’organismo a distinguere ciò che è pericoloso da ciò che non lo è. Alterazioni di questo equilibrio potrebbero favorire l’insorgenza di malattie infiammatorie o allergiche negli anni successivi. Anche il latte materno svolge un ruolo cruciale perché contiene anticorpi, cellule immunitarie e sostanze bioattive in grado di sostenere la maturazione delle difese naturali del neonato.

Smog e infezioni respiratorie: cosa hanno osservato i ricercatori

Tra gli aspetti più rilevanti emersi dallo studio c’è il possibile impatto dell’inquinamento atmosferico sul sistema immunitario nei primi mesi di vita. I dati raccolti sulla coorte italiana hanno evidenziato un’associazione significativa tra esposizione agli inquinanti urbani e aumento delle infezioni respiratorie nel primo anno. I ricercatori hanno monitorato i bambini dalla nascita valutando episodi di bronchite, bronchiolite, otite media, tonsillite, infezioni respiratorie ricorrenti e casi di wheezing, il tipico respiro sibilante spesso associato a infiammazione delle vie aeree. Successivamente questi dati sono stati messi in relazione con i livelli di esposizione a Pm10, ossidi di azoto (NOx) e biossido di azoto (NO2) nelle zone di residenza delle famiglie.

L’analisi preliminare suggerisce che maggiore è l’esposizione agli inquinanti, maggiore sarebbe il rischio di sviluppare infezioni respiratorie e disturbi respiratori nei primi mesi di vita. Sono emerse correlazioni anche con bronchiolite, bronchite e infezioni da SARS-CoV-2, seppur in forma più moderata.

Perché i primi anni possono influenzare la salute futura

Gli studiosi sottolineano che i primi anni di vita rappresentano una fase decisiva non solo per la salute immediata del bambino, ma anche per il benessere futuro. Un sistema immunitario “programmato” in condizioni favorevoli potrebbe infatti ridurre il rischio di patologie respiratorie, allergiche e infiammatorie negli anni successivi.

La ricerca apre quindi nuove prospettive anche sul fronte della prevenzione. Ridurre l’esposizione allo smog, promuovere l’allattamento materno, favorire corretti stili di vita in gravidanza e migliorare le strategie vaccinali potrebbero diventare strumenti ancora più importanti per proteggere la salute dei bambini fin dai primissimi mesi.

La ricerca internazionale che segue i bambini fino a 6 anni

Il progetto Ideal, avviato nel 2023, coinvolge diversi centri di ricerca internazionali tra Nord America, Africa e Australia con l’obiettivo di comprendere come matura il sistema immunitario nella prima infanzia. I bambini arruolati nello studio verranno seguiti nel tempo per capire perché alcuni sviluppino infezioni ricorrenti, asma o una minore risposta ai vaccini. L’obiettivo finale è individuare strategie preventive sempre più mirate e personalizzate, intervenendo proprio nella fase in cui il sistema immunitario è più sensibile ai fattori ambientali e biologici..

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