Una revisione su oltre 5.300 bambini rileva differenze nella flora intestinale dopo cesareo o antibiotici, ma le conseguenze sulla salute restano incerte.
Il tipo di parto e l’esposizione agli antibiotici nel periodo perinatale potrebbero influenzare lo sviluppo del microbiota intestinale durante il primo anno di vita. È quanto emerge da una revisione sistematica con meta-analisi coordinata dalla Bournemouth University, in collaborazione con gli University Hospitals Dorset, e pubblicata su BMJ Paediatrics Open.
I ricercatori hanno esaminato 11 studi precedenti, comprendenti complessivamente più di 5.300 neonati sani, per valutare gli effetti separati e combinati del parto cesareo e degli antibiotici assunti dalla madre o somministrati al bambino nel periodo vicino alla nascita. Si tratta, secondo gli autori, della prima revisione dedicata congiuntamente a questi due fattori. I risultati indicano possibili differenze nella composizione e nella diversità dei microrganismi intestinali, ma la certezza delle prove è stata giudicata molto bassa. Non è inoltre ancora chiaro se le variazioni osservate abbiano conseguenze durature sulla salute dei bambini.
Meno Bacteroides e Bifidobacterium dopo cesareo o antibiotici
Il microbiota intestinale è l’insieme di batteri, virus, funghi e altri microrganismi che popolano l’apparato digerente. Nei primi mesi di vita si modifica rapidamente ed è coinvolto nella maturazione del sistema immunitario, nella digestione e nei processi metabolici. La sua composizione può dipendere da numerosi fattori, tra cui l’età gestazionale, l’alimentazione, l’ambiente, il contatto con la madre, il tipo di parto e l’impiego di farmaci.
Dalla sintesi narrativa degli studi è emerso che i neonati nati con parto cesareo o esposti agli antibiotici tendevano a presentare un microbiota differente rispetto ai bambini nati per via vaginale e non esposti a questi medicinali. In particolare, diversi lavori segnalavano una minore diversità microbica e una ridotta presenza di gruppi considerati favorevoli, come Bacteroides e Bifidobacterium. Questi ultimi sono frequentemente presenti nell’intestino dei bambini nei primi mesi e alcune specie sono particolarmente adatte a utilizzare gli oligosaccaridi contenuti nel latte materno.
I risultati, tuttavia, non consentono di stabilire un rapporto certo di causa ed effetto. La maggior parte degli studi inclusi era infatti di tipo osservazionale e presentava differenze nei metodi di raccolta dei campioni, nelle tecniche di analisi, nei momenti di valutazione e nella definizione dell’esposizione agli antibiotici.
Nella meta-analisi, inoltre, molte delle differenze riscontrate non hanno raggiunto la significatività statistica. Il parto cesareo e gli antibiotici potrebbero quindi concorrere alle variazioni del microbiota, ma non sono gli unici elementi da considerare e il livello complessivo di certezza delle evidenze rimane molto basso.
L’allattamento al seno potrebbe attenuare le differenze
Un dato ritenuto incoraggiante dagli autori riguarda il possibile effetto dell’allattamento esclusivo al seno. In diversi degli studi analizzati, i bambini allattati esclusivamente con latte materno sembravano mostrare un parziale riequilibrio del microbiota dopo il parto cesareo o l’esposizione perinatale agli antibiotici. In particolare, veniva osservato un recupero di alcuni microrganismi intestinali benefici, tra cui i bifidobatteri.
Il latte materno contiene nutrienti, microrganismi e oligosaccaridi capaci di favorire selettivamente la crescita di determinati batteri intestinali. L’allattamento potrebbe quindi agire come fattore modificante, senza però annullare necessariamente tutte le differenze associate al parto o agli antibiotici. Anche su questo punto le prove non sono ancora sufficientemente solide per formulare conclusioni definitive o raccomandazioni cliniche specifiche.
Alla revisione hanno contribuito anche due madri con esperienza diretta, che hanno richiamato l’attenzione sugli ostacoli incontrati da molte famiglie. Secondo le partecipanti, chi desidera allattare dovrebbe ricevere un sostegno concreto da ospedali, servizi territoriali, datori di lavoro e comunità, senza colpevolizzare chi non può o sceglie di non farlo.
Cesarei e antibiotici restano interventi essenziali quando necessari
I ricercatori precisano che i risultati non devono indurre a evitare il parto cesareo o l’impiego di antibiotici quando esiste un’indicazione medica. Entrambi gli interventi possono essere indispensabili per proteggere la salute e la vita della madre e del neonato. La revisione non dimostra che le differenze osservate nel microbiota provochino malattie, né consente di concludere che un bambino nato con cesareo o trattato con antibiotici sia destinato a sviluppare problemi di salute.
“Questa revisione è la prima ad esaminare congiuntamente il metodo del parto e l’esposizione agli antibiotici, fornendoci un quadro più completo di come queste comuni esperienze della prima infanzia possano influenzare il microbiota intestinale del neonato. Sebbene abbiamo riscontrato alcuni schemi coerenti, le implicazioni a lungo termine per la salute dei bambini rimangono poco chiare”, ha spiegato Heidi Singleton, docente senior di infermieristica pediatrica alla Bournemouth University. Secondo Singleton, il dato più promettente è rappresentato dal possibile ruolo dell’allattamento esclusivo al seno nel favorire il recupero di una flora batterica intestinale benefica. La ricercatrice ha tuttavia ribadito la necessità di fornire alle famiglie informazioni equilibrate, basate sulle prove disponibili, insieme a un’assistenza adeguata per chi desidera allattare.
Minesh Khashu, neonatologa degli University Hospitals Dorset e coautrice dello studio, ha sottolineato la necessità di nuove ricerche, condotte con metodologie omogenee e finanziamenti adeguati. Il gruppo prevede di creare una coorte di bambini nel Dorset per osservare nel tempo l’evoluzione del microbiota e verificare se le variazioni iniziali siano associate a conseguenze cliniche. Serviranno studi prospettici capaci di distinguere gli effetti del cesareo da quelli degli antibiotici e da altri fattori, come alimentazione, condizioni materne e ambiente.
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