Uno studio dell’Università del Surrey mostra come il rumore stradale possa attenuare gli effetti positivi dei paesaggi naturali sul benessere, anche a livelli inferiori alle soglie indicate dall’OMS
Passeggiare in un parco, ascoltare il canto degli uccelli e allontanarsi per qualche minuto dal rumore della città può aiutare a sentirsi più rilassati. Ma quanto conta davvero il luogo in cui si trova quello spazio verde? A questa domanda ha cercato di rispondere una ricerca dell’Università del Surrey, pubblicata nell’agosto 2026 sulla rivista People and Nature, analizzando il rapporto tra paesaggi sonori naturali, rumore del traffico e risposta allo stress. Nella prima parte dello studio sono state coinvolte oltre 1.500 persone, chiamate ad ascoltare nove diversi paesaggi sonori caratterizzati dal canto degli uccelli e da differenti livelli di rumore stradale. I partecipanti hanno poi valutato la propria sensazione di rilassamento e rigenerazione. Un secondo esperimento ha coinvolto 63 persone in laboratorio, monitorandone anche la frequenza cardiaca durante l’ascolto. I risultati hanno mostrato che i suoni della natura possono favorire il benessere psicologico, ma che l’aggiunta del rumore del traffico riduce questo effetto positivo. Nel laboratorio, inoltre, l’esposizione al rumore stradale è stata associata a una riduzione della variabilità della frequenza cardiaca, un parametro utilizzato per valutare la risposta fisiologica allo stress.
Il punto centrale dello studio è che non basta avere del verde intorno per ottenere automaticamente tutti i possibili benefici di un ambiente naturale. Un parco vicino a una strada molto trafficata può offrire alberi, vegetazione e biodiversità, ma il paesaggio sonoro può modificarne profondamente la percezione.
I ricercatori hanno utilizzato diversi scenari acustici proprio per verificare come cambiasse la risposta delle persone al variare della presenza del traffico. I risultati indicano che il rumore stradale può interferire con la sensazione di tranquillità associata ai suoni naturali, riducendo il beneficio percepito rispetto all’ascolto di un ambiente caratterizzato prevalentemente da elementi naturali.
L’effetto diventava particolarmente evidente quando il rumore era più intenso e quando il paesaggio sonoro nel suo complesso presentava una maggiore complessità. Non si tratta quindi soltanto di stabilire se un’area sia formalmente classificata come “verde”: anche ciò che le persone ascoltano mentre la frequentano può contribuire alla loro esperienza dell’ambiente.
La ricerca non si è limitata alle sensazioni riferite dai partecipanti. Nel secondo esperimento, condotto in laboratorio, è stata monitorata anche la frequenza cardiaca. In presenza del rumore stradale è stata osservata una riduzione della variabilità della frequenza cardiaca, un cambiamento che può essere compatibile con una maggiore attivazione fisiologica legata allo stress. Questo risultato non significa che ascoltare il traffico provochi automaticamente una malattia o che una singola esposizione abbia conseguenze cliniche. Il dato va interpretato nel contesto dello studio: indica piuttosto che il rumore ambientale può modificare anche la risposta fisiologica dell’organismo mentre una persona si trova davanti a uno scenario sonoro naturale. È un aspetto rilevante perché l’esposizione al rumore non riguarda soltanto situazioni eccezionali. Per molte persone il traffico rappresenta infatti una componente quotidiana dell’ambiente urbano: dalle abitazioni alle strade utilizzate per andare al lavoro, fino ai parchi e agli spazi pubblici.
Tra gli elementi analizzati emerge anche il ruolo della biodiversità percepita attraverso i suoni. Le persone che riconoscevano una maggiore varietà di specie di uccelli riferivano livelli più elevati di benessere. Il risultato suggerisce che non conta soltanto la presenza fisica di alberi o prati, ma anche la qualità dell’esperienza naturale. Un ambiente in cui i suoni degli uccelli sono chiaramente percepibili può essere vissuto in modo diverso rispetto a uno spazio in cui gli stessi suoni vengono continuamente coperti dal traffico. Questo introduce un elemento interessante nella progettazione degli spazi urbani: la biodiversità potrebbe avere un valore non soltanto ecologico, ma anche legato alla percezione e alla fruizione degli ambienti da parte delle persone.
La questione diventa particolarmente interessante se osservata dal punto di vista della salute pubblica. Negli ultimi anni parchi, alberature e aree verdi sono stati sempre più considerati strumenti capaci di favorire attività fisica, socialità e benessere psicologico. Ma lo studio suggerisce che progettare uno spazio verde senza considerare contemporaneamente il rumore potrebbe significare non sfruttare pienamente il suo potenziale.
La conseguenza riguarda soprattutto le città densamente trafficate, dove trovare aree completamente silenziose è spesso impossibile. In questi contesti, la pianificazione urbana potrebbe dover integrare più elementi: vegetazione, biodiversità, distanza dalle principali arterie stradali, schermature acustiche e interventi per ridurre il traffico. Non significa naturalmente che un parco vicino a una strada sia inutile. Significa piuttosto che la qualità ambientale di uno spazio destinato al benessere dipende da più fattori contemporaneamente.
Per i cittadini il problema non riguarda soltanto la possibilità di avere un parco vicino casa, ma anche quanto quello spazio sia realmente fruibile. Un’area verde rumorosa, poco curata o difficilmente accessibile può offrire benefici diversi rispetto a uno spazio progettato per consentire alle persone di trascorrere tempo in un ambiente piacevole e meno esposto alle fonti di rumore. La ricerca non dimostra che ridurre il traffico nei pressi dei parchi produca direttamente un miglioramento della salute dei cittadini: per arrivare a questa conclusione servirebbero ulteriori studi e soprattutto dati sull’esposizione nel lungo periodo. Tuttavia, offre un’indicazione utile per le politiche urbane: la promozione del benessere non dovrebbe considerare il verde e l’inquinamento acustico come questioni separate. Per chi vive in città, questo può tradursi in una domanda molto concreta: non soltanto “quanto verde abbiamo?”, ma anche “quanto è possibile godere davvero di quel verde?”. La qualità degli spazi pubblici, la riduzione del traffico e la tutela della biodiversità possono quindi diventare parti di una stessa strategia per rendere gli ambienti urbani più favorevoli alla salute e al benessere.
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