La Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere chiede screening territoriali, interventi precoci e presa in carico multidisciplinare per trasformare la prevenzione in una leva stabile di sostenibilità
L’obesità non è più soltanto una questione di stili di vita individuali, ma una delle principali sfide strutturali per la sanità pubblica. I numeri fotografano un fenomeno che riguarda milioni di italiani e che, senza un cambio di passo deciso, rischia di mettere sotto pressione in modo crescente il Servizio sanitario nazionale. In occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità, la Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) richiama l’attenzione su un punto cruciale: la prevenzione non può più essere considerata un capitolo accessorio, ma deve diventare un investimento stabile e strutturale.
Un’emergenza che parte dall’infanzia
In Italia quasi 6 milioni di persone convivono con l’obesità e oltre 23 milioni sono in sovrappeso. A preoccupare maggiormente è la crescita dei casi tra bambini e adolescenti. Un dato che non si limita alla sfera estetica o comportamentale, ma che anticipa l’insorgenza precoce di patologie croniche come diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e disturbi metabolici. Intervenire nei primi anni di vita, sottolinea Fiaso, significa agire prima che il sovrappeso si trasformi in cronicità consolidata. Scuole, famiglie e comunità locali diventano così snodi fondamentali di una strategia che deve essere capillare e continuativa, non episodica.
Il peso sui conti pubblici
L’obesità non produce solo conseguenze cliniche, ma ha un impatto economico rilevante. Il costo stimato supera i 13 miliardi di euro l’anno, legato in gran parte alle complicanze cardiometaboliche e alle patologie correlate, incluse diverse forme tumorali. Il nodo, quindi, non è soltanto sanitario ma anche di sostenibilità del sistema. Ogni ricovero evitato, ogni complicanza prevenuta, rappresenta non solo un beneficio per il paziente ma anche una riduzione della pressione sulla spesa pubblica.
La legge quadro e la sfida dell’attuazione
Un passaggio decisivo è arrivato con la recente legge quadro che riconosce l’obesità come malattia a tutti gli effetti. Un cambio di paradigma importante, che supera la narrazione colpevolizzante e apre la strada a un programma nazionale di prevenzione e formazione. La cornice normativa, però, deve ora tradursi in pratica. Secondo Fiaso, occorre rafforzare gli screening territoriali per individuare precocemente sovrappeso, obesità e rischio cardiometabolico, potenziare l’educazione alimentare e l’attività fisica nelle scuole e costruire percorsi assistenziali differenziati. Per i casi a rischio più elevato serve una presa in carico multidisciplinare; per la popolazione generale, interventi educativi mirati e continui.
Dalla prevenzione alla medicina di iniziativa
In molte Regioni è già attivo il modello della medicina di iniziativa, che non attende il paziente quando la malattia è conclamata ma interviene in modo proattivo sui fattori di rischio. Un approccio che, secondo Fiaso, consente di migliorare gli esiti clinici, ridurre ricoveri e complicanze e liberare risorse da reinvestire nel sistema. Il punto centrale è trasformare la prevenzione in una scelta strategica permanente. Non un costo immediato, ma un investimento a lungo termine sulla salute dei cittadini e sulla tenuta del Ssn. La sfida dell’obesità, insomma, non può essere affrontata solo nei reparti ospedalieri. Si gioca prima, nei territori, nelle scuole, nei Dipartimenti di prevenzione. Ed è lì che si misura la capacità del sistema sanitario di guardare al futuro.
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