Sanità 4 Marzo 2026 10:33

Obesità, dalla legge Pella solo 15 centesimi l’anno per paziente: la Sio presenta il manifesto di Erice

Alla Giornata mondiale contro l’obesità la Società italiana dell’obesità chiede risorse adeguate, inserimento nei Lea e percorsi omogenei sul territorio. Buscemi: “Buona legge, ma senza finanziamenti rischia di restare una norma vuota”

di Redazione
Obesità, dalla legge Pella solo 15 centesimi l’anno per paziente: la Sio presenta il manifesto di Erice

Il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica è un passaggio storico. Ma senza risorse adeguate rischia di restare un’affermazione di principio. È il messaggio lanciato dalla Società Italiana dell’Obesità (Sio) che, in occasione della Giornata mondiale contro l’obesità, ha presentato al Senato il Manifesto di Erice 2026, un documento programmatico con dieci linee di azione per affrontare quella che definisce “una delle principali emergenze sanitarie, sociali ed economiche del Paese”. Al centro del dibattito la cosiddetta Legge Pella, che ha sancito il riconoscimento istituzionale della patologia ma con uno stanziamento considerato insufficiente: 700mila euro per il 2025, 800mila per il 2026 e 1,2 milioni annui a partire dal 2027. Numeri che, rapportati ai circa 6 milioni di italiani con obesità, equivalgono – calcola la Sio – a poco più di 15 centesimi l’anno per paziente.

“Serve molto di più”

“Nonostante lo sforzo normativo della Legge Pella, abbiamo bisogno di fare di più se vogliamo contrastare l’epidemia di obesità, una malattia cronica, complessa e recidivante – afferma Silvio Buscemi, presidente Sio -. Con il Manifesto di Erice 2026 proponiamo un piano d’azione concreto per garantire accesso equo alle cure e combattere lo stigma”. Il rischio, secondo la società scientifica, è che il riconoscimento resti formale se non accompagnato da interventi strutturali, a partire dall’inserimento dell’obesità nei Livelli essenziali di assistenza (Lea).

Inserimento nei Lea e presa in carico strutturata

Tra i punti centrali del Manifesto figura infatti l’inclusione dell’obesità nei Lea, per assicurare diagnosi precoce e presa in carico omogenea su tutto il territorio nazionale. “Il mondo scientifico riconosce l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, che necessita di percorsi strutturati e uniformi”, sottolinea Buscemi. Accanto al riconoscimento formale, la Sio chiede la costruzione di percorsi assistenziali multidisciplinari che integrino nutrizione clinica, attività fisica adattata, supporto psicologico, terapia farmacologica e chirurgia bariatrica, superando le attuali disomogeneità regionali.

Centralità del paziente ed equità farmacologica

Un altro pilastro del documento è la centralità della persona con obesità, con il diritto a cure appropriate e il contrasto a ogni forma di discriminazione o colpevolizzazione. Lo stigma, ricordano gli esperti, rappresenta ancora oggi una barriera concreta all’accesso ai percorsi terapeutici. Particolare attenzione è dedicata anche all’equità farmacologica. L’obiettivo è garantire accesso appropriato e sostenibile alle terapie, superando le differenze territoriali, economiche e sociali e favorendo l’inserimento dei trattamenti in percorsi regolati, monitorati e rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale, secondo criteri di appropriatezza clinica.

Prevenzione e formazione

La strategia delineata nel Manifesto guarda anche alla prevenzione lungo tutto l’arco della vita, con interventi che partano dall’infanzia e coinvolgano scuola, contesti urbani e politiche sociali, per ridurre le disuguaglianze. Non meno rilevanti la formazione continua degli operatori sanitari e il rafforzamento dell’integrazione tra ricerca clinica e valutazione degli esiti nel mondo reale, così da misurare concretamente l’impatto degli interventi. “Ma nulla di tutto questo sarà possibile senza una collaborazione stretta con le istituzioni e senza il coinvolgimento attivo delle associazioni di pazienti – avverte Buscemi -. Serve anche una comunicazione pubblica rigorosa, capace di contrastare disinformazione e narrazioni dannose”.

Dal principio alle risorse

L’ambizione dichiarata è fare dell’Italia un modello scientifico e istituzionale nel contrasto all’obesità. Ma, conclude la Sio, per trasformare i principi in realtà occorre un salto di qualità negli investimenti. “Dobbiamo passare dai 15 centesimi a un finanziamento reale che garantisca accesso equo a tutte le opzioni terapeutiche, comprese quelle farmacologiche e chirurgiche – conclude Buscemi -. Chiediamo che i principi enunciati si traducano in atti programmatori e finanziari concreti nella prossima programmazione sanitaria nazionale”. Perché il riconoscimento di una malattia, da solo, non basta. Servono politiche, organizzazione e risorse. E soprattutto la volontà di considerare l’obesità per quello che è: una patologia cronica che richiede risposte sistemiche, non interventi simbolici.


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