Uno studio italiano pubblicato su Nature Communications identifica un circuito frontale destro cruciale per l’attenzione visuo-spaziale. La scoperta apre nuove prospettive per la neurochirurgia oncologica personalizzata
Capire come il cervello orienta lo sguardo e l’attenzione nello spazio non è solo una questione teorica. È una sfida clinica concreta, che può fare la differenza tra un intervento neurochirurgico efficace e uno che lascia esiti cognitivi invalidanti. È da questa consapevolezza che nasce lo studio firmato dall’Università Statale di Milano e dall’Irccs Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio, pubblicato su Nature Communications, che ha individuato un circuito cerebrale chiave per l’esplorazione visiva nello spazio.
Il circuito frontale destro che guida l’attenzione
Il lavoro, guidato da Lorenzo Bello, ordinario di Neurochirurgia all’Università Statale di Milano e responsabile dell’Unità di Neurochirurgia oncologica del Galeazzi-Sant’Ambrogio, ha identificato per la prima volta uno snodo funzionale specifico nella regione frontale destra del cervello e le sue connessioni con strutture profonde, come il talamo. Un circuito essenziale per orientare l’attenzione verso gli stimoli rilevanti e per esplorare attivamente lo spazio che ci circonda. Mantenere l’integrità di questa rete risulta cruciale per prevenire la negligenza spaziale unilaterale, o neglect, una condizione neurologica altamente invalidante che compromette la capacità di percepire e interagire con una parte dello spazio, riducendo drasticamente l’autonomia delle persone colpite.
Uno studio su 210 pazienti tra imaging, algoritmi e chirurgia da svegli
La ricerca ha coinvolto 210 pazienti ed è il risultato di un approccio innovativo di “mappatura causale convergente”, che combina neuroimaging avanzato, analisi computazionali basate su algoritmi di machine learning e osservazioni dirette raccolte durante interventi di chirurgia da svegli. Combinando l’analisi delle risonanze magnetiche con i dati di stimolazione elettrica diretta del cervello, ottenuti durante la awake surgery, i ricercatori sono riusciti a dimostrare un legame causale diretto tra il danneggiamento di questo circuito e la comparsa di errori di attenzione spaziale dopo l’intervento. Un passaggio decisivo, perché consente di superare la semplice correlazione anatomica e di identificare le reti funzionali realmente indispensabili.
iVSAT, il test che guida il chirurgo in tempo reale
Uno degli elementi più innovativi dello studio è l’introduzione dell’iVSAT, l’intraoperative Visuospatial Selective Attention Test. Si tratta di un test rapido ed efficace che consente di monitorare in tempo reale l’attenzione visuo-spaziale del paziente durante l’intervento. Al paziente viene chiesto di individuare nello spazio una lettera che appare su un monitor: un compito apparentemente semplice, ma fondamentale per fornire al neurochirurgo una guida funzionale dinamica. Questo strumento permette di orientare la resezione tumorale preservando reti neurali complesse che non possono essere identificate sulla sola base dell’anatomia, riducendo il rischio di danni cognitivi permanenti.
Funzione prima dell’anatomia: una nuova visione della neurochirurgia
“Nella neurochirurgia moderna la tutela delle funzioni cognitive è importante quanto l’efficacia oncologica dell’intervento”, sottolineano Lorenzo Bello e Gabriella Cerri, direttrice del MoCA Laboratory dell’Università Statale di Milano. L’obiettivo non è recuperare un deficit dopo l’intervento, ma evitarlo. Preservare le reti cerebrali significa offrire ai pazienti la possibilità di mantenere una qualità di vita elevata e di tornare alle proprie attività quotidiane. Lo studio si inserisce in un percorso di ricerca più ampio che ha progressivamente chiarito l’organizzazione anatomo-funzionale di reti neurali complesse, rendendo possibile intervenire chirurgicamente in aree del cervello un tempo considerate inoperabili.
Nuove prospettive per la neuroriabilitazione personalizzata
Oltre alla chirurgia, la scoperta apre scenari rilevanti anche per la neuroriabilitazione. La conoscenza dettagliata dei circuiti coinvolti nell’attenzione visuo-spaziale consente di sviluppare programmi riabilitativi sempre più mirati e personalizzati, fondati sui meccanismi neurobiologici della funzione e della plasticità cerebrale. Ogni cervello è unico e ogni tumore ha caratteristiche biologiche e capacità adattative diverse. Per questo, spiegano i ricercatori, la resezione non può essere guidata solo dall’anatomia, ma deve essere orientata dalla funzione, che resta l’unico vero riferimento affidabile durante l’intervento. Lo studio rappresenta così un passo decisivo verso un approccio integrato alla cura del paziente neurologico, in cui ricerca scientifica, chirurgia e riabilitazione cooperano con un obiettivo comune: preservare nel tempo le funzioni cognitive e l’autonomia delle persone.
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