One Health 4 Maggio 2026 13:35

Nell’odore della terra dopo la pioggia una tossina vecchia milioni di anni che potrebbe essere molto utile

Un team internazionale guidato dalla McMaster University ha scoperto nuove tossine prodotte dai batteri del suolo Streptomyces: letali per gli insetti ma innocue per l’uomo, con possibili applicazioni in medicina e agricoltura

di Viviana Franzellitti
Nell’odore della terra dopo la pioggia una tossina vecchia milioni di anni che potrebbe essere molto utile

Una scoperta che parte dal terreno sotto i nostri piedi e arriva fino alla ricerca farmacologica globale. Un gruppo di scienziati della McMaster University, insieme a ricercatori del Boston Children’s Hospital, della Harvard Medical School, della Università di Stoccolma e della Yale University, ha identificato una nuova classe di tossine prodotte da alcuni batteri del genere Streptomyces. Lo studio, pubblicato su Nature Microbiology, ha analizzato questi microrganismi estremamente diffusi nel suolo con l’obiettivo di comprenderne meglio il potenziale biologico e farmacologico. I risultati mostrano che queste tossine, chiamate Saip (proteine insetticide di Streptomyces antiquus) sono letali per numerose specie di insetti ma completamente innocue per l’uomo, grazie a un meccanismo molecolare altamente selettivo. Una scoperta che apre nuove prospettive sia nella lotta ai patogeni sia nello sviluppo di nuovi antibiotici e strategie di controllo biologico.

I batteri del suolo: fabbriche naturali di farmaci

Gli Streptomyces sono tra i microrganismi più abbondanti sulla Terra e sono responsabili del tipico odore di terra dopo la pioggia. Ma dietro questa caratteristica familiare si nasconde una straordinaria complessità biochimica: questi batteri sono infatti vere e proprie “fabbriche naturali” di molecole attive, molte delle quali già utilizzate in medicina, dagli antibiotici ai farmaci antitumorali fino agli immunosoppressori. La nuova ricerca dimostra che il loro repertorio è ancora più vasto del previsto, con sostanze mai identificate prima.

Saip: tossine selettive che colpiscono solo gli insetti

Le nuove tossine identificate, denominate Saip rappresentano una classe completamente nuova di composti biologici. Pur essendo strutturalmente simili alla tossina della difterite – malattia causata dal batterio difterite – queste proteine non hanno effetti sull’uomo. La ragione è legata a un meccanismo estremamente specifico: per entrare nelle cellule, le Saip devono legarsi a un recettore chiamato “Flower”, presente solo nelle cellule degli insetti. Senza questo recettore, la tossina non può agire, rendendola totalmente selettiva e potenzialmente sicura per altri organismi.

Una scoperta antichissima: oltre 100 milioni di anni

Attraverso analisi genomiche ed evolutive, i ricercatori hanno ricostruito la storia di queste tossine, scoprendo che risalgono a oltre 100 milioni di anni fa. Si tratta quindi di un sistema biologico estremamente antico, che potrebbe aver avuto un ruolo nell’evoluzione delle interazioni tra batteri, insetti e altri organismi. Secondo gli scienziati, queste molecole potrebbero anche aver contribuito, indirettamente, alla comparsa di altre tossine batteriche note nella storia evolutiva.

Dalla natura alla medicina: nuove frontiere terapeutiche

La scoperta non si limita all’ambito entomologico. I ceppi di Streptomyces che producono Saip, infatti, durante la decomposizione degli insetti rilasciano anche potenti sostanze antimicrobiche, probabilmente per competere con altri microrganismi. Questo li rende una fonte promettente per la ricerca di nuovi antibiotici, in un momento storico segnato dall’emergenza dell’antibiotico-resistenza. Non è la prima volta che tossine batteriche trovano applicazioni cliniche: basti pensare alla tossina botulinica, oggi ampiamente utilizzata in medicina e in ambito estetico.

Applicazioni future: agricoltura, salute e biotecnologie

Le possibili applicazioni sono molteplici. Da un lato, queste tossine potrebbero essere utilizzate per controllare insetti vettori di malattie, come le zanzare responsabili della diffusione di malaria o virus come il West Nile. Dall’altro, potrebbero offrire nuove soluzioni per proteggere le colture agricole riducendo l’uso di pesticidi chimici. Parallelamente, lo studio delle molecole antimicrobiche associate apre scenari interessanti per lo sviluppo di nuovi farmaci. La ricerca è ancora in fase iniziale, ma i risultati indicano chiaramente che il suolo – e i suoi microrganismi – rappresenta una risorsa ancora in gran parte inesplorata.

Quanto resta da scoprire sui batteri

Il dato forse più rilevante è di natura scientifica generale: anche in uno dei gruppi di batteri più studiati al mondo emergono ancora nuove molecole e funzioni sconosciute. Questo dimostra quanto sia limitata la nostra conoscenza della biodiversità microbica e quanto potenziale resti da esplorare. In un’epoca in cui la ricerca biomedica è alla costante ricerca di nuove soluzioni, queste scoperte ricordano che le risposte potrebbero trovarsi proprio negli ecosistemi più comuni, come il suolo sotto i nostri piedi.

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