Salute 1 Aprile 2026 11:35

Nascite premature, un additivo della plastica responsabile di quasi due milioni di casi nel mondo

Un nuovo studio rivela che il di-2-etilhexilftalato (DEHP), un comune additivo plastico, potrebbe essere collegato a 2 milioni di nascite premature, 74mila decessi neonatali e oltre un milione di anni vissuti con disabilità. Le aree più a rischio risultano Medio Oriente, Asia meridionale e Africa

di Isabella Faggiano
Nascite premature, un additivo della plastica responsabile di quasi due milioni di casi nel mondo

Un additivo presente nelle plastiche flessibili, il di-2-etilhexilftalato (DEHP), è responsabile, da solo, di quasi 2 milioni di nascite premature l’anno a livello globale, pari a oltre l’8% del totale dei parti prematuri. Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori della NYU Langone Health e pubblicato su eClinicalMedicine. Secondo gli autori, l’esposizione a questa sostanza sarebbe anche collegata a 74mila decessi neonatali e a 1,2 milioni di anni vissuti con disabilità, un indicatore che misura tutti gli anni vissuti o che saranno vissuti con malattie, lesioni e altri problemi di salute causati dalla nascita prematura.

Come gli ftalati entrano nell’organismo

Il DEHP appartiene al gruppo degli ftalati, sostanze chimiche presenti in cosmetici, detergenti, repellenti per insetti e altri prodotti domestici. Gli esperti spiegano che queste sostanze possono decomporsi in particelle microscopiche ed entrare nell’organismo attraverso cibo, aria e polvere. Lo studio si è concentrato sulla nascita prematura, considerata un importante fattore di rischio per problemi di salute permanenti e una delle principali cause di mortalità infantile, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per la prima volta, la ricerca fornisce una stima globale dei parti prematuri collegati all’esposizione al DEHP, usato per rendere flessibili le plastiche.

Regioni più vulnerabili e impatto globale

I ricercatori hanno stimato l’esposizione al DEHP nel 2018 in 200 paesi e territori, integrando dati da grandi indagini nazionali e stime precedenti nelle regioni senza dati diretti. Secondo i risultati, alcune aree risultano particolarmente a rischio: Medio Oriente e Asia meridionale rappresentano oltre il 54% delle nascite premature stimate collegate al DEHP. Anche l’Africa è fortemente colpita: pur rappresentando il 26% dei problemi di salute legati al DEHP, registra una quota di decessi superiore rispetto al numero complessivo di parti prematuri, riflettendo la maggiore mortalità infantile già presente nella regione.

Le conseguenze a lungo termine e la necessità di regolamentazione

Oltre alla nascita prematura, l’esposizione al DEHP può contribuire a un significativo carico globale di salute, stimato in oltre un milione di anni vissuti con disabilità, che considerano tutti gli anni vissuti o da vivere con malattie, lesioni e altre conseguenze della nascita prematura. Gli autori sottolineano che questi effetti potrebbero rappresentare solo la punta dell’iceberg e stanno estendendo le analisi anche ad altri ftalati comuni, per comprendere meglio l’impatto complessivo di queste sostanze chimiche sulla salute dei neonati. Il lavoro evidenzia l’urgenza di approfondire la ricerca sugli ftalati sostitutivi e sulla loro sicurezza. Gli autori avvertono che la semplice sostituzione di un additivo con un altro poco studiato non risolve il problema, e sottolineano la necessità di interventi regolatori più incisivi per ridurre l’esposizione globale e tutelare la salute dei neonati, in particolare nelle aree più vulnerabili e con industrie della plastica in rapida crescita.

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