All’ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano eseguito con successo l’impianto di un defibrillatore extravascolare sottosternale di nuova generazione, senza necessità di cardiochirurgia on-site, aprendo nuove prospettive nella prevenzione della morte cardiaca improvvisa
Un intervento ad alta complessità eseguito senza cardiochirurgia on-site segna un passaggio rilevante nella prevenzione della morte cardiaca improvvisa. All’ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, infatti, è stato impiantato con successo un defibrillatore extravascolare sottosternale di nuova generazione, aprendo nuove possibilità terapeutiche anche in strutture ospedaliere prive di cardiochirurgia. L’esperienza dimostra come l’innovazione tecnologica, se accompagnata da competenze cliniche consolidate e da un’organizzazione adeguata, possa tradursi in un ampliamento concreto dell’accesso alle terapie salvavita.
Intervento ad alta complessità senza cardiochirurgia on-site
La procedura è stata eseguita dall’équipe di Elettrofisiologia guidata dal dott. Giovanni Forleo, primario del Fatebenefratelli e già responsabile per anni dell’elettrofisiologia dell’ospedale Luigi Sacco, in collaborazione con il dott. Daniel Di Mattia, chirurgo toracico del Sacco. L’intervento ha riguardato un paziente ad alto rischio di morte cardiaca improvvisa ed è stato portato a termine in condizioni di piena sicurezza grazie a un approccio multidisciplinare e a una pianificazione clinica accurata.
Cos’è il defibrillatore extravascolare sottosternale
Il dispositivo impiantato, Aurora EV-ICD, rappresenta una novità nel campo dei defibrillatori impiantabili. A differenza dei sistemi tradizionali, l’elettrodo non viene inserito nel sistema venoso né all’interno del cuore, ma posizionato sotto lo sterno, in prossimità del miocardio, mentre il generatore è collocato in sede ascellare. Questa configurazione consente di preservare le vene, riducendo il rischio di infezioni, trombosi e complicanze vascolari che possono emergere nel lungo periodo con i dispositivi transvenosi.
Efficacia clinica e riduzione delle complicanze
Pur con un approccio meno invasivo, il sistema garantisce tutte le principali funzioni dei defibrillatori impiantabili tradizionali: riconoscimento delle aritmie ventricolari potenzialmente letali, possibilità di stimolazione cardiaca e, quando necessario, erogazione di shock. Il dispositivo si caratterizza inoltre per dimensioni contenute, una longevità stimata superiore agli 11 anni e una gestione più semplice delle complicanze nel tempo, rendendolo particolarmente indicato per pazienti selezionati ad alto rischio.
Un modello organizzativo replicabile
«Questo intervento consolida la nostra ASST come riferimento nella diffusione di tecnologie avanzate e di modelli organizzativi che rendono i trattamenti salvavita più accessibili, sicuri e sostenibili», sottolinea il professor Maurizio Viecca, direttore del Dipartimento di Cardiologia dell’ASST Fatebenefratelli-Sacco.
L’esperienza dimostra, dunque, come procedure avanzate possano essere eseguite anche al di fuori dei grandi centri cardiochirurgici, favorendo una maggiore prossimità delle cure e una riduzione delle disuguaglianze di accesso.
Morte cardiaca improvvisa, un’emergenza ancora aperta
La morte cardiaca improvvisa rappresenta una delle principali cause di decesso nella popolazione sotto i 60 anni ed è responsabile di circa il 50% delle morti di origine cardiovascolare. Nella maggior parte dei casi l’arresto cardiaco avviene senza segnali premonitori e la sopravvivenza dipende dalla rapidità della defibrillazione. In questo contesto, i defibrillatori impiantabili restano l’unica strategia efficace di prevenzione nei pazienti ad alto rischio, e l’introduzione di sistemi extravascolari apre nuove prospettive cliniche e organizzative.